Flop dei movimenti, ritorno dei partiti: è ora di cogliere l'attimo

Claudio Cerasa

Scienza, serietà, responsabilità, Europa. In politica c’è una nuova domanda. Cercasi urgentemente un’offerta charme

La svolta c’è, ora però tocca pensare allo charme. Guardatevi in giro e osservate cosa sta succedendo. Intanto, qualche dato per cominciare. In Germania, il “vecchio” partito di Angela Merkel, la Cdu, nell’ultima settimana ha guadagnato quattro punti percentuali ed è passato dal 33 al 37 per cento, rosicchiando voti sia ai liberali della Fdp (passati dall’11 al 5 per cento) sia agli estremisti dell’AfD (passati dal 13 all’11 per cento). In Spagna, in una rilevazione effettuata la settimana prima, il “vecchio” Psoe ha perso tre punti, passando dal 28 al 25 per cento, numeri comunque robusti, ma mentre il Psoe perdeva qualcosa un altro “vecchio” partito, come il Pp, guadagnava qualcosa di speculare, passando dal 20 per cento al 22 per cento. Nello stesso periodo, in Italia, secondo un sondaggio Tecnè, un “vecchio” partito come la Lega, trasformato però in movimento antisistema, è sceso sotto quota 26 per cento, dopo aver toccato un anno prima quota 34 per cento, ed è arrivato a sole cinque lunghezze di vantaggio su un ormai anzianotto partito come il Pd, che secondo i peggiori sondaggi si trova oggi al 20,8 per cento mentre secondo i migliori sondaggi si trova addirittura al 24 per cento e che nonostante le due scissioni subite (Calenda e Renzi) ha rosicchiato comunque sia voti a un altro movimento come il M5s, che secondo i sondaggi più ottimisti nel giro di due anni è passato dal 32 al 15 per cento.

 

I sondaggi, lo sappiamo, spesso sono fuorvianti e possono ingannare ma se si prova a mettere insieme questi numeri con un ragionamento ulteriore si avrà l’impressione che il momento che stiamo vivendo presenti una caratteristica interessante che coincide con un concetto che fino a qualche mese fa rappresentava quasi un tabù: il sorprendente ritorno dei partiti e la graduale perdita di vitalità dei soggetti politici costruiti sul modello dei movimenti antisistema. Lo dicono alcuni sondaggi, come quelli che vi abbiamo citato, ma lo dice anche qualche altro dato legato alla realtà, che ci può aiutare forse a dimostrare come la quarantena abbia depresso l’effervescenza politica dei movimenti, generando al contempo una richiesta di efficienza nella risposta delle istituzioni che ha avuto come effetto primario quello di creare una nuova domanda di corpi politici meno evanescenti e più strutturati.

 

L’Italia è stata per lungo tempo la frontiera più avanzata dell’antipolitica e da un certo punto di vista oggi è la frontiera di un fenomeno diverso, al centro del quale vi è da parte anche dei populisti il tentativo di costruire una propria credibilità scommettendo meno sulla formula del movimento e più su quella del partito. E’ successo al Movimento 5 stelle, il movimento principe del populismo, che poco meno di un anno fa è stato costretto a chiedere al più odiato tra i partiti, ovvero il Pd, una mano per provare a fare ordine contro gli istinti “populisti” del salvinismo. E nel farlo il M5s, oltre che rinunciare a ogni presidio movimentista a Palazzo Chigi, ha accettato di rinunciare più o meno a ogni portafoglio mettendo in mano all’odiato Pd i posti più pesanti in palio: dal ministero del Tesoro fino al commissario europeo all’Economia.

 

I populisti oggi sanno che per non essere spazzati via dalla realtà e per non risultare impresentabili agli occhi degli elettori oltre che degli investitori hanno bisogno di aggrapparsi ai vecchi partiti – e in fondo è quello che è successo in Spagna anche a Podemos oggi al governo con gli odiati socialisti – e sanno che per contare qualcosa in Europa non hanno bisogno di politici improvvisati ma di professionisti della politica capaci di mettere a frutto nei momenti decisivi le relazioni costruite nel tempo. I movimenti populisti hanno bisogno dei vecchi partiti per governare ma ne hanno bisogno anche i partiti populisti che si trovano a fare opposizione. E, in Italia, sia Matteo Salvini sia Giorgia Meloni sanno bene che la presenza nella propria coalizione di un partito elettoralmente non di successo come Forza Italia è in realtà una presenza vitale, perché permette a una coppia di leader antisistema di essere considerata ancora oggi non del tutto fuori dal mondo. La pandemia, con la richiesta non sempre soddisfatta di serietà, scienza, responsabilità, collaborazione, competenza e soluzioni al posto di capri espiatori, ha avuto l’effetto di rilanciare tutto ciò che a lungo è stato negato nel dibattito pubblico del nostro paese.

 

Ma la particolare condizione che la politica sta vivendo oggi presenta anche un limite che è quello di essere una condizione destinata a non durare in eterno. In questo senso capire le nuove coordinate della politica – in cui i populismi si trovano nel migliore dei casi a proporre idee opposte a quelle che proponevano mesi fa e che nel peggiore dei casi si trovano a proporre splendide iniziative senza senso – significa anche sapere cogliere l’attimo e significa in altre parole rendersi conto che la battaglia che i leader dei vecchi partiti devono imparare a combattere è prima di tutto quella dello charme. C’è un’aria differente, c’è un’occasione possibile, c’è un paradigma mutato, c’è una domanda diversa e c'è un’offerta che può nascere anche con l’aiuto di un’altra realtà politica come l’Europa, che negli ultimi tempi ha trovato il modo di lavorare al suo charme e di presentarsi con un profilo più sexy rispetto al passato. Piccolo virus, grandi conseguenze, ha scritto ieri Laurent Joffrin, il direttore di Libération, per commentare la svolta sul Recovery fund. Vale per il ritorno dell’Europa e vale anche per il ritorno dei partiti: nel bel mezzo del dramma, una buona notizia è talmente rara da non avere la prontezza di capirla e magari anche di celebrarla.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.