Una legislatura in modalità wrestling

Claudio Cerasa

Renzi vuole uscire dalla maggioranza, ma non troppo. Il Pd vuole sbarazzarsi di Renzi, ma non troppo. La battaglia tra le anime del Bisconte è come una lotta simulata ma un governo che governa solo se non governa è un guaio che meriterà di essere affrontato

Crisi o non crisi, scazzo o non scazzo, rottura o non rottura, il problema in fondo è tutto lì: può esistere oppure no un punto di incontro tra la volontà del Pd di togliersi Renzi dalle scatole, senza far cadere il governo, e la volontà di Renzi di togliersi dalle scatole, senza far cadere il governo? La giornata di ieri è stata monopolizzata da una dichiarazione forte dell’ex presidente del Consiglio – “se prenderà vita un Conte ter noi saremo felicemente all’opposizione” – e da una serie di risposte altrettanto forti indirizzate al leader di Italia viva da parte dei sempre più lontani partner del governo – il sottosegretario di stato per i Rapporti con il Parlamento, il grillino Gianluca Castaldi, ha invitato l’ex premier a godersi la sua vacanza in Pakistan perché “potrebbe essere una delle ultime a spese degli italiani”. Ma al netto della distanza che esiste tra le anime della maggioranza, i partiti che sostengono Giuseppe Conte pur avendo idee diverse sul governo hanno idee simili sullo scenario delle urne. E per quanto Renzi possa sentirsi distante dallo stesso governo che ha contribuito a creare, né il Pd, né il M5s, né Leu né tantomeno Italia viva hanno intenzione di fare qualcosa che possa accelerare il ritorno al voto. E dunque, per tornare al punto di partenza, in che modo può materializzarsi una crisi, per un governo che sembra privo di alternative, senza mettere in crisi la legislatura?

 

Renzi continua a dire a chi glielo chiede che per quanto lo riguarda l’esperienza di questo governo è arrivata al capolinea e le ragioni di questa scelta hanno a che fare non solo con questioni di merito ma anche con questioni di tattica: la scelta di creare un’alternativa al populismo grillino e un’alternativa al populismo leghista stando al governo non ha portato i frutti sperati in termini di consenso e tanto vale allora provare una complicata Opa sui famosi voti moderati stando un passo fuori dal governo ma avendo cura di non farlo cadere. Già, ma come si fa? Apparentemente sembrerebbe impossibile, perché in un incontro di pugilato è facile che uno dei due pugili finisca al tappeto, ma il sistema delle convenienze che governa questa legislatura ha creato una serie di condizioni diverse rispetto alla tradizionale sfida tra i pugili e sia il partito guidato da Nicola Zingaretti sia quello guidato da Matteo Renzi si trovano oggi a battagliare in quello che più che un incontro di boxe somiglia a un incontro di wrestling.

 

Il wrestling, come si sa, è caratterizzato da una serie di combattimenti simulati programmati per esaltare al massimo il lato spettacolare dell’incontro e all’interno di questa cornice tutto diventa più chiaro: Renzi ha bisogno di stare fuori dal governo (ma non troppo) per tentare di grillizzare il Pd, il Pd ha bisogno di avere Renzi fuori dal governo (ma non troppo) per tentare di conquistare i voti del M5s e dato che i famosi responsabili di Forza Italia non si vedono all’orizzonte per non far cadere il governo, uscendo dal governo, Renzi potrebbe tentare di fare in piccolo quello che Berlusconi fece più in grande nel 2013 quando Ncd si staccò da Forza Italia: offrire una pattuglia di senatori per fare andare avanti la maggioranza e cominciare a combatterla da fuori. Matteo Renzi non vuole regalare lo spazio dell’opposizione al governo rossogiallo a Salvini e Meloni, e questo è chiaro – anche se in verità Salvini il suo passaggio dal 17 al 34 per cento lo ha fatto stando al governo. Meno chiaro è se sia possibile non farsi male, e non incrociarsi i diti come avrebbe detto Paolo Villaggio, mettendo a rischio un governo voluto da chi rischia di farlo cadere.

 

La battaglia tra le anime del governo, come detto, somiglia molto a un’esibizione di wrestling, ma se la lotta tra i vari partiti dell’esecutivo è finalizzata a non farsi troppo male, ed è dunque in buona parte simulata, altro discorso vale per l’esecutivo, e per quanto possa essere un brigante Renzi, un governo che governa solo se non governa è un problema che prima o poi meriterebbe di essere affrontato.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.