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No. A Venezia non è impazzito il clima. È impazzito lo stato

Nel capoluogo veneto l’emergenza non è legata al cambiamento climatico (ricordate il 1966, sì?) ma a una burocrazia che ha provato per troppo tempo a spacciare le sue inefficienze per splendide virtù. Perché il Mose è la nuova Ilva

14 Novembre 2019 alle 06:00

No. A Venezia non è impazzito il clima. È impazzito lo stato

Foto LaPresse

Le incredibili immagini di Venezia immersa nei suoi centottantasette centimetri di acqua alta hanno avuto l’effetto di orientare l’indice di molti osservatori su un problema certamente importante come quello dei presunti effetti del cambiamento climatico, che non costituisce però l’essenza della vera emergenza vissuta in queste ore dal capoluogo del Veneto.   L’acqua alta a Venezia, e anche quella molto alta, non è un fenomeno che va studiato con le lenti apocalittiche utilizzate dai follower di Greta ed è sufficiente...

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Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    14 Novembre 2019 - 14:09

    Al direttore - Il motto: "La botte dà il vino che ha" Annuisce, sorride, gode della sua assiomaticità e commenta: "Son duri di cervello questi esseri italici"

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  • flaneurotic

    flaneurotic

    14 Novembre 2019 - 13:44

    Capisco che per un giornale d'opinione sia necessario far coincidere la realtà coi propri schemi (o con quelli suggeriti da Carlo Nordio), ma in certi casi il rischio di cozzare malamente contro i fatti è troppo grande. Qui non si tratta affatto di ostilità alle grandi opere, per quanto mi riguarda (anzi!) ma del fare le cose a regola d'arte oppure farle all'italiana. Le criticità del progetto MOSE sono molteplici, ma se anche fosse tutto perfetto, dire che le cerniere sono già corrose per colpa dello stop del commissario resterebbe una sciocchezza. Ricordo che il cantiere avrebbe dovuto essere chiuso nel 2011. Sono raddoppiati gli anni, è quasi triplicata la spesa e un'inchiesta ha scoperchiato un sistema di corruttela che va ben oltre la supposta autodifesa dalle pastoie della burocrazia. Meno ideologia, più fact-checking, please. Saluti da un cittadino di Venezia.

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  • Chichibio

    14 Novembre 2019 - 09:46

    Dicono, in tv, che la cripta di San Marco è allagata! Come ogni cripta, per definizione, è un ambiente ipogeo ("sotterraneo" per i giornalisti tv). Con ogni episodio d'acqua alta , anche solo pochi centimetri in piazza è destinato a ricevere acqua.

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  • eleonid

    14 Novembre 2019 - 08:11

    Forse era meglio quando era peggio. Quando il popolo era ignorante ed analfabeta. Molti diranno ma siamo pazzi? Ma chi oggi fa la professione di progettista o di responsabile dei lavori o gestore di un processo adalto contenuto tecnologico , sa benissimo che per tutta la sua vita avrà una spada di Damocle pendente sulla sua testa per le molteplici responsabilità che la burocrazia e la strumentalizzazione socio-politica gli assegna. Fino a circa 40-50 anni fa , pochi si immaginavano di contestare l'operato di chi era riconosciuto ,per scienza ,capacità intellettuali e professionali , in grado di svolgere il lavoro affidatogli. Si era consci che soprattutto nei confronti di opere innovative il grado di incertezza sulla loro riuscita , era intrinseco ,e non reclamabile in caso di insuccesso. Oggi invece è diventato fattore di pretesto per non completare le opere , considerato che a furor di popolo si viene messi sul banco dei delinquenti. Sarà esagerata questa interpretazione?

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    • Chichibio

      14 Novembre 2019 - 14:39

      A Milano c'è il detto che "tutt i can menan la cua, tutt i cujun disen la sua". Come la legge naturale ai cani fa agitare la coda, così ogni incompetente si sente d'esprimere il suo pensiero in merito a materie che non conosce. Oggi più che mai. Perché uno vale uno.

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    • gheron

      14 Novembre 2019 - 10:29

      In punta di piedi: più che esagerata, la sua interpretazione mi pare fuori contesto. Da almeno cinquat'anni l'Italia è preda di papponi che all'ombra delle varie bandiere han provveduto a depredare tutto il possibile. Al nucleo forte di politici corrotti, sindacalisti irresponsabili e miserabile informazione di supporto è mancata, perché inesistente, l'opposizione di una coscienza civile laicamente solida e strutturata. Una magistratura lenta o partigiana ha fatto il resto. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

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    • luiga

      14 Novembre 2019 - 08:51

      no, e credo che il tema si possa allargare ad altri ambiti, ma l'arroganza dell'ignoranza è causata non da poca informazione ma da troppa, , fatta male , e indaffidabile.

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      • Chichibio

        14 Novembre 2019 - 16:23

        Informazione inaffidabile o superficiale. Basta considerare i cosiddetti programmi di un quarto d'ora d'approfondimento che niente approfondiscono né possono farlo, ma buoni per chi è convinto che uno vale uno.

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