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Dov'è finito il Mose?

Come funziona la costosa e discussa grande opera che dovrebbe salvaguardare Venezia dall'alta marea, iniziata nel 2003 e ancora mai entrata a regime

13 Novembre 2019 alle 18:50

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Il Mose, acronimo di MOdulo Sperimentale Elettromeccanico, è l'opera concepita per salvare Venezia dall'alta marea, mai entrata in funzione, come ha dimostrato la distruttiva mareggiata di ieri notte. Un sistema di dighe mobili, formato da 78 paratie in metallo, piazzate sul fondale delle tre bocche di porto lagunari (Lido, Malamocco e Chioggia), studiate per sollevarsi quando serve e bloccare l'acqua che, spinta dallo scirocco, arriva dal Mar Adriatico e allaga la città. Un'opera enorme quanto le polemiche che la accompagnano. A ottobre scorso, segnala l'Ansa, è stata interrotta la fase di test delle paratoie, avviata a luglio e che stava per concludersi in una data simbolica, quel 4 novembre che ricorda l'Aqua granda del 1966. 

 

 

Il 31 ottobre è stato rinviato a il sollevamento completo della barriera posata alla bocca di porto di Malamocco perché, ha spiegato il Consorzio Venezia Nuova – concessionario del ministero delle Infrastrutture per la realizzazione dei lavori, che ora è commissariato dallo Stato, visto che vari suoi membri hanno patteggiato per aver ricevuto fondi illeciti –, durante i sollevamenti parziali delle dighe mobili, il 21 e 24 ottobre scorso, di alcune vibrazioni in alcuni tratti di tubazioni delle linee di scarico.

 

I tecnici del Consorzio hanno deciso di fermare le prove, in attesa di verifiche dettagliate e di interventi di soluzione del problema. Si trattava dell'ultimo step della fase di test alle paratoie mobili, iniziato il 18 aprile scorso con i sollevamenti alla Bocca del Lido, quella più a nord, poi proseguito il 22 luglio con quella di Chioggia, a sud. I lavori, in particolare per Malamocco (la bocca di porto più profonda della laguna, 14 metri, che permette l'ingresso e il transito delle navi commerciali verso le banchine di Porto Marghera lungo il Canale dei Petroli), non sono comunque finiti: la struttura installata sarà infatti oggetto fino a tutto il 2020 di ulteriori opere di consolidamento e ripristino, poiché venne danneggiata da una mareggiata nel 2015.

 

La costruzione del Mose  

La costruzione del Mose è cominciata nel 2003. Da allora la chiusura dei lavori è slittata di anno in anno, ora si parla di 2021/2022. Così come sono aumentati i costi: doveva costare meno di due miliardi di euro, siamo arrivati a 5 miliardi e 493 milioni. Uno sperpero di denaro che nel 2014 ha portato ad una inchiesta con 35 indagati e ha fatto finire la società in amministrazione controllata. A questo si sono aggiunte le voci critiche sulla funzionalità dell'opera, dal comitato No Mose ad alcune perizie, commissionate dal ministero delle Infrastrutture: il sale sta corrodendo il metallo delle cerniere, perennemente immerse in mare e i sedimenti bloccano le paratie. Tutti problemi che fanno lievitare i costi di manutenzione.

  

Carlo Nordio, il magistrato che ha coordinato le indagini sul Mose, in questo articolo di due anni fa spiegava come la corruzione ha fermato l'opera e perché per combatterla “non servono pene più severe ma una burocrazia più leggera”.

 

"Non capisco i magistrati che simpatizzano per il M5s"

Carlo Nordio va in pensione e ci racconta tutto su gogne mediatiche, intercettazioni e giustizia ingiusta. Dalle Brigate rosse a Tangentopoli, passando per il Mose. Un pm può essere garantista? Sì

     

[Video a cura di Askanews]

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