Vista sulla diga di Afsluitdijk (foto Wikimedia Commons)

Metà dell'Olanda è strappata all'acqua. Più genio e meno Greta

Giulio Meotti

Meno burocrazia all’italiana e più innovazione. Grazie a dighe e a opere idrauliche i Paesi Bassi hanno vinto la loro guerra millenaria 

Roma. La leggenda racconta del ragazzino olandese che un pomeriggio, passeggiando lungo una diga, si accorse che da un buco usciva dell’acqua. Lo tappò col dito, aspettando che qualcuno accorresse al suo richiamo. La mattina dopo il ragazzo fu trovato morto, ma il dito impediva ancora all’acqua di inondare il paese. Adesso che c’è un’altra ragazzina leggendaria, Greta Thunberg, che si parla di innalzamento dei livelli del mare, che le immagini di Venezia sommersa fanno il giro del mondo e che i Paesi Bassi nello scenario green più apocalittico saranno ricoperti da 48 centimetri d’acqua, l’Olanda fornisce l’esempio migliore su cosa fare. Una ricetta semplice: meno gretismo ideologico e più genio pragmatico, meno burocrazia all’italiana e più innovazione. E’ il “polder”, vocabolo olandese intraducibile, che indica un lago, una palude o un braccio di mare asciugato, spesso pittorescamente nella pancia d’un vecchio mulino.

 

L’Olanda è un paese che ha “corretto” la geografia, dove si costruiscono letteralmente nuove terre e in cui anche Rembrandt nacque in uno dei mulini che pompavano via l’acqua. Cornelis Lely, funzionario del ministero delle Acque, dedicò tutti i suoi pensieri a un’opera che a lungo fu giudicata assurda o troppo superiore alle forze umane: bloccare il mare con una diga. Oggi la diga dello Zuiderzee domina il Mare del nord come un bastione. Emmeloord, in cui rivive il nome di un’isola scomparsa, accoglie i visitatori con le parole: “Benvenuti sul fondo del mare”. Ci si trova a quattro metri sotto il livello del mare.

 

E’ il più antico e il più affascinante dei miracoli olandesi. E’ anche forse la più spettacolare e difficile opera di conquista naturale che la storia ricordi. Sulle mappe di duecento anni fa, l’Olanda era ben diversa da com’è oggi. “Dio ha creato il mondo, gli olandesi hanno creato l’Olanda”, recita l’adagio. Per gli ingegneri, il sistema idraulico olandese è una delle “sette meraviglie del mondo moderno”. Il governo è al lavoro fino al 2023 per rafforzare la diga di Afsluitdijk con 547 milioni di euro. “I Paesi Bassi sono attualmente il delta più sicuro del mondo”, dichiara l’esecutivo di Mark Rutte. Diciotto i miliardi di euro investiti soltanto in dighe e opere idrauliche nei prossimi tre anni. E l’Olanda trasferisce questa conoscenza anche all’estero: nel 2018 le esportazioni del settore idrico hanno raggiunto un valore di 7,6 miliardi di euro.

 

“La principale sfida è quella di assumere il controllo dell’acqua nei Paesi Bassi”, ha scritto il commissario per l’Acqua, Peter Glas. Il Maeslantkering è la più grande barriera al mondo contro le mareggiate. I suoi cancelli si sono dovuti azionare solo due volte in ventidue anni per prevenire le inondazioni. Rotterdam, la città olandese più esposta e dove si trova il più grande porto al mondo, dice di volere diventare “a prova di clima” entro il 2025. Arrivano da tutto il mondo per studiare il modello olandese. La città di New York, anch’essa esposta, è una di quelle più interessate e Singapore ha appena costruito un polder olandese a Pulau Tekong. L’azienda olandese Deltares in questo momento sta facendo consulenza a città come San Francisco, Miami e a stati come la Louisiana.

 

Mentre ieri Venezia era sott’acqua, gli operai olandesi stavano lavorando a dodici chilometri di protezione alti due metri per soddisfare i nuovi standard di sicurezza resi necessari dall’innalzamento del livello del mare, vicino a Delfzijl. Un milione di metri cubi di sabbia, 350 mila metri cubi di argilla e 70 mila tonnellate di asfalto. Costo? 138 milioni di euro. La “guerra dell’acqua” gli olandesi la combattono da mille anni, senza ideologie né isterie, ma con investimenti e idee.

 

E’ un paese soprattutto che impara dagli errori del passato. Un rapporto olandese del 1977 che avvertiva della debolezza delle dighe fu ignorato e si ebbero le inondazioni nel 1993 e nel 1995, quando più di 200 mila persone furono evacuate. Le inondazioni nel 1953 avevano già fatto 1.835 morti, quando 67 chilometri di dighe crollarono: l’acqua allagò Rotterdam e Amsterdam, un milione furono i senzatetto e ci vollero due anni per far defluire l’acqua dalle campagne.

 

In totale oggi oltre la metà del territorio olandese è considerata “figlia dell’ingegneria”, cioè è formata da territori, i polder, che si trovano sotto il livello del mare e che sono stati letteralmente strappati alle acque del mare o dei fiumi, come la Mosa. Un grande esempio per il paese del Mose veneziano che ancora non funziona.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.