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Il Link di Mifsud è con la Russia

Non si può capire il Russiagate italiano senza comprendere il legame che c’è tra la Russia e il prof. ricercato da mezzo mondo. Il report di Mueller, le parole dell’Fbi e alcune nuove prove del Foglio. Un viaggio rivelatore organizzato da Scotti a Mosca

8 Ottobre 2019 alle 06:01

Mifsud? “Ha tenuto solo dei seminari”. La risposta del dominus della Link Campus Vincenzo Scotti sul professore maltese scomparso, e ora al centro degli interessi americani, ricorda molto quel “coffee boy” con cui Donald Trump cercò di sminuire la figura del suo consigliere George Papadopoulos. Questi personaggi, entrambi scaricati dai loro ex datori di lavoro, sono due protagonisti fondamentali del Russiagate: l’indagine del procuratore Mueller ha appurato che, dopo aver conosciuto Papadopoulos alla Link Campus di Roma nel marzo 2016, Mifsud mette in contatto il consigliere di Trump con uomini del Cremlino e, al ritorno da un viaggio a Mosca, lo informa che il governo russo era entrato in possesso di migliaia di mail compromettenti di Hillary Clinton. Il report mostra altri collegamenti di Mifsud con la Russia e secondo l’ex direttore dell’Fbi James Comey è un agente russo.

  

Ora si sta imponendo una narrazione alternativa. Il ministro della Giustizia americano William Barr è volato due volte in Italia (il 15 agosto e il 27 settembre) su mandato del presidente Trump per parlare, su autorizzazione del premier Giuseppe Conte, con i nostri servizi italiani con lo scopo di ribaltare l’inchiesta del procuratore Mueller seguendo una teoria cospirazionista: il Russiagate sarebbe stato un complotto dei servizi segreti occidentali (americani, italiani, inglesi e australiani) per incastrare Trump in modo da costringerlo alle dimissioni qualora fosse poi stato eletto. La teoria fa acqua da tutte le parti, ma è arrivata a coinvolgere i vertici della nostra intelligence e delle nostre istituzioni. In Italia il destino della figura del professore maltese – sparito ormai da due anni – non ha mai interessato granché, ma ora che è tornato al centro dell’attenzione internazionale si pretende maggiore chiarezza. Alla domanda su che ruolo avesse alla Link, Vincenzo Scotti però continua a rispondere senza dire la verità.

 

Dire che Joseph Mifsud “ha solo tenuto dei seminari” alla Link è estremamente riduttivo. Mifsud è stato negli anni una figura cruciale nella tessitura delle relazioni internazionali della piccola università romana. Ad esempio è stato il fautore e il promotore dell’accordo tra la Link Campus e la Lomonosov Moscow State University (“la più importante università statale della Russia”), siglato a Mosca proprio pochi mesi dopo gli incontri con Papadopoulos. Scotti ha più volte affermato che Mifsud non ha avuto alcun ruolo in quell’accordo, ma non è vero. Il Foglio è in grado di dimostrare che l’8 ottobre 2016, a firmare l’accordo con il preside Ilya Ilyin e il rettore Viktor Sadovnichy c’erano per la Link Scotti, Franco Frattini e Mifsud. In quegli stessi giorni, tra l’8 e il 12 ottobre, la delegazione della Link Campus si è recata allo “Skolkovo innovation center”, la Silicon Valley russa, per un meeting con i russi, nel quale Scotti e Mifsud erano seduti fianco a fianco allo stesso tavolo, durante il quale il maltese ha presentato una presentazione sull’università romana.

 

Secondo quanto dichiarato da Elisabetta Trenta, docente alla Link ed ex ministro della Difesa, Mifsud ha anche progettato un master della Link in cui figuravano diversi docenti russi putiniani come Ivan Timofeev, l’uomo vicino al Cremlino messo da Mifsud in contatto con Papadopoulos.

 

Nell’ottobre del 2016, quasi in contemporanea con l’accordo con l’università di Mosca, la Link annuncia l’arrivo di un partner strategico internazionale: una società britannica acquista il 5 per cento delle quote dell’università. Sempre grazie a Mifsud: l’investitore è infatti l’avvocato svizzero Stephan Roh, amico del docente maltese e suo attuale avvocato.

 

Ma non finisce qui. Perché l’anno successivo i buoni uffici del professore maltese consentono a Scotti di siglare un’importante partnership con la Essam & Dalal Obaid Foundation (Edof), una fondazione di una ricca famiglia saudita legata alla Casa reale e proprietaria della compagnia petrolifera PetroSaudi: dall’accordo tra la Link e la Edof nasce un centro studi che ha come direttore Mifsud.

 

Inoltre, come rivelato dal Foglio lo scorso 18 aprile, dopo la sua sparizione Mifsud si è nascosto per diversi mesi – fino a maggio 2018 – in una casa pagata dall’università di Scotti. Peraltro il contratto di affitto, terminato nel luglio-agosto del 2018 – come confermato da entrambe le parti che lo hanno stipulato –, era intestato alla “Link International”: una società controllata dalla Link Campus, di cui Mifsud è socio al 35 per cento dal 2013.

 

Non è neppure veritiera l’affermazione secondo cui il rapporto professionale tra Mifsud e la Link sarebbe iniziato solo nel 2017. Mifsud ha insegnato per diversi anni alla Link Campus, presenziava abitualmente alle inaugurazioni dell’anno accademico, ha curato a lungo i rapporti internazionali dell’università, ha trovato investitori e favorito accordi con istituti esteri. E’ un amico di vecchia data della Link, da circa 20 anni, dai tempi in cui la creatura dell’ex ministro della Dc era una filiazione dell’Università di Malta (Link Campus University of Malta). Per la creatura di Vincenzo Scotti Mifsud ha fatto di tutto: professore, ambasciatore, responsabile delle relazioni internazionali, intermediatore e anche socio. Altro che “ha tenuto solo dei seminari”.

 

Il caso Mifsud ora non è più una questione che può continuare a essere ignorata, è una vicenda che è arrivata a coinvolgere in maniera del tutto irrituale i vertici dello stato e dei servizi e che può destabilizzare le istituzioni e la prossima campagna presidenziale americana. E’ il caso che anche in Italia tutte le parti coinvolte facciano chiarezza su una vicenda che è sicuramente sfuggita di mano, diventando più grande di loro, e che non può continuare a essere gestita con bugie o mezze verità.

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Commenti all'articolo

  • albertoxmura

    08 Ottobre 2019 - 20:02

    Se Comey, che non dice quasi mai la verità, afferma che Mifsud è un agente russo, allora la cosa più probabile è che sia un agente americano infiltrato tra i servizi russi. Ciò spiega anche il suo timore di essere ucciso e la sua sparizione. Le spie che fanno il doppio gioco rischiano molto.

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  • Simone33

    08 Ottobre 2019 - 19:05

    Ha ragione la Mangiante, al posto di dire cavolate fate una bella inchiesta su Scotti e la Link University che puzza tanto di servizi italiani e CIA.

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  • luigi.desa

    08 Ottobre 2019 - 18:47

    Vincenzo Scotti ex ministro docente universitario fondatore di università a vederlo nei primi piani in televisione mostra occhi da superbo prenditore di culo dei tantissimo abbocconi che circolano nel nostro paese e fuori.

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  • branzanti

    08 Ottobre 2019 - 09:44

    Da alcuni mesi Capone offre su questa vicenda ricostruzioni estremamente chiare e, per certi aspetti, preoccupanti. Sono invece ridicole le argomentazioni reperibili sui siti italiani di estrema destra (e non parlo di casapound), tutti protesi al complottismo per difendere il loro idolo (arancione).

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    • Ferny55

      08 Ottobre 2019 - 17:49

      Se fosse vera l'interpretazione di Capone, tutti i servizi segreti occidentali sarebbero stati gravemente compromessi, visto che il Professore era un abituale frequentatore dei servizi segreti americani, inglesi, australiani ed italiani. E non escluderei quelli francesi, considerato che ha presieduto qualche tempo fa un convegno direttamente all'Eliseo. Ma Mifsud, rimane in secondo piano rispetto al punto di partenza della bufala russa. La figura centrale è Carter Page, sul quale è stato possibile aprire la sorveglianza senza rivolgersi a nessun tribunale FISC, pur essendo un cittadino americano, in virtù dei poteri attribuiti al Presidente degli Stati Uniti. Potere che consente di sorvegliare un americano accusato di essere una spia, per un anno, prima di passare per un tribunale FISC per un eventuale rinnovo della sorveglianza. Peccato però che Carter Page sia sempre stato e da oltre 20 anni, un asset dei servizi segreti navali USA.

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      • branzanti

        08 Ottobre 2019 - 19:29

        Nello scenario politico di un tempo il complottismo era tipico della sinistra (le FODRIA, forze oscure della reazione in agguato come li sfotteva Guareschi), oggi invece la sua pratica si è molto riequlibrata e la destra la sta praticando copiosamente (specie quella più estrema per difendere il suo idolo). A me l'idea del complotto anti Trump, prima di elezioni che tutti pensavano non potesse vincere, francamente pare da fantascienza. A meno che non fossero preoccupati per l'insanita' mentale che sta ampiamente dimostrando e volessero mettere le mani avanti, ma non ci credo. Quindi non intendo prestarvi più attenzione, convinto, come il mugnaio di Federico, che ci sia un giudice a Berlino (ed anche a Roma e, sperabilmente, a Washington). Alla fine trarremo le conclusioni.

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