(Foto LaPresse)

Il Copasir non può tacere di fronte al Russiagate che passa da Roma con un link

Luciano Capone

Mifsud, il ruolo della Link Campus, le figure finite nell’orbita del Cremlino e le domande sulle interferenze russe in Italia

Roma. Dopo una lunga attesa, ieri è stato rivelato il rapporto Mueller sul Russiagate, l’inchiesta volta ad appurare se ci siano state ingerenze della Russia nelle elezioni presidenziali americane del 2016 e se siano state fatte in collusione con la squadra di Donald Trump. Al termine di oltre due anni di lavoro, l’indagine del procuratore speciale Robert Mueller ha dimostrato che i russi si sono adoperati per condizionare il risultato delle elezioni americane, anche attraverso contatti ravvicinati con la squadra di Trump, ma non c’è stata collusione.

 

Naturalmente nel Mueller Report ci sono tantissimi dettagli rilevanti, che rendono questa vicenda ancora aperta almeno per i suoi risvolti politici più che giudiziari. Ma più che compulsare le 448 pagine del report, forse dovremmo porci le stesse domande dell’inchiesta per la parte di questa storia che riguarda l’Italia. Perché è qui che è nato e si è sviluppato un pezzo fondamentale del Russiagate: alla Link Campus di Roma, il 14 marzo 2016, c’è stato il primo incontro tra il professore maltese Joseph Mifsud e il consigliere di Trump George Papadopoulos. Mifsud è il personaggio che ha messo in contatto Papadopoulos con figure nell’orbita del Cremlino, come Ivan Timofeev, e che ha rivelato al giovane consigliere di Trump che i russi avevano “migliaia di e-mail” imbarazzanti su Hillary Clinton (quelle hackerate e poi spiattellate da Wikileaks). Inoltre, come ha rivelato ieri il Foglio, una volta entrato in clandestinità Mifsud è stato nascosto in un appartamento a Roma pagato dalla Link. E allora, per ritornare alle due domande: in Italia ci sono state interferenze russe? E c’è stata collusione? 

 

Che ruolo ha avuto il nostro paese in questa vicenda? E soprattutto chi? Oggettivamente le spiegazioni finora fornite dalla Link Campus sul ruolo e sull’attività di questo misterioso professore maltese non sono state mai convincenti. Sono state sempre diverse, contraddittorie e poco credibili. Quando è venuto a galla lo scandalo l’atteggiamento è stato: Mifsud chi? L’università ha sempre dichiarato che gli aveva appena affidato una docenza, ma le lezioni non sono mai effettivamente iniziate. E poi ha detto di non avere alcuna informazione su dove si potesse trovare. Due affermazioni smentite dai fatti.

  

Mifsud (al centro) alla Link durante la summer school in collaborazione con l’Università di Mosca


 

In primo luogo perché Mifsud, come rivelato dal Foglio ad aprile 2018, ha avuto negli anni passati un ruolo fondamentale nella tessitura dei legami internazionali dell’università: è stato l’artefice di una partnership tra la Link e la Essam & Dalal Obaid Foundation (Edof), una fondazione saudita, che ha fatto nascere nell’ateneo romano il Centre for War and Peace Studies (poi rapidamente chiuso); ha portato alla Link Campus un nuovo socio, lo svizzero Stephan Roh; è stato il promotore dell’accordo tra la Link Campus e l’Università Lomonosov di Mosca. E come mostrato dal Foglio, nonostante la negazione del presidente della Link Vincenzo Scotti, Mifsud era con lui a Mosca per la firma dell’accordo.

 

A questo si aggiunge che Mifsud si è nascosto a Roma in un appartamento pagato da una società della Link, di cui peraltro è socio al 35 per cento. Troppe le cose in comune con uno sconosciuto. E anche in questo caso, la risposta della Link alla richiesta di chiarimenti del Foglio è stata che Mifsud “aveva un’abitazione ad uso foresteria messagli a disposizione da noi, come è d’usanza con i docenti stranieri”. Un’altra contraddizione. Perché Mifsud aveva a disposizione quella casa da almeno il 2016. Quindi se gli era stata concessa in quanto docente straniero non è vero che i suoi rapporti sarebbero iniziati nel 2017, come prima l’università aveva sempre affermato.

 

Ci sono troppe questioni irrisolte e forse, più che guardare cosa accade in America, bisognerebbe capire cos’è successo qui. Nel governo ci sono due autorevoli esponenti espressione della Link Campus, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta e la viceministro degli Esteri Manuela Del Re e in questa doppia veste – politica e accademica – a loro spetterebbe fare chiarezza su un intrigo internazionale che ha destabilizzato le istituzioni di un paese alleato come gli Stati Uniti. Ci sono state interferenze russe o di altri soggetti? E c’è stata collusione? C’è materia per il Copasir: che aspettate?

Di più su questi argomenti:
  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali