Ministro e santone

Marianna Rizzini

Così Lorenzo Fioramonti, neotitolare dell’Istruzione a Cinque stelle, vuol far sposare la scuola, l’ambiente e Vandana Shiva. Un ritratto

Ha studiato a Roma, è emigrato in Africa, vuole tassare le merendine e avvicinare la scuola al “modello Finlandia”

È il Friday for Future e il neoministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, giunto al governo rossogiallo in quota gialla, su Twitter dà seguito all’impegno ecologista dopo aver inviato alle scuole la circolare simbolica per le assenze causa manifestazione per il cambiamento climatico – e dunque rituitta gli articoli di siti e quotidiani sulla manifestazione e anche l’intervento del fisico Roberto Battiston che loda il suo operato: “I venerdì per il futuro si susseguono coinvolgendo un numero sempre maggiore di ragazzi e adulti, la mobilitazione inizia a coinvolgere istituzioni (vedi la bella iniziativa del ministro Fioramonti di autorizzare le giustificazioni scolastiche per gli scioperi per il clima)”, scrive Battiston. E insomma è dall’insediamento che Fioramonti, anche detto “nuovo Toninelli” (dal Danilo ex ministro dei Trasporti) per l’attitudine alla sparata da titolo cubitale, si spende in nome dell’impegno ecologista per trovare, a parole, le futuribili coperture ideali per le sue richieste. Cento euro in più ogni mese agli insegnanti? Tre miliardi in più per il suo ministero, pena le dimissioni? Ecco la soluzione: tassare beni non ambientalmente corretti (dagli snack alle bibite zuccherate ai voli aerei), con tanto di biasimo al “business” dolciario che “fattura miliardi: non è un caso che l’uomo più ricco del paese sia un produttore di merendine”. E se qualcuno, nelle sacche di quest’ultima allusione a Giovanni Ferrero, sottolinea l’astrusità o la non sostenibilità dell’idea, Fioramonti motiva ricorrendo all’immagine di un fisco-madre che indica la strada: “Faccio il ministro dell’Istruzione e ho imparato in questi mesi che quando si chiedono dei soldi per il proprio dicastero trovare delle coperture è sempre utile perché altrimenti ti dicono ‘vuoi vuoi ma dove si trovano i soldi?’. Quindi mi sono permesso di fare una proposta, non è detto che il governo debba prenderla in toto. Spetta al ministro dell’Economia e al governo tutto fare la legge di Bilancio. Da dove pensate che vengano gli ottocento miliardi della spesa pubblica italiana, da Marte? Vengono da un sistema fiscale. State banalizzando un sistema importante, il fisco ha sempre indirizzato i comportamenti”. E pazienza se persino Luigi Di Maio ha detto “noi dobbiamo abbassare le tasse, non aumentarle”. Sia come sia, anche lui, Fioramonti, non si ferma davanti alle altrui perplessità, e può capitare che in un’intervista ricorra addirittura al paragone che non ti aspetti, e che la cura dei suddetti cento euro agli insegnanti diventi pericolo al tempo stesso: “Non credo che un aumento di stipendio come premio funzioni”. Lo dimostrano, dice Fioramonti, “studi economici”: “Per esempio per i donatori di sangue: molti lo fanno perché ritengono che sia una funzione sociale. Quando si paga chi dona il sangue, diminuisce il numero dei donatori”.

 

Lo accostano a Danilo Toninelli per quantità di sparate da titolo cubitale, a partire dal paragone sui “donatori di sangue”

Flashback: è il primo marzo del 2018, nessuno ancora sa quello che succederà a breve, con le elezioni del 4 marzo. Di Maio e Davide Casaleggio ancora non pensano, o mostrano di non pensare, all’eventualità di doversi alleare con la Lega di Matteo Salvini. In una sala gremita del quartiere Eur il capo politico grillino presenta la futuribile squadra di ministri del sognato governo monocolore a Cinque Stelle, quello che non si realizzerà mai. Nella lista dei diciassette ministri potenziali, nientemeno che nel ruolo di ministro dello Sviluppo, compare l’allora quarantunenne Lorenzo Fioramonti, presentato in quel momento come “eccellenza italiana di grande competenza”, professore di Economia Politica all’Università sudafricana di Pretoria. E dunque, questo apprendevano gli astanti, il professor Fioramonti, oltre a essere per così dire e per propria autodescrizione un cervello in fuga, era anche un teorico nemico del pil (pazienza se in corsa per il ministero che di pil aumentato avrebbe dovuto gloriarsi). Fioramonti, infatti, aveva scritto “Gross Domestic Problem: le politiche dietro il più potente numero del mondo”, un lavoro in cui il pil veniva demolito nella sua funzione di indicatore base della crescita. Motivo: dietro al pil, si sosteneva, c’erano i soliti poteri forti, meglio dunque sostituirlo con un “indice del benessere” generico. E si scopriva che il prof era stato elogiato, per quel saggio, dall’economista greco Yanis Varoufakis e da Vandana Shiva. E forse tutto torna: oggi l’ambientalista indiana è consulente “per lo sviluppo sostenibile” al Miur diretto da Fioramonti, con gran dispiacere degli scienziati che in lei vedono un’integralista anti-ogm e anti-sostanze chimiche, tanto che, nei giorni della nomina, la Federazione italiana scienze della vita (che raggruppa 14 società scientifiche italiane), si è espressa non certo a suo favore: “Preoccupa”, scriveva la Fisv, “che un ministero dedicato allo sviluppo della ricerca scientifica in Italia chiami una persona non titolata in tematiche biologiche e agricole nel consiglio scientifico sullo sviluppo sostenibile”, visto che Shiva è “acerrima nemica di ogni nuovo approccio razionale riguardo l’agricoltura e la produzione di alimenti, dalle tecnologie genetiche ai sostituti vegetali della carne…”. Ma, in quel marzo 2018, quando ancora i Cinque stelle, non investiti di responsabilità governative, potevano parlare di “decrescita felice” senza timore di doversi scindere da se stessi, Fioramonti pareva la personalità adatta a incarnare la distopia che gran parte degli attivisti e internauti grillini ancora vedevano rivestita dei colori dell’utopia.

 

Quando aiutava Antonio Di Pietro in periferia, e quando, candidato allo Sviluppo, si ergeva a guru della descrescita

Flashback 2: corre l’anno 1997, e il giovane Fioramonti inizia a collaborare a titolo gratuito con l’onorevole Antonio Di Pietro – già pm di Mani Pulite nonché fondatore dell’Italia dei Valori (anche qui tutto si tiene, per esempio il filo rosso tra giustizialismo e grillismo), con il compito di monitorare la situazione dei giovani nelle periferie, per poi pensare a politiche utili a contrastare disoccupazione, tossicodipendenza e analfabetismo di ritorno. Il Sudafrica era lontano, così come lontane erano le polemiche su aerei, merendine e signori dell’industria dolciaria, bestie nere, come si è visto, di questo avvio di anno scolastico. Il mondo pareva pronto per i popoli viola e le piazze manettare che Di Pietro capitanava, e ancora nessuno pensava seriamente al possibile avvento politico di Beppe Grillo. Fioramonti, all’epoca, aveva avviato una carriera di studi accademici in Filosofia politica ed Economica a Tor Vergata, a cui sarebbe seguito un dottorato in quel di Siena e un periodo all’Università di Heidelberg. Tedesca è anche sua moglie Janine Shall-Emden, attivista climatica come lui, madre dei suoi due figli nonché coautrice, anni fa, di una serie dei documentari sul nesso tra mutamento climatico, instabilità economica e disoccupazione. Precursori dell’esprit verde di oggi? Fatto sta che ora la coppia vive tra Roma, Berlino e le campagne del bolognese, sempre con focus sulla raccolta differenziata e con uso oculato della plastica.

 

Minaccia le dimissioni se non ottiene le cifre richieste per il ministero. La moglie tedesca, la vita tra Germania e Sudafrica

Ma, per arrivare all’oggi, e al ministro che vuole dichiarare guerra alle “classi pollaio” (meglio la Germania, dice Fioramonti, con venti alunni al massimo per classe), bisogna guardare al viceministro: carica ricoperta dal nostro uomo ai tempi recenti del governo gialloverde, e sempre nel medesimo ministero dell’Istruzione, dopo che nel 2017, a un convegno sullo sviluppo economico e il benessere organizzato dai Cinque stelle a Montecitorio, la platea dei deputati M5s gli aveva tributato plauso unanime. Insediatosi sulla poltrona di viceministro, Fioramonti aveva chiesto “un miliardo” per il suo ministero (sempre minacciando le dimissioni in caso di mancato ottenimento della cifra) e aveva convocato l’ex Iena Dino Giarrusso, europarlamentare a Cinque stelle, a occuparsi di concorsi presunti truccati – e poi in seguito Fioramonti aveva specificato che Giarrusso era soltanto un segretario particolare e non un plenipotenziario indagatore. I concorsi tuttavia restano un pallino da quando, qualche anno fa, autoproclamatosi cervello in fuga, il ministro raccontava al Fatto quotidiano la sua epopea: “Mi fu spiegato che nel mondo accademico italiano esistono delle regole non scritte ma che tutti conoscono. La prima è che bisogna aspettare il ‘proprio’ concorso. Ovvero, salvo eccezioni, i concorsi sono banditi per qualcuno in particolare. La seconda, è che non ci si presenta a un concorso a meno che non si sia stati invitati a farlo. Questo vale soprattutto per chi ha un curriculum forte, perché potrebbe creare problemi al candidato preselezionato per vincere”. Da lì la decisione di spostarsi in Germania e in Sudafrica, dove diventa docente e viene nominato direttore di un centro Studi sull’Innovazione nella governance. Ma Fioramonti voleva tornare in Italia per restare, “rimboccarsi le maniche e aiutare il paese a rimettersi in piedi”. E oggi, intervistato dal Corriere della Sera, dice: “Non c’è tempo da perdere: per cambiare servono fondi, siamo uno dei paesi europei che spende di meno per la scuola. Non possiamo continuare ad avere ricercatori precari di 45 anni, o professori non di ruolo che cambiano ogni due mesi. Ci vuole prospettiva e continuità”.

 

La sua idea di scuola prevede l’avvicinamento al “modello Finlandia” (a chi si domandi che cosa sia, ecco che Fioramonti spiega: “Ho aperto dei tavoli sul tema dell’innovazione nel modo di insegnare, un modello di riferimento è la Finlandia dove hanno ridotto l’orario scolastico e usano le nuove tecnologie per fare insegnamenti trasversali, con l’uso di linguaggi più semplici e accessibili, un modo divertente e accattivante per avvicinare gli studenti alle materie più ostiche”). Già ai tempi gialloverdi, però, era stato rapìto idealmente dal paese nordico: “Qualche mese fa ero in Finlandia per studiare il loro approccio alla sperimentazione sociale, alla digitalizzazione dei trasporti e alle politiche sociali. Conto di tornarci presto per approfondire la loro filosofia educativa, che ritengo affascinante”. Ci sono poi, tra i suoi progetti, l’implementazione di “tasse di scopo” per l’Università e la scuola, i concorsi nel 2020 e l’azione di sostegno per i precari (è già cominciato il dibattito con i sindacati sul tema). E se un tempo Fioramonti poteva occuparsi in pace della propria rubrica mensile su Business day, quotidiano economico sudafricano, oggi (come quando, giorni fa, è stato intervistato da Radio Capital) gli capita di doversi addentrare nei meandri della scissione Pd: “Potrebbe rafforzare la maggioranza, ma le scissioni non sono mai auspicabili”, ha detto. E quando gli è stato chiesto se, a suo avviso, la stabilità del governo Conte bis fosse a rischio, il ministro ha risposto: “Di questa scissione si parlava da molto tempo… e mi sembra anche che questo gruppo abbia dei ministri nel governo, quindi non è che possono considerarsi completamente fuori”.

 

Intanto, alla vigilia dello sciopero per il clima, quello che ormai viene considerato l’ecoministro dagli studenti d’Italia, ha fatto mettere sulla facciata del Miur un enorme banner: “Istruzione, non estinzione”.

  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.