“Conte e il Pd non s'illudano di istituzionalizzarci”, dice Giarrusso

Valerio Valentini

Parla il senatore M5s. “Siamo noi che li rieduchiamo. Il premier? Rischia di logorarsi. Di Maio? E’ Beppe il nostro solo leader”

Roma. Il riferimento al premier, che sa quasi di messaggio d’avvertimento, arriva del tutto improvviso, niente affatto sollecitato. E invece Mario Giarrusso lo cita esplicitamente: “E’ bene che oltre al Pd, anche Giuseppe Conte lo capisca: se credono di istituzionalizzarci, si sbagliano di grosso, perché semmai siamo noi che rieduchiamo loro”. E però se questo segnale al presidente del Consiglio decide di mandarlo, il senatore del M5s, è perché evidentemente il rischio di un imborghesimento della pattuglia grillina lo sente concreto, e vuole rifuggirlo. “D’altronde – spiega – i sondaggi ce lo indicano chiaramente: moderarci, fare i ‘responsabili’, non ci fa guadagnare voti, anzi ce ne fa perdere”.

 

La chiacchierata, a dire il vero, era partita da un altro argomento. “La multa ai transfughi del Pd in Umbria? Certo che mi ha colpito, quella notizia. In positivo. Vuol dire che anche al Nazareno si vanno convincendo che i nostri metodi, quelli che loro tanto criticavano, evidentemente sono virtuosi”, dice Giarrusso, custode orgoglioso dell’ortodossia grillina. “Qualcuno, nel Pd, si era illuso di poterci ammansire. E invece siamo noi che stiamo contagiando loro. Del resto, Beppe Grillo, con la sua consueta visionaria lucidità, lo diceva già nel 2012: il M5s non è un partito, è un virus. Ecco, ci stiamo diffondendo”. Perfino la tempistica, risulta beffarda. “Due giorni prima, dal Pd accusavano Luigi Di Maio di avere proposto una roba fascista, quando aveva parlato di una sorta di vincolo di mandato, che poi era solo un richiamo alla responsabilità. E qualche ora dopo, eccoli che se ne escono con la multa per chi cambia casacca in Umbria”.

 

 

Al che risuonano con un’eco un po’ sinistra le parole che, a metà settembre, Andrea Orlando pronunciò al convegno di AreaDem, a Cortona, laddove il vicesegretario del Pd catechizzò così, i suoi compagni di partito: “Noi non possiamo essere semplicemente la destra del governo, per cui presidiamo certe compatibilità mentre qualcuno si prende il lusso di continuare in una rivolta antisistema”. Giarrusso sorride: “Se ora ci imitano, vuol dire che ci temono. Ed è una buona notizia. E’ un segnale chiaro, anche per Conte”.

 

Eccola, l’evocazione del premier. “Cosa c’entra Conte? Be’, anche lui si richiama all’area moderata, si presenta come un leader responsabile”, dice Giarrusso. “Ma il nostro presidente del Consiglio deve tenere bene a mente che i tempi della politica si sono enormemente accorciati, ormai, e le leadership si consumano in fretta”. E dire che, stando alle sue dichiarazioni ufficiali, Conte ha sempre negato di volere costruirsi un futuro in politica. “E in questo ricorda un po’ Giulio Cesare, che per tre volte rifiutò la corona, e poi si sa com’è andò”. Come? “Che cedé alla tentazione del potere, e finì pugnalato, guarda caso in Senato”, sibila Giarrusso, non a caso animatore, per nulla discreto, della dissidenza grillina a Palazzo Madama. “Una minaccia? No. Semmai, un consiglio che mi permetto di dare a Conte: tenga sempre ben presente le parabole dei due Matteo, Renzi e Salvini, e il repentino tracollo del loro successo”.

 

Non cita Di Maio, in questa rassegna di capi in declino. Perché lo considera già bruciato? “Questo lo dice lei”, risponde Giarrusso, forse inconsapevole dell’ilarità della citazione. “Io dico solo che il mio leader, per quanto riguarda me e tanti altri miei compagni, è Grillo”. Ma Di Maio è il capo politico del Movimento. “Appunto, una carica operativa, nulla più. Ma il nostro punto di riferimento è sempre stato e rimane Beppe”. Quello che però, guarda caso, ha benedetto proprio Conte, investendolo del ruolo di “elevato”. “Beppe ha semplicemente fatto quel che era giusto fare in quel momento. D’altronde, lui da tempo vuole imitare Cincinnato, tornarsene alla sua vita privata dopo avere svolto la sua missione pubblica. Ma adesso in tanti gli stiamo chiedendo di tornare in prima persona, di riprendersi le redini del Movimento e guidarlo come solo lui sa fare a completare la rivoluzione”. E lui? “Per ora è un leader riluttante, ma spero che riusciremo a convincerlo”.

 

Così, magari, capirete anche cosa fare sullo ius culturae. “Vedo che qualcuno è tornato a invocarlo a gran voce. Evidentemente ci sono, a nostra insaputa, delle truppe di leghisti infiltrati nei vari partiti, compresi quelli della presunta sinistra, che vogliono fare un favore a Salvini”. Non ha senso, insomma, questa fretta. “No, a meno che, appunto, non si voglia di nuovo fomentare la propaganda salviniana”, sentenzia Giarrusso. Riproponendo, in buona sostanza, lo stesso ragionamento fatto da Alessia Morani, del Pd. “Il fatto che sia d’accordo con la Morani mi fa paura. Ma evidentemente stavolta non posso non darle ragione”.