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La sinistra deve tifare per la destra che non c’è più

I conservatori seri per le sinistre sono indispensabili, sono il controllo delle loro peggiori pulsioni

Giuliano Ferrara

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ferrara@ilfoglio.it

12 Giugno 2019 alle 06:00

La sinistra deve tifare per la destra che non c’è più

Mahler dirige la Filarmonica di Vienna nel dipinto di Max Oppenheimer (1935)

Tutti piangono le sorti della sinistra mondiale, e il caro Ezio Mauro, dopo aver lanciato Saviano, ora vuol provarci con Cacciari, che certo è un fenomenale progresso, ma non basta, invece il problema è la scomparsa strategica dei conservatori. Vi ricordate la famosa questione della destra europea, dignitosa, valoriale, antifascista, liberale e sociale quanto basti eccetera? Sempre Repubblica aveva pensato che potesse essere venuta l’ora di Fini, poi quella di Alfano, che fa anche rima con Saviano. Bè, non è andata, diciamo, ma Berlusconi anche lui non si sente politicamente tanto bene, nonostante Toti. Ma fosse quello solo il problema.

  

I popolari in Spagna sono incalzati da Vox e dai Ciudadanos, strani ircocervi. In Francia i gaullisti si sono affidati a un giovane professore di Filosofia simpaticissimo, una testa da prima comunione, François-Xavier Bellamy, idee pacate e sensate, che stile!, ma sono all’8 per cento, e hanno perso la leadership, cioè il capo, in mezzo a esodi affollatissimi. In Gran Bretagna hanno preso tante botte che Boris, sveglio, divertente e inattendibile, promette una Brexit col brivido, senza manco pagare la quota associativa dovuta in reversibilità, insomma una destra conservatrice un po’ così. In Germania siamo nelle mani dei Grünen e della brava ma non sperimentata Kramp-Karrenbauer, il popolarismo socialmente di mercato (orientato) se la passa maluccio. In cima a tutto, a parte la devastazione delle destre centro ed est europee, quasi sempre in mano ai nazipop, sta il destino dei repubblicani americani: furono il partito dell’emancipazione dei neri, dell’unità federale, della migliore intelligenza moderna in arte dello stato, Roosevelt e Johnson a parte, infine il perno della rivoluzione liberale e liberista, con il peperoncino del libertarismo, tanto per non farsi mancare niente. Bè, che volete, sono stati asfaltati umiliati messi in castigo e corrotti da The Donald, una figuretta televisiva e palazzinara assurta ai fasti del massimo potere mondiale, capace, a furia di tuìt e altri cinguettii, di rendersi insieme distruttivo e molto efficace, dipende dai momenti, in ogni caso una pietra tombale su un’idea maggioritaria e confortevole e mainstream di destra americana significativa, imperiale, insomma un buzzurro isolazionista e spaccone.

  

Semplifico un poco, d’altra parte è un articolo di giornale, quindi una cosa seria a patto di non complicare oltre misura le cose. La sinistra che c’è in tutto il mondo dovrebbe mettersi in testa che deve tifare per la destra che non c’è più, con la quale intrattiene un rapporto simbiotico. In un bel saggio su Thomas Mann per l’Indiscreto, Edoardo Rialti ricorda che quando lo scrittore del secolo scorso smise di essere un reazionario e decise di aderire alla Repubblica di Weimar contro l’insorgenza nazipop, affermò che “solo il progressismo e l’estensione dei diritti e delle corresponsabilità sociali possono favorire un sano conservatorismo, la capacità cioè di difendere il meglio delle proprie tradizioni storiche e culturali”. Certe cose le sappiamo. I gaullisti sono stati una bonanza per Mitterrand. I tories hanno regalato agli inglesi il loro miglior Labour. Le democrazie cristiane, quelle senza il portachiavi cristico del Truce, ci hanno dato Togliatti, Craxi, Brandt e sopra tutto il grande Helmut Schmidt, venuto da Amburgo, con la sigaretta sempre in bocca, a miracol mostrare. I popolari postfranchisti ci diedero González, non so se mi spiego, e speriamo ora in Sánchez, eccezione alla regola, che però è sempre in minoranza, anche quando vince. I Bushes ci hanno regalato Clinton e Summers, e ci hanno risparmiato quella Greta globale di Al Gore. In Europa, ahinoi, resiste il solo Kurz, Macron a parte che non è di destra e nemmeno di sinistra (è semplicemente colto lavoratore e intelligente), ma assediato dalle puttane similputin e dai truci di vario conio österreicher.

  

Quanto alla chiesa, si sente la mancanza di una destra polacco-bavarese, con il conforto teologico della ragione e dell’anticomunismo non peronista: Sofri è convinto che sia in atto una congiura per destituire il Papa regnante a sinistra, Dio ne guardi, però i cattolici da sempre, quando non sono d’accordo, pregano per la vita eterna e imminente del Pontefice in carica, non è una novità, ora si aggiungono le interviste assassine di Viganò al Washington Post, ah, smentirle! I conservatori seri per le sinistre sono indispensabili, sono il controllo delle loro peggiori pulsioni, l’alternativa alle loro mattane, e per la società sono sempre stati un elemento di coesione e di rispetto costituzionale per le regole di una buona politica, ah che rimpianto.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • Skybolt

    12 Giugno 2019 - 14:02

    La sinistra, e la sua anima di carta, Repubblica, sono sempre alla ricerca di avversari ideali, ossia nei quali incarnare la "destra illuminata", ma alla fine inoffensivi, perchè ansiosi di compiacere la "parte migliore della società", e sempre tali da potere essere liquidati non appena dovessero diventare pericolosi: Fini fascista, Alfano berlusconiano e magari mafioso.... Santoro è il massimo esponente mediatico di queste furberie. Ora vedo che il sindaco di Bologna definisce Berlusconi erede della tradizione liberale... della serie, dei morti (politici) si parla solo bene. Gli elettori si sono stufati del giochino. Ora si becchino quelli veramente pericolosi. Nessuna pietà, tanto le peggiori pulsioni restano. Scaldano il cuore, no?

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    12 Giugno 2019 - 13:01

    Si può uscire dalla dannazione della ricerca del consenso? In Democrazia non si può. I consensi sono nelle masse. Il loro insieme sono il concentrato collettivo degli egoismi individuali. Ne deriva un eccesso di demagogia e l’invenzione fasulla della politica “moral-sociale” L’economia si ribella. La politica rabbonisce il popolo facendo debito pubblico. S’innesta un circuito maledetto, senza sbocchi razionali che divora se stesso. Le masse s’ubriacano di “onestà” Sentendosi legittimate a non praticarla in proprio. Se tenti di costringervele, si rifiutano. Prima o poi imploderà. Brutto momento, quello del linque cara somnia

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  • dongivu

    12 Giugno 2019 - 08:08

    Il grande Ferrara ha sempre spiegato egregiamente che bisogna fare i conti con la realtà senza rimpiangere i sogni e la realtà è di una sinistra ideologica marxista leninista portatrice di fallimenti epocali, morti e distruzioni, reazioni di destre estreme

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