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Un prof di Oxford difende la libertà di parola dal bullismo di sinistra

McMahan ha fondato un giornale per dare spazio a chi viene silenziato nelle università. C’è di tutto, conservatori e teorici dell’infanticidio. Scrive il Telegraph

10 Giugno 2019 alle 13:35

Un prof di Oxford difende la libertà di parola dal bullismo di sinistra

Foto Pixabay

Quando il Professor Jeff McMahan arrivò a Oxford, una conversazione casuale lo allontanò dai social media”, ha scritto Margaret Driscoll sul Telegraph. “Un collega, docente di Filosofia, stava maledicendo il giorno in cui aveva acconsentito a diventare amico su Facebook di suo nipote, per poi accettare orde di richieste di studenti. ‘Lo presi come un avvertimento, e non mi iscrissi mai’, dice McMahan. Si è tenuto alla larga anche da Twitter, il che gli ha probabilmente giovato negli ultimi mesi mentre fondava il Giornale delle Idee Controverse, una nuova pubblicazione scientifica votata a dar spazio al tipo di ricerca sulle etnie e sull’intelligenza, sulla genetica e sull’identità di genere, che di recente ha visto diversi accademici venire censurati e condotti al patibolo del licenziamento. Non c’è bisogno di dirlo: l’idea stessa del giornale, che vuole offrire l’anonimato ai suoi collaboratori e dovrebbe essere lanciato alla fine di quest’anno, sta causando una controversia. Americano di nascita, McMahan, che è White Professor di Filosofia morale all’Università di Oxford, considera che al di là delle prese in giro, la minaccia alla libertà d’espressione e al dibattito aperto sia reale. Il licenziamento da consigliere di governo, lo scorso mese, del filosofo conservatore Roger Scruton, dovuto a un’intervista in cui sembrava fare riferimenti antisemiti all’‘impero’ di George Soros in Ungheria e sosteneva che il governo cinese sta trasformando i suoi cittadini in robot – commenti che sono stati dimostrati essere ingannevoli – è, secondo McMahan, un buon esempio di come gli accademici che pensano al di fuori del consenso mainstream liberal-progressista vengano costantemente attaccati. McMahan crede che il modo per contrastare la ricerca o le opinioni con cui non si è d’accordo sia l’argomentazione, non il licenziamento degli accademici in questione. Quel che è successo a Scruton, che ha perso il suo posto da presidente della commissione Costruire meglio, Costruire bello è ‘davvero indecente’ dice: ‘Sembra proprio che si sia stato incastrato. Roger sarebbe stato davvero bravo nella posizione in cui lo avevano messo, il suo lavoro sull’estetica è splendido. La Gran Bretagna è davvero pessima per non averlo in una posizione di supervisione per quanto riguarda l’architettura, per cui questo fatto non solo è ingiusto per lui, ma avrà conseguenze negative per il futuro dell’architettura in questo paese’.

Scruton è stato aggiunto al consiglio editoriale del Giornale delle Idee Controverse, però McMahan dice che non sono amici. E’ un’amica, invece, un altro accademico che è stato sotto attacco di recente: la dottoressa Francesca Minerva, una bioeticista all’Università di Ghent, che ha ricevuto minacce di morte per avere co-scritto un articolo che suggerisce che se un aborto tardivo di un bambino perfettamente sano è legale, allora dovrebbe esserlo anche uccidere un neonato della stessa gestazione. Il nuovo giornale è stato una sua idea. Lei e McMahan (che è d’accordo con la sua logica d’infanticidio) hanno poi approcciato il professor Peter Singer perché fosse il terzo fondatore. Considerato il ‘padre’ dei diritti animali, una volta descritto come ‘l’uomo più pericoloso del mondo’, l’assunzione di Singer a Princeton nel 1999 fu contrassegnata da una barricata di massa di sedie a rotelle dell’università, messa in piedi da un gruppo di difesa dei diritti dei disabili che lo accusava di considerare gli animali più importanti delle persone. Non deve sorprendere che la fondazione del giornale si stia dimostrando difficile, nonostante il fatto che McMahan abbia giurato che gli articoli pubblicati saranno ‘ben argomentati, basati su evidenze scientifiche e discuteranno idee, non attaccheranno individui o gruppi’. Nessuna delle biblioteche universitarie da loro contattate come potenziali editrici vuole averci nulla a che fare, citando il timore di ‘azzardi legali’, o più verosimilmente di proteste. Un bibliotecario a Princeton li ha aiutati a creare un sito indipendente e ora stanno creando una fondazione che sarà proprietaria del giornale. Finora, i tre fondatori hanno pagato i costi di tasca propria. La fondazione a un certo punto accetterà donazioni, limitate a cifre esigue ancora da definirsi: ‘Non vogliamo essere influenzati o controllati da nessuno’, dice McMahan, che si auto posiziona ‘sulla sinistra dello spettro politico’ e dice di aver considerato di rinunciare alla sua cittadinanza americana quando Donald Trump è stato eletto presidente. Ha studiato sia a Oxford che a Cambridge e ha un sorprendente livello di simpatia per gli studenti che hanno sfidato ‘il pregiudizio bianco, defunto e maschile’ nell’istruzione, oltre ad aver preso parte a battaglie come quella ‘Rhodes deve cadere’, che vuole far rimuovere da Oxford la statua del fondatore della Rhodesia (oggi Zimbabwe). ‘Nessuno vorrebbe una statua di Hitler nella piazza della propria università, per cui si può capire perché loro non vogliano monumenti celebrativi di persone che considerano figure negative’, dice McMahan. Il problema è che questi impulsi tendono a guardare alle persone al di fuori del loro contesto storico: ‘Aristotele era in favore della schiavitù. Thomas Jefferson possedeva schiavi. Dovremo disfarci di un sacco di persone se continuiamo a rivangare nel passato cercando di screditare chiunque non rientri in quelli che sono, giustamente, dei criteri morali contemporanei’. ‘Gli studenti dovrebbero concentrarsi su problemi di razzismo esistenti, piuttosto che occuparsi di simboli’, dice. Le grandi questioni della vita sono là fuori, ma internet sta rendendo la possibilità di un dibattito vero quasi impossibile. ‘Alla gente piace essere scandalizzata’, dice McMahan, ’Ama scambiarsi sui social media idee che ritiene sciocche o perniciose, e così rimane in uno stato permanente di indignazione e irritazione che è davvero poco salubre. Quel che cerchiamo di fare è contrastare queste tendenze e incoraggiare una discussione calma, ponderata e razionale’.”

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