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Quel che sono conta più di quel che fanno

Giuliano Ferrara

Non si può prendere sul serio chi non prende sul serio il compito di governare

Al caro, meraviglioso Angelo Panebianco, mi sento di fare un’obiezione. Ieri nel Corriere scriveva cose alle quali non si può non essere sensibili. Fate, sosteneva, un’opposizione credibile a Salvini e compagnia. Non siategli, per identitarismo ideologico fesso o per inconsapevolezza, amici dissimulati. Piantatela di svalutare le paure italiane, di irridere il bisogno di autorità e sicurezza, finitela di portare acqua fresca al suo mulino ignorando questioni essenziali intorno alle quali il Truce costruisce il suo formidabile consenso, senza che da un anno e mezzo a questa parte, anzi, la tendenza sia minimamente contrastata nei fatti e nei numeri. E’ apparentemente bello essere gente che piace e si piace, ma dispiacere a grandi maggioranze non virtuali è in sé un male politico, un atteggiamento primitivo, infantile, lontano dai canoni di un realismo ovvio e necessario.

  

Vero, sacrosanto. E aggiungiamo che rifare l’ammuina nel Pd, per esempio, quali che ne siano le ragioni anche le più irrecusabili sul piano politico, è un suicidio non assistito la cui responsabilità ricade esattamente nella stessa misura sui sostenitori del mediocre ma indispensabile Zingaretti e su quelli del pimpante ma sconfitto Renzi, per non parlare degli elefanti della sinistra che barriscono a vuoto da tempo. E l’antifascismo, il parallelo non del tutto sghembo ma non del tutto lineare con gli anni Trenta, l’accusa consumata nel tempo di degenerazione e mutazione genetica della democrazia, ecco, sembra solo una lista di vecchi errori, meglio di vecchi tic e di manie che ci si porta dietro dai tempi del cagionevole e girotondistico antiberlusconismo. Roba vecchia, e debole. E non sarà una illustre comparsata come quella di Jeremy Irons contro i teppisti di Trastevere a raddrizzare l’opinione.

 

L’obiezione però esiste. Possiamo dire del Truce quello che i soli Veltroni e Renzi ebbero la faccia tosta di dire del Cav.? E’ il principale esponente dello schieramento a noi avverso eccetera. Perfino una gruppettara old fashion come Natalia Aspesi ha infine riconosciuto che Berlusconi non era e non si comportava come un nemico del minimo comune denominatore della civiltà politica così come l’avevamo conosciuta, con tutte le sue falle e follie. Non agitava il Rosario, si limitava a richiamare sornionamente le sue zie suore. Era spiritoso, non sarcastico, e quando faceva le sue immani gaffe era madornale ma non tracotante. Non indossava divise a sbafo, da ministro dell’interno per di più. Non faceva un uso intimidatorio della comunicazione pubblica. Non usava né la politica economica e sociale né i respingimenti come una clava per isolare l’Italia in un’Europa da logorare.

  

Sorrideva, era l’anticipazione e l’opposto dei Trump, dei Bolsonaro, dei vari Truci di successo che si agitano nel mondo.

 

Ora è vero che anche il Truce nostro, per la storia del suo partito e la composizione del suo blocco sociale nordista, quello originario, ha perfino una componente da conservatore e riformatore liberale, per esempio le tasse e, a corrente alternata secondo convenienza, l’ostilità verso la giustizia ingiusta, e in realtà sulle questioni che dividono davvero le coscienze in materia etica è un giovanottone spregiudicato che invoca Maria Vergine e accetta una società integralmente sverginata, nei fatti, limitandosi a illudere quelli che vogliono essere illusi per gola, come i liberali per Salvini e i cattolici tradizionalisti pro gialloverdi. Per la sinistra sarebbe oggi perfino possibile fare aperture di credito, manovrare, l’epoca dell’austerità è finita, almeno in parte, e compromessi antifiscali sul piano europeo e Fmi sono nei limiti del possibile, posto che non si sfasci tutto il bilancio pubblico con spese clientelari e di bandiera, ciò che si sta facendo in una logica extraeuro, come dimostrano Capone e Stagnaro. Ma insomma, una politica di alternativa realistica sarebbe in linea generale da non escludere, anche lasciandosi contaminare.

 

Ma non è facile prendere sul serio quel che fanno al governo, prenderli sul serio mentre loro non prendono sul serio il compito di governare, difficile trattare questi paranoici come politici esponenti dello schieramento avversario, così, tranquillamente, dialogare con soggetti incredibili che devastano la credibilità delle istituzioni repubblicane. Forse Panebianco non si rende conto abbastanza che è difficile rinunciare a combattere i gialloverdi per quel che sono, per quel che rappresentano, più ancora che per quello che fanno. Il progetto e le linee di organizzazione e proiezione distruttiva nella democrazia rappresentativa dei grillini, per esempio, non è una cosa che si possa mettere di lato. L’oscillazione tra Putin e Trump del Truce non è una trovata occasionale, fatica a trovare il posto giusto tra i due compari ma lo cerca assiduamente, ed è sempre un posto sbagliato in una logica nazionale e democratica e europea. La spinta autoritaria, la pedagogia razzista e intollerante, tutto questo non può essere messo tra parentesi e rinviato a tempi migliori nemmeno da quelli che, con Michael Ignatieff, allievo di Isaiah Berlin, sanno da tempo, il che è più facile a dirsi che a farsi, che la chiave per evitare la sommersione delle democrazie occidentali è il controllo delle frontiere (lui diceva “la chiusura”). Quando in politica nasce e trascina “lo popolo mille volte pazzo” un urlo devastante non è facile opporgli una catena di argomentazioni alternative, di scelte politiche realistiche e parziali. O almeno, il prezzo è la rinuncia a dire le cose come stanno, come dicono a Napoli, chi sei tu e chi so’ io.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.