Ragioni per augurarsi che sia questo governo a fare la prossima legge di stabilità

Claudio Cerasa

Forza governo! Chi considera il populismo un pericolo mortale per il paese deve augurarsi che siano proprio Salvini e Di Maio a fare i conti, a dicembre, con i danni creati al paese da questa maggioranza. Cos’è il paradigma della rana

A voler osservare con onestà (tàtà) il percorso imboccato dalla maggioranza di governo, una qualsiasi persona con la testa sulle spalle non potrebbe fare altro che riconoscere ciò che ci dice ormai da tempo la realtà dei fatti. La realtà dei fatti ci dice che il contratto del governo è fallito, che la maggioranza gialloverde non ha più ragione di esistere, che i popcorn hanno sortito il loro effetto e che il primo governo sovranista d’Europa festeggia il suo primo compleanno soffiando su una candelina che piuttosto che essere fissata su una torta gustosa è infilata all’interno di un budino di melma. In un anno il governo ha affossato la nostra economia, ha contribuito a far decrescere il paese, ha fatto aumentare il rischio di insostenibilità del nostro debito pubblico, ha allontanato gli investitori dall’Italia, ha rallentato l’occupazione, ha reso più difficile il rinnovo dei contratti a termine, ha costretto il paese a pagare diversi miliardi di euro in più per interessi sui titoli di stato, ha aggredito lo stato di diritto, ha reso l’Italia irrilevante in Europa, ha tentato di depilare i valori non negoziabili di una democrazia rappresentativa con la stessa cura con cui Rocco Casalino si occupa delle sue sopracciglia, ha scoraggiato le imprese a investire nel nostro paese, ha aumentato progressivamente la pressione fiscale.

    

Ha fatto di tutto per mostrare scarso interesse nella difesa dei conti pubblici, ha alimentato la sfiducia nel nostro paese, ha fatto aumentare l’incertezza nella nostra economia, ha creato le condizioni per rendere meno semplice di un tempo l’accesso al credito, ha spostato l’asse delle nostre alleanze diplomatiche più vicino alla Cina e alla Russia e più lontano da Stati Uniti e Francia e ci sarebbero mille altre ragioni per dire che più questo governo durerà e peggio sarà per l’Italia. A tutto questo andrebbe aggiunto il fatto che alla luce del risultato delle europee della scorsa settimana, con la Lega che ha raddoppiato i suoi voti e con il M5s che li ha dimezzati, Matteo Salvini sarebbe un irresponsabile a non tornare presto al voto, a non rompere un’alleanza che sta facendo male al paese, e a non capitalizzare un consenso che oggi c’è ma domani chissà. Eppure, nonostante questo, nonostante l’evidenza, nonostante la sempre più acclarata pericolosità del governo del cambiamento, nonostante il voto delle europee che ha testimoniato la richiesta disperata degli elettori di avere un’alternativa diversa rispetto a questa maggioranza, chiunque oggi si trovi distante dalla maggioranza gialloverde non può non trovarsi tra due sentimenti contrastanti: la consapevolezza che più questo governo durerà e più farà male all’Italia e il convincimento simmetrico che la caduta di questo governo potrebbe portare a danni persino peggiori rispetto a quelli registrati fino a oggi. Dunque, che fare?, che sperare?, che pesci pigliare? La verità difficile da confessare ma che giorno dopo giorno diventa sempre più inevitabile da esplicitare è che chiunque consideri il populismo un pericolo per l’Italia non può non augurarsi che questo governo continui ad andare avanti. Si dirà: ma come? Il populismo fa male all’Italia e noi dobbiamo augurarci che continui a governare l’Italia? La risposta ovviamente è no ma è anche sì. Sì: chi considera il populismo sovranista un pericolo per il nostro paese e per l’intera Europa deve augurarsi che il governo gialloverde vada ancora avanti e mostri fino in fondo quanto può essere dannoso il sovranismo per una grande potenza economica. Sì: chi considera il populismo sovranista un pericolo per il nostro paese e per l’intera Europa deve augurarsi che il governo vada ancora avanti e che sia questa maggioranza a fare i conti con i danni creati al paese da questa maggioranza. E ancora. Sì: chi considera il populismo sovranista un pericolo per il nostro paese e per l’intera Europa deve augurarsi che il governo gialloverde vada ancora avanti e mostri quanto sia difficile far coincidere la politica dell’irresponsabilità con il principio di realtà. Deve essere questo governo, e non un altro, a far capire cosa vuol dire scherzare ogni giorno con la credibilità economica di un paese. Deve essere questo governo, e non un altro, a dimostrare e a far capire cosa vuol dire annunciare delle manovre propagandistiche basate su coperture immaginarie. Deve essere questo governo, e non un altro, a spiegare perché nella prossima legge di stabilità andranno trovati 4,5 miliardi di euro in più per pagare nuovi interessi sui titoli di stato, a spiegare perché le clausole di salvaguardia da coprire sono diventate pari a 53 miliardi in due anni e non più in tre anni, a spiegare perché quando giochi troppo con il debito pubblico sei costretto ad alzare qualche tassa, a spiegare perché spaventare coloro che ogni giorno devono scegliere se investire o no nei nostri titoli di stato e nel nostro paese non è un atto di istrionica spavalderia ma è un atto di mera responsabilità. Avere presto un altro governo, e liberarci dell’incubo populista, sarebbe un sogno, ma potrebbe diventare un nuovo incubo se gli elettori non avranno chiaro, di fronte ai propri occhi, quali sono stati gli effetti del populismo sul nostro paese. E tra andare alle elezioni e ritrovarsi con un governo sovranista guidato da un possibile presidente del Consiglio che si ispira a Orbán, che ama le democrazie illiberali e che in passato ha raccolto firme per uscire dall’euro, e vedere un governo populista che fa i conti con i guai che ha combinato forse, almeno per il momento, meglio la seconda che la prima.

          

Qualche mese fa, su questo giornale, il professor Guido Tabellini provò a spiegare la pericolosità del populismo con una parabola di Noam Chomsky, che in una certa misura può essere ancora applicata alla situazione italiana. La parabola era questa. “Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda piano piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone”. L’Italia di oggi, se vogliamo, è tutta qui. Forza governo!

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.