Matteo Salvini (Foto LaPresse)

Il sovranismo è già fottuto

Redazione

Un paese debole ed esposto ai venti avversi è quello che Salvini voleva evitare

L’etichetta “sovranismo” comincia a perdere di significato se con essa si intende la conservazione o la riappropriazione della potenza nazionale. Ciò non deriva dal disvelamento dell’influenza russa sull’Italia per i tentativi della Lega di ricevere finanziamenti da Mosca. La perdita di forza e di peso internazionale deriva dai danni autoinflitti all’economia in un anno di governo gialloverde. L’Italia è ultima in Europa per tasso di crescita del pil: Banca d’Italia ha abbassato le stime (più 0,1 nel 2019), siamo dietro alla piccola Grecia. Il presidente dell’Abi Antonio Patuelli ha ricordato ieri che il debito pubblico è una “palla al piede”: è un peso che riduce lo spazio fiscale per affrontare un rallentamento futuro impedendo di tutelare le fasce deboli, quelle “lasciate indietro dalla globalizzazione”. La ricetta propagandata dal governo prevedeva che un aumento della spesa pubblica per pensioni anticipate e reddito di cittadinanza avrebbe generato un aumento del pil con la crescita dei consumi.

 

Non è mai successo che un paese cresca solamente indebitandosi. Fosse vera quella ricetta l’Italia dovrebbe avere un pil stellare da tempo. Indebitarsi a costi crescenti significa dover cercare la benevolenza di finanziatori esteri, anche russi e cinesi, o domestici, ovvero assoggettarsi a quei “potentati finanziari” dai quali si vorrebbe liberare la patria. L’isolamento dalle istituzioni europee voluto da Matteo Salvini (“l’uomo più pericoloso d’Europa”, scrive l’Economist) ha prodotto un aumento della percezione del rischio-paese, segnalato dalle agenzie di rating, che porta banche e imprese a finanziarsi sul mercato a costi più alti dei concorrenti. L’isolamento espone poi alla frizione con Stati Uniti e Cina, un urto che le nazioni da sole non possono reggere. Come ha detto il presidente della Bce Mario Draghi la sovranità in un mondo globalizzato significa “recuperare quell’unità di visione e di azione che da sola può tenere insieme stati così diversi”, collaborando in Europa. Il “sovranismo” ha indebolito famiglie e imprese e ha peggiorato la reputazione nazionale. Quello che doveva evitare.

 

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