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Un leader tutto chiacchiere e diversivo

Cambiare le regole, non violarle. Lampedusa ci ricorda perché non si può scommettere su Salvini come uomo di stato

Claudio Cerasa

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cerasa@ilfoglio.it

19 Marzo 2019 alle 20:35

Un leader tutto chiacchiere e diversivo

Matteo Salvini (foto LaPresse)

E’ successo con la nave Diciotti, è capitato di nuovo con la Mare Jonio. Da nove mesi a questa parte, il governo Salvini, guidato per interposto avvocato “antani” del popolo, non perde occasione, quando si parla di immigrazione, di calpestare lo stato di diritto, di violare le convenzioni internazionali e di passare come una ruspa su tutte le leggi che regolano la materia del soccorso in mare. E’ successo con la nave Diciotti, è capitato di nuovo con la Mare Jonio. Da nove mesi a questa parte, ogni volta che si presenta l’opportunità, e l’opportunità si presenta casualmente sempre a ridosso di una campagna elettorale, il governo Salvini fa quello che gli elettori di Lega e M5s si rifiutano spesso di riconoscere. Sceglie di violare una convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (si chiama Unclos, è stata firmata nel 1982) che sancisce che ogni stato debba esigere che il comandante di una nave presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in pericolo di vita il più velocemente possibile e che obbliga ogni stato costiero a promuovere l’istituzione, l’attivazione e il mantenimento di un adeguato ed effettivo servizio di ricerca e soccorso relativo alla sicurezza in mare. Sceglie di violar una convenzione internazionale per la sicurezza della vita in mare (la cosiddetta Solas, firmata ad Amburgo nel 1974) che attribuisce allo stato di primo contatto l’obbligo di soccorrere le persone in pericolo in mare, di coordinare le operazioni di salvataggio e di garantire che vengano presi accordi necessari per le comunicazioni di pericolo e per il coordinamento nella propria area di responsabilità per il soccorso di persone in pericolo in mare lungo le proprie coste. Sceglie di violare una convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo (la cosiddetta Maritime Security Committee) che obbliga gli stati a garantire che sia prestata assistenza a ogni persona in pericolo in mare senza distinzioni relative alla nazionalità o allo status di tale persona – o alle circostanze nelle quali tale persona viene trovata – a fornirle le prime cure mediche o di altro genere e a trasferirla in un luogo sicuro. Sceglie di violare l’articolo 10 ter del decreto legislativo numero 286/98 in base al quale la circostanza che le persone a bordo di una nave non siano solo naufraghi ma anche migranti non giustifica alcuna differenziazione di trattamento nella procedura di sbarco in quanto l’attività di prima assistenza e soccorso può essere svolta al di fuori dei centri istituiti soltanto per il tempo strettamente necessario all’adozione dei procedimenti occorrenti per l’erogazione di specifiche forme di assistenza di competenza dello stato. Sceglie di violare una direttiva firmata nel 2015 dal comando generale del Corpo delle capitanerie di porto, chiamata Sop (Procedure sperimentali per l’individuazione del Pos, place of safety, nell’ambito di operazioni di salvataggio marittimo connesse all’emergenza dei flussi migratori via mare), che ha statuito che nel momento in cui un paese assume il coordinamento delle operazioni di soccorso deve minimizzare i tempi per il trasporto delle persone assistite in un luogo sicuro ed evitare indebiti ritardi nello svolgimento delle operazioni di sbarco. Sceglie di violare – cosa che, prima dello sbarco, era successa anche con il caso della Mare Jonio – le leggi che impongono al Dipartimento per le libertà civili e per l’immigrazione (a) di non eludere le richieste di place of safety, (b) di avere cura di limitare per quanto possibile la permanenza a bordo delle persone soccorse e (c) di fare subire alle navi soccorritrici la minima deviazione possibile rispetto al viaggio programmato. Sceglie di violare l’articolo 605 del Codice penale che delimita il perimetro degli atteggiamenti relativi all’ambito del sequestro di persona e che per essere violato, come ha ricordato il tribunale dei ministri di Catania a Salvini, non ha bisogno di “un dolo specifico ma anche di un dolo generico consistente nella consapevolezza di infliggere alla vittima la illegittima restrizione della sua libertà fisica intesa come libertà di locomozione”.

 

Lo sbarco e il governo dei bluff

La storia della nave Mare Jonio – la ong italiana che lunedì scorso ha soccorso 50 persone che si trovavano a bordo di un gommone che imbarcava acqua al largo delle coste della Libia e che per due giorni, prima di poter sbarcare a Lampedusa, è stata in ostaggio di un governo che pretende di chiudere i porti senza averli mai chiusi, servendosi di una circolare diffusa lunedì sera dal ministero dell’Interno (il sindaco di Lampedusa, delizioso, ha detto che i porti sono aperti, ha detto di avere saputo della circolare del ministro Salvini ma ha ricordato che in mare esistono i trattati, non le circolari) – può essere raccontata concentrandosi come abbiamo fatto fino a questo punto solo giocando con gli aspetti giuridici, solo giocando con le violazioni delle convenzioni che testimoniano come il ministro Salvini sia un ministro che agisce fuori dalla legge, solo provando a dimostrare come il Truce abbia agito, come sospettato dal tribunale dei ministri di Catania, al di fuori delle finalità del proprio esercizio del potere conferitogli dalla legge, “in quanto le scelte politiche non possono ridurre la portata degli obblighi degli stati di garantire nel modo più sollecito il soccorso e lo sbarco dei migranti in un luogo sicuro”. Eppure nella storia della Mare Jonio, come in tutte le altre storie che riguardano il diritto del mare violato dal trucismo di governo, c’è una storia importante che riguarda un aspetto più politico che giuridico relativo a un tratto cruciale della traiettoria del ministro: Salvini vìola le leggi non per questioni legate al suo bullismo, ma per questioni legate alla sua incapacità. L’incapacità, in questo caso, non è tanto quella di saper trasformare in voti ogni imbarcazione tenuta in ostaggio in mare, cosa che finora gli è sempre riuscita benissimo, ma è quella di essere costretto a violare le regole a causa del più grande fallimento registrato in questi nove mesi dal ministro dell’Interno: la sua incapacità, per l’appunto, a cambiare le regole che non vuole rispettare.

 

Differenza tra capri espiatori e soluzioni

Il tribunale dei ministri di Catania, nella sua richiesta di autorizzazione a procedere contro Salvini sul caso Diciotti, su cui oggi si esprimerà il Senato, ha centrato il punto quando ha detto che “dietro l’attendismo che ha portato il ministro dell’Interno a non esitare tempestivamente la richiesta di Pos (la determinazione del place of safety, ndr) non vi fossero ragioni tecniche ostative allo sbarco bensì la volontà politica del senatore Salvini di portare all’attenzione dell’Unione europea il caso Diciotti per chiedere ai partner europei una comune assunzione di responsabilità del problema della gestione dei flussi migratori sollecitando una redistribuzione dei migranti sbarcati in Italia”. In questo senso, il bullismo di Salvini è indice più di un tratto di debolezza che di forza per almeno due ragioni. Da un lato, in nove mesi di chiacchiere e diversivo, Salvini non è riuscito né a cambiare in Europa un trattato che aveva promesso di cambiare (quello di Dublino, che impone l’esame delle richieste d’asilo dei migranti al primo paese di sbarco) né di imporre tra i paesi europei una solidarietà diversa dalla volontarietà della redistribuzione (e se questo non è avvenuto la responsabilità è anche del governo italiano che nel Consiglio europeo di fine giugno si è comportato da utile idiota del nazionalismo orbaniano, accettando la volontarietà nello smistamento dei richiedenti asilo nel resto d’Europa e non contrastando la richiesta dei paesi di Visegrád di rendere possibile ogni modifica del trattato di Dublino solo con decisioni all’unanimità). Dall’altro lato, però, nell’approccio truce scelto dal ministro dell’Interno per governare un problema come quello degli sbarchi risolto ormai da tempo, e prima ancora che il Truce diventasse ministro, c’è la spia di un altro problema che rivela il grande limite del salvinismo: la sua incapacità di mettere in campo un profilo politico pragmatico diverso da quello seguito finora nel corso della sua perenne campagna elettorale. Quello che vuole dimostrare Luca Casarini, lo storico attivista di sinistra a capo della missione Mare Jonio, è indifferente per il futuro dell’Italia. Quello che potrebbe dimostrare Salvini sull’immigrazione è invece più rilevante per il futuro del nostro paese. In molti sperano che prima o poi il ministro dell’Interno svesta i panni dell’agitatore del popolo per indossare gli abiti dell’uomo di stato. Ma più passa il tempo e più diventa evidente che nell’armadio del Truce tra i tanti travestimenti possibili non c’è l’unico che servirebbe all’Italia: quello di un leader affidabile capace di offrire all’Italia non una timeline di capri espiatori ma un filotto di soluzioni possibili. A galla, a largo di Lampedusa, non c’era solo la storia di 50 migranti: c’era la leadership di un leader tutto chiacchiere e diversivo che ogni giorno dimostra di essere incapace a trasformare il suo consenso in una leva utile per cambiare davvero l’Italia.

Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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Commenti all'articolo

  • stearm

    20 Marzo 2019 - 10:10

    I leader oggi giorno e per come funziona ormai l'intrattenimento politico - la politica è strumentale all'intrattenimento- sono questi, c'è poco da fare. Aumenti i consensi con chiacchere e distintivo, magari pure con qualche cosa buona dopotutto o che comunque viene percepita come relativamente accettabile (e l'accettabile è sempre effimero e dinamico). Onestamente a me Salvini sta pure simpatico anche perchè lui stesso vive in una sorta di bolla in cui non si rende conto delle conseguenze delle proprie azioni. Che poi è proprio quello che contraddistingue un leader carismatico, ovvero chi è capace di imporre la propria visione del mondo al popolo. Per dire, Salvini crede di essere un buon padre di famiglia (altra caratteristica dei leader carismatici). Per i suoi elettori Salvini rappresenta anzi lui una vittima, sempre sotto attacco pretestuosamente da parte della maggioranza (che invece in realtà è minoranza, ma le maggioranze tendono spesso a rappresentarsi come minoranza).

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  • ziobarby

    20 Marzo 2019 - 04:04

    Sono sconcertato che un ministro della repubblica come il TRUCE MARAMALDO ( il "vile tu uccidi un uomo morto" ), possa sbeffeggiare a piacere leggi e regolamenti canonici, scritti con secoli di storia civile, con il consenso di oltre il 30 % di " italiani brava gente " ( ammesso che i sondaggi non siano fake news ) (!!!). Come ebbe a scrivere l' elefantino, anch' io penso che come cultura politica "questo è un paese di merda", a partire da certa informazione!!!. Per quanto mi riguarda, per mandare a casa il TRUCE MARAMALDO, sto facendo lo sciopero degli acquisti di prodotti delle regioni leghiste, a partire da vini, mele, vacanze, ecc. Chissà che non facciano altrettanto in mezzo mondo quando scopriranno che il mito "italiani brava gente" è un fake news, perché preferisce al governo un TRUCE MARAMALDO che si vanta dei "molti nemici, molto onore". Ci sono stati due famosi personaggi (nazifascisti degli anni venti) che avevano molti nemici, ma onore zero, e son finiti molto male!!!!.

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    • verypeoplista

      verypeoplista

      20 Marzo 2019 - 10:10

      ..barby, ma che stiamo pettinando le bambole? .

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  • carlo.trinchi

    19 Marzo 2019 - 22:10

    Sarà tutto vero ma le chiacchiere stanno a zero. Domani il popolo aumenterà il gradimento verso Salvini e se le cose non possono cambiare per via delle leggi, aivoglia a cincischiare. Se non Salvini qualcun’altro le leggi le cambierà e se ne fregherà del pietismo che sgorga da chi non ha capito quello che sta succedendo. Se alla crisi agiungi la rabbia il banco salta e Salvini se non sarà lui il messia di sicuro è il Battista. Nel mentre l’imperatore d’oriente sta arrivando per farci una visita di casi suoi.

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    • stearm

      20 Marzo 2019 - 13:01

      Concordo, ed è anche tutto molto divertente/distraente. Come una serie Netflix o un canale YouTube.

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  • Medicaid

    19 Marzo 2019 - 21:09

    Gentile Direttore grazie di questo suo scritto. Come sempre è preciso circostanziato e scritto con uno stile incalzante molto gradevole. Finisco con i complimenti che da tempo Le volevo rivolgere; ho l' impressione che il Sindaco di Lampedusa abbia scombussolato i piani non solo del truce ma anche dell' ineffabile Casarini. Ho avuto l' impressione che si apprestasse a montare un caso simmetrico a quello del truce. Che tristezza e che squallore! Non trovo nulla di sinistra e molto di sinistro nel tentativo di Casarini. " Non capisco perché la nave non attracchi in porto... Non ci sono cannoni puntati...i porti non sono chiusi... " Cordiali saluti e grazie.

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