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Il nazionalismo è un affare da topolini

L’Italia che diventa il primo paese del G7 a firmare un memorandum con la Cina. Lega e M5s che a Strasburgo fanno l’interesse di Russia e Cina. Per non rimanere schiacciati dagli elefanti la protezione giusta non è il protezionismo: è l’Europa

13 Marzo 2019 alle 06:04

Il nazionalismo è un affare da topolini

Foto LaPresse

La notizia più importante di ieri riguarda la scelta del governo italiano di firmare ufficialmente un memorandum d’intesa tra Italia e Cina sulla famosa Belt and Road Initiative (Bri). La Belt and Road Initiative non è solo un programma attraverso il quale la Cina ha scelto di stanziare molti capitali per costruire in giro per il mondo infrastrutture strategiche, ma è anche, come vi ha raccontato con anticipo su questo giornale la nostra Giulia Pompili, “un progetto strategico che guarda...

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Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio da dieci anni e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    13 Marzo 2019 - 15:03

    Da noi mancano i fondamentali culturali e politici che possano portare alla possibilità di “governare”. Di attuare cioè concretamente quei provvedimenti, quelle iniziativa che abbiano come punto fermo il bene comune, l’interesse generale. Sarebbe necessario che tutti avessero il senso dello Stato. Un’entità cioè concepita e sentita e condivisa come una casa comune in cui non dovrebbero prevalere solo il “fai da te”, “l’arte di arrangiarsi” e il clima “dell’un contro l’altro armato”. Nessuna utopia, il mondo perfetto: non è pane per i nostri umani denti. Ma la riflessione che l’andazzo attuale danneggia tutti. Maxime i somministratori dell’illusione truffaldina che una parte, una categoria e interessi settoriali possane essere il denominatore comune di una società complessa come l’attuale. Ovviamente, l’esempio, il modello dovrebbero fornirlo e praticalo la politica e le classi dirigenti. Da noi non avviene, la Democrazia diretta accentuerebbe i difetti comuni. L'Europa, ah l'Europa.

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    • Skybolt

      13 Marzo 2019 - 18:06

      Ah sì, il senso dello Stato. Manca proprio. Però, per capire sarebbe utile sapere. Per esempio del ruolo che da tempo, e sempre più sotto i governi Letta, Renzi e Gentiloni, ed ora, Conte, da un ex-premier, ex-presidente della commissione UE, nonchè ex-candidato alla Presidenza della Repubblica. Si, proprio lui. Sarebbe utile per esempio conoscere i suoi rapporti con l’agenzia di rating Dagong, che fa anche consulenza.

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  • carlo.trinchi

    13 Marzo 2019 - 09:09

    È il populismo bellezze. Nel caos creato, a Conte il colore dei capelli non regge più e a Di Maio gli stessi imbiancano. Il PD non è all’altezza del compito e più va a sinistra e meno conta nel pensiero dell’elettorato. I voti non li recuperi, come pure una strategia politica tornando al passato, quello è morto e lo vediamo. Al contrario recuperi ponendoti su posizioni realiste e non demagociche e dentro il pensiero sociale. È il momento di una nuova forza politica. Zingaretti non rappresenta più il cambiamento di una via verso un Europa confederata e atlantica. Renzi o il nuovo che resiste, deve uscire dall’ambiguita’ e giocare la sua partita su temi che non devono essere integrazione migratoria a tutti i costti ma visione di un mondo di scelte strategiche senza ambiguità e debolezze. Se non ora quando? Salvini è al palo, Berlusconi ambivalentemente, la Meloni frattaglie e i 5S in confusione totale. Renzi aveva chiuso a sinistra, la possibilità di balzo è ora o mai più. Urge la scelta

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  • Giovanni

    13 Marzo 2019 - 08:08

    (continua) ...la Francia e la Germania si fanno gli affari loro fregandosene degli altri sodali, i paesi dell'est che da un lato anelano al denaro che viene dall'UE non vogliono però ingerenze diplomatiche e a modo loro si fanno anch'essi i propri affari. Non parliamo neanche di quell'autentico casino che è diventata la Brexit. Infine l'Italia. L'attuale governo gialloverde ha deciso di seguire anch'esso la strada del "liberi tutti": fa accordi con la Cina e nello stesso tempo liscia il pelo a Stati Uniti e Russia mentre con metodi alquanto duri ha quasi bloccato l'ondata africana. Non credo che qualcuno in Europa possa alzare il ditino per rimproverarci ma il problema è un altro. Quando a poker giochi con uno che ha un sacco di soldi, o sei veramente un drago o soccombi. La Cina ha ormai un sacco di soldi e potrebbe comprarsi l'Italia intera in un sol colpo, per cui bisogna sapersela giocare o ci si possono lasciare le penne e ridurre il nostro paese ad una colonia.

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  • Giovanni

    13 Marzo 2019 - 08:08

    Viviamo un periodo storico alquanto complesso e poco omogeneo sia politicamente che economicamente. Chi poteva mai pensare che gli Stati Uniti avrebbero minacciato mezzo mondo. Minacciano la Cina con i dazi per il suo dinamismo manifatturiero, minacciano l'Europa con i dazi perchè non acquistiamo abbastanza prodotti americani , perchè rispettiamo quell'accordo con l'Iran che essi stessi avevano sottoscritto e ci minacciano perchè prendiamo petrolio e gas dai Russi. E noi poveri europei, disuniti, politicamente disarticolati ma forse (non si sa per quanto ancora) la zona più ricca del pianeta siamo pressati dai cinesi, dagli indiani, dagli americani, dai russi e dalla incontinente migrazione africana. All'interno dell'UE, poi, si vedono le cose più assurde: paesi che praticamente non fanno pagare o quasi le tasse alle grandi aziende (Irlanda, Belgio e Benelux), paesi come l'Olanda con l'enorme numero di società "bucalettere". Poi c'è il filo diretto fra Germania e Francia che (continua)

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