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Quell'amore per il tricolore e l'Italia che Salvini non sapeva di avere

La svolta nazionalista del ministro non è un fatto recente. Ma alcune sue sortite pubbliche fanno sorridere, soprattutto ripensando al passato e agli attacchi alla bandiera

15 Marzo 2019 alle 17:59

Quell'amore per il tricolore e l'Italia che Salvini non sapeva di avere

Roma. “Usi il tricolore? Produci solo in Italia! Siete d’accordo?”, si chiede Matteo Salvini su Twitter. La svolta nazionalista di Salvini non è un fatto recente, gli è servita per trasformare la Lega da partito entoregionalista e single issue con radici ben piantate nel Nord a partito nazionale e generalista. Solo che alcune sortite pubbliche del leader leghista nonché vicepresidente del consiglio nonché ministro dell’Interno fanno quantomeno sorridere.

 

 

Salvini fotografa in continuazione specialità presunte italiane e le schiaffa su Instagram, spesso dimenticandosi la proprietà di quelle marche che pubblicizza con furore italico sui social media, come la Star del Ragù Star, che dal 2006 è di proprietà del gruppo alimentare spagnolo Gallina Blanca.

 

 

Salvini, peraltro, può invocare tricolori e vestire i panni del patriota che ama tutta l’Italia, ma ancora ci ricordiamo i cori contro i napoletani a certe feste di Pontida, con Salvini cantante e saltellante. Così come ci ricordiamo quando nel 2011 Salvini, allora eurodeputato, disse a Radio 24 che il “tricolore non mi rappresenta, non la sento come la mia bandiera. A casa mia ho solo la bandiera della Lombardia e quella di Milano”. “Il tricolore è solo la Nazionale di calcio, per cui non tifo. Mi rappresenta quando diventeremo un Paese normale con meno sprechi e ruberie al Sud”.

 

 

  

Altri leghisti, ancora più prosaicamente, suggerivano di usare la bandiera per pulirsi il deretano. Salvini non è arrivato a suggerire quell’uso igienico, diciamo così, del tricolore, ma nel 2017 invitò i suoi  sindaci a non festeggiare il 2 giugno, festa della Repubblica. “Oggi scriverò ai 300 sindaci della Lega ed ai 3000 amministratori – annunciò nel 2017 – perché il 2 giugno si tengano lontani da qualsiasi celebrazione. Non c’è nulla da festeggiare con prefetti che stanno riempiendo l’Italia di immigrati. I nostri amministratori si tengano lontano da qualsiasi ipocrisia. Noi non facciamo le comparse, in questo Paese c’è davvero poco da festeggiare”. Salvini di oggi insomma invita a mangiare italiano, produrre italiano, ma dimentica il Salvini di ieri. L’importante, quando si ascoltano i sovranisti alle vongole, è non farsi prendere in giro. Se dicono di credere a qualcosa con assoluta fermezza è possibile che qualche mese o anno prima abbiano sostenuto l’esatto contrario. 

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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Commenti all'articolo

  • eleonid

    15 Marzo 2019 - 19:07

    Se il palco politico che abbiamo non rasenta la tragedia è perché riusciamo a prenderci per il culo divertendoci. Dove andremo a finire di questo passo. Se la nuova generazione politica che si è formata sulla precedente , un po' opportunista e un po' corrotta ma che tuttavia ci ha portato ad essere la settima potenza del mondo , non riesce ad esprimere una politica realistica , cosa sarà di quella futura che giocoforza si formerà su quella attuale? Moriremo a forza dal ridere .

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