Rocco Casalino contro il Mef

Luciano Capone

“Senza reddito di cittadinanza, faremo fuori i tecnici del Mef”. A nome di chi parla il portavoce di Palazzo Chigi?

Roma. “Se non si farà il reddito di cittadinanza, allora per tutto il 2019 ci dedicheremo soltanto a far fuori tutti questi pezzi di (bip) del Mef”. La voce è quella di Rocco Casalino, il portavoce del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. E dire che, nei giorni scorsi, il governatore della Bce, Mario Draghi, aveva dichiarato che Palazzo Chigi, insieme al Mef di Giovanni Tria e alla Farnesina di Enzo Moavero, nel marasma di dichiarazioni scomposte intorno al Def, erano gli interlocutori che gli avevano assicurato il rispetto delle regole di bilancio europee. E invece ora è il portavoce del premier a offrire ad alcuni giornalisti un’invettiva esplicita nei confronti dei tecnici di Via XX Settembre.

 

Casalino, in un colloquio avuto tre giorni fa con alcuni cronisti, ha spiegato bene il senso della partita del M5s: “Se all’ultimo non dovessero saltare fuori i soldi che chiediamo, tutto il 2019 sarà dedicato a mandare a casa una marea di gente del Mef”. Non ce l’ha con il ministro ma con i suoi collaboratori. “Ormai abbiamo capito che Tria c’entra relativamente. Il vero problema è che al Mef ci sono una serie di persone che stanno lì da decenni. Sono loro che hanno in mano tutto il meccanismo e che proteggono il solito sistema e non ti fanno capire le varie voci di bilancio, in modo che si possa tagliare”. Il riferimento è ai soliti nomi, già finiti sotto attacco: il Ragioniere dello stato Daniele Franco, il direttore generale del Mef Alessandro Rivera, voluto da Tria insieme a Roberto Garofoli, confermato come capo di gabinetto. Sono loro i nemici. Si credeva, però, che il malumore fosse soprattutto del M5s. Ma Giuseppe Conte, sempre leale con Tria, avrebbe forse ragione di riflettere, e forse dovrebbe farlo anche la Lega, se il suo portavoce di Palazzo Chigi conversando con i giornalisti non parla necessariamente a nome del presidente del Consiglio. “Non è accettabile che non si trovino dieci miliardi. Chiediamo una manovra da venti-trenta miliardi, niente di eccezionale. Se il reddito di cittadinanza salta, allora al Mef finirà ai coltelli. Non ce ne fregherà niente”. Neppure, dunque, dell’instabilità finanziaria che ne seguirebbe. Senza il reddito di cittadinanza non si faranno prigionieri. Costi quel che costi. La linea della Casalino Associati è chiara. Resta da capire fino a che punto il Mef riuscirà a dire di no.

  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali