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La “rivoluzione” in Rai di Salvini e Di Maio è un brutto spettacolo

Finché Foa non sarà confermato dalla commissione parlamentare di Vigilanza non è ancora il presidente. Il Partito democratico voterà contro. Forza Italia?

27 Luglio 2018 alle 21:03

La “rivoluzione” in Rai di Salvini e Di Maio è un brutto spettacolo

Foto Imagoeconomica

Roma. Un giorno e una notte di trattative estenuanti intorno alle nomine da fare alla Rai, quasi quarantotto ore d’incontri, telefonate, sospiri, urletti strozzati in cui Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i proconsoli, hanno messo tutto sul piatto, non solo il nuovo direttore generale della televisione pubblica, che alla fine sarà il rispettatissimo Fabrizio Salini, ma pure tutto il cucuzzaro della macchina dirigenziale di Viale Mazzini, direttori dei tg e direttori di rete: ogni incarico è stato pesato, contrattato, misurato, odorato, scambiato e venduto in questa specie di suk della spartizione e della nomenklatura. Come forse non era mai successo. Perché, come raccontano in queste ore praticamente tutti dentro la Rai e in Parlamento, il mercanteggiare sulle nomine, che c’era ovviamente anche prima, non era mai stato così spudorato, esplicito, persino irridente nei confronti delle forme se non delle regole, visto che, per legge, toccherebbe al direttore generale, oggi amministratore delegato, nominare tutti i direttori di rete e dei telegiornali. Non al governo. E d’altra parte, per avere Salini, che piace a Di Maio, il Movimento cinque stelle ha praticamente rinunciato alla direzione del Tg1, del Tg2 e a quanto pare pure di Rai1. Insomma adesso, salvo auspicabili sorprese, al bravo Salini, che è stato un apprezzato manager televisivo a La7, che ha lavorato agli aspetti tecnico-organizzativi della casa di produzione Stand By Me, lui che ha accettato lo stipendio calmierato a 240 mila euro annui, proprio a lui di cui tutti parlano bene potrebbe toccare, come primo atto da neo direttore generale della Rai, di dover abdicare alle sue prerogative, un po’ come è successo a Palazzo Chigi, al Prof. Avv. Giuseppe Conte, che Vittorio Sgarbi definì a Montecitorio, annunciando la sua intenzione di votare provocatoriamente la fiducia al governo Di Maio-Salvini, “il vicepresidente di due vicepresidenti”.

  

E così mentre Salvini, che non disdegna la retorica ed è abile nella propaganda, ma pure riconosce le insidie, precisa subito di non aver discusso di nessun incarico dirigenziale per le reti e per i tg, Di Maio invece, che è giovane e spesso si lascia andare, annuncia la “rivoluzione culturale” in arrivo, niente meno. E infatti, mentre il vicepresidente del Consiglio grillino evoca, crediamo inconsapevolmente, una delle vicende più violente e inquietanti del regime comunista di Mao, non ritenendo forse sufficiente l’antifona, ha ritenuto di dover aggiungere: “Una rivoluzione per liberarci di parassiti e raccomandati”. In Cina, com’è noto, acchiappavano professori, intellettuali e deviazionisti del regime, gli mettevano addosso un cappello da asino e li facevano sfilare per le città rifilandogli ogni tanto anche qualche didattico calcio nel sedere. Ebbene, come tutto questo possa tradursi, una volta applicato alla Rai, rimane un mistero. La cosa certa è che, oltre al povero Salini, ieri il governo ha indicato pure il presidente della Rai, il giornalista, ex del Giornale, Marcello Foa, simpatico a Salvini, che negli ultimi anni, passati in Svizzera per lavoro, in una serie d’interventi pubblici, anche su internet e in televisione, aveva preso posizioni a favore del dittatore Assad in Siria nonché di Vladimir Putin in Russia. Foa, che gli amici descrivono come “persino più perspicace di Giulietto Chiesa” e “più denso di Diego Fusaro”, stimatissimo da Claudio Borghi, oltre a considerare la moneta unica europea una iattura da cancellare immediatamente, è anche autore di un libro che s’intitola “Gli stregoni della notizia. Come si fabbrica informazione al servizio dei governi”. Ma non è un manuale, né un bignami per manipolatori occulti, piuttosto è una denuncia del giornalismo democratico-liberale in quanto tale.

  

“Per la Rai abbiamo fatto le nostre scelte”, ha twittato il presidente del Consiglio Conte. “Con Fabrizio Salini e Marcello Foa garantiamo il rilancio della principale industria culturale del paese”, ha aggiunto. Solo che Foa, finché non sarà confermato dalla commissione parlamentare di Vigilanza, così stabilisce per adesso la legge, non è ancora il presidente. Il voto della Vigilanza è previsto per mercoledì, e tutti si chiedono cosa accadrà. Il Partito democratico voterà contro. Forza Italia?

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Commenti all'articolo

  • lorella.ambrosi

    30 Luglio 2018 - 06:06

    Non credo che le dichiarazioni del vicepresidente grillino siano "inconsapevoli": tutto è programmato a tavolino e per ogni dichiarazione viene utilizzato il linguaggio proprio dell elettorato di riferimento e non è destinato a tutti i cittadini. Sì, qualche parola di troppo può sfuggire, ma non per ingenuità, ma perché i concetti e il pensiero sono precisamente di livello pari a quelli delle conversazioni di "4 amici al bar". Il vero dramma è che questo Governo nella sua quasi totalità parla non a tutti gli italiani ma solo ai propri elettori, un ennesimo spregio alla costituzione

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  • ancian99

    29 Luglio 2018 - 20:08

    Ora anche la stampa e la televisione saranno assoggettate a una politica di regime; gli italiani leggeranno o vedranno solo ciò che è conforme al regime: ciò significa soppressione della libertà di informazione, di quella informazione indipendente, liberal-democratica che ha nutrito schiere di intellettuali e di giornalisti che hanno voluto e potuto dire la verità.

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  • albertoxmura

    28 Luglio 2018 - 22:10

    Non condivido molte delle prese di posizione di Foa, specialmente in materia di Europa. Tuttavia detesto l'idea che qualcuno, solo perché ha idee diverse dalle mie, debba essere considerato "impresentabile". Impresentabile è chi emette una fatwa contro coloro che la pensano in maniera diversa da lei (o lui). Si ricordi la celebre frase attribuita a Voltaire: "Non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo". Se il Presidente della RAI ha una funzione di garanzia, allora perché hanno deciso che fosse nominato dal Consiglio dei ministri e non dai Presidenti delle Camere, com'era un tempo? Chissà, forse volevano avere maggiori assicurazioni di una nomina partitocratica. Non possono lamentarsi. Foa ha le sue idee, piacciano o no (e a me molte di esse non piacciono). Ma dal punto di vista delle credenziali professionali, mi sembra inattaccabile.

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  • Giovanni Attinà

    28 Luglio 2018 - 13:01

    Ma è stato sempre così per le nomine! Di conseguenza tutto il can can sollevato sulle vicende delle nomine non mi scandalizza. Semmai mi scandalizza il fatto che , come al solito, manca la coerenza, soprattutto da parte di tanti giornalisti, buoni per tutte le stagioni, pur di occupare poltrone. Poi sulle lezioni di giornalismo deve essere chiaro che un certo Casalino non mi pare che figuri negli annali del giornalismo. IN ultimo non si capisce perché in Italia non si privatizzi la tv pubblica . Infatti il servizio pubblico è una scusa per fare pagare il canone agli italiani, con informazioni, la cui completezza lascia molto a desiderare.

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    • ancian99

      30 Luglio 2018 - 10:10

      Condivido pienamente.

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