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Putiniani e antieuropei. Ma lo sdegno è sprecato

Quelli che la pensano come Foa ci sono: la battaglia politica ci sta eccome, non però in una logica di sputtanamento ostracistico. Il necessario no del Cav

29 Luglio 2018 alle 06:00

Putiniani e antieuropei. Ma lo sdegno è sprecato

Marcello Foa (foto Imagoeconomica)

Un cerchio si sta chiudendo. Politico e retorico. Come avevamo facilmente previsto prima che partisse, l’offensiva sui porti e i respingimenti del Ministro dell’Interno sta riscuotendo un successo di stima nei sondaggi e di efficienza. Una bella inchiesta di bordo di Lorenzo Cremonesi nel Corriere, una notte su una fregata militare intorno alle acque libiche dell’immigrazione traghettata tra le tragedie e gli eroismi dei salvauomini-donne-vecchi-bambini, dimostra che Salvini il Truce ha tratto profitto dal più misurato Minniti e dalle sue politiche: infatti da parecchi mesi, parecchi mesi, nel mare si diradano, fino a una virtuale scomparsa, i barconi, e ora anche le navi di soccorso, i radar per una notte di luna bella e piena, invitante per scafisti e immigrati in teoria, vedono tutto buio, qualche imbarcazione sospetta, qualche peschereccio, nient’altro.

 

E’ la lezione di Trump applicata al potere nuovo italiano. Con Obama la crescita non era massiccia ma c’era, il debito era meglio sorvegliato ma per gli americani reaganiani d’istinto il debito non è un vero problema (“è abbastanza grande per badare a sé stesso”), e la disoccupazione era giù, ai limiti del pieno impiego, come adesso. Però la retorica trumpiana e la sua gesticolazione fuori dagli schemi e dalle buone maniere, e il taglio benedetto delle tasse, hanno irrobustito i risultati, e ora a forza di muri che ci sono e non ci sono, dazi che ci sono e non ci sono, l’Arancione, un Truce anche lui, può vantarsi del favoloso, miracoloso, storico 4,1 per cento di crescita del trimestre.

 

Lo stesso per il nostro viminalizio leghista: potrà vantarsi del suo e del non-suo, ma il “suo” ha una forza simbolica per l’opinione infinitamente più grande delle politiche efficienti e “normali”, eurocompatibili e umanitariamente discusse ma non così fragorose nella negazione del diritto del mare alla salvezza delle vite. L’emergenza immigrati era finita prima di Salvini, ma è Salvini che incasserà, specie se saprà darsi una regolata e rientrare nel giro di politiche meno incompatibili con gli assetti europei che contano (meno Visegrad, che poi le quote non le vogliono proprio, e più attenzione a Bruxelles). Brett Stephens consiglia ai democratici, in sequenza: non polemizzate con la crescita al 4,1 per cento, non masticate amaro, non mugugnate quando per il popolo splende il sole, se non volete che la gente pensi “quelli guadagnano abbastanza per fottersene dei nostri redditi” e posti di lavoro, altrimenti tutte le debolezze del trumpismo si bruceranno al calore dei successi contro i quali le élite democratiche e i nuovi radicali socialisti in voga scateneranno invano la “caccia alle streghe”.

 

Avremo questo problema anche in Italia, con la strana alleanza e becera che ci governa. Faccio ora un esempio di altra natura. Marcello Foa non lo conosco, ho letto qualcosa di lui e su di lui, mi sembra politicamente un imbroglione, come il suo amico Bannon e i suoi amichetti del mondo putiniano in Europa, ma sconsiglio di trattarlo, in quanto candidato presidente della Rai di Salvini e titolare della rivoluzione culturale predicata da Di Maio, con toni sdegnati. E’ putiniano, un po’ complottista, antieuropeo e antimattarelliano: embè? Voglio dire: prendere a schiaffi verbali il maoismo ridicolo di Giggino va bene, specie quando qualifica di raccomandati e parassiti tutti coloro che sono stati assunti e nominati con gli stessi metodi del “contratto”, in passato, ma essere putiniano non è un reato né un motivo di ostracismo, vorrei vedere.

 

Non siamo nell’America anni Cinquanta, quando venivano combattuti spesso con mezzi estremi e costituzionalmente orripilanti i comunisti amici dell’Unione Sovietica raccontati da Philip Roth nel bellissimo “Ho sposato un comunista” o gli altri capi del partito comunista di cui ci parla il libro notevole sugli “amori comunisti” della comunista Luciana Castellina: negare a un tizio con un cv normale la qualifica di legittimità per via delle sue opinioni confidate a Russia Today, l’organo dei putinisti nella Ue, sarebbe più che un errore di gusto, una indicibile arroganza. Quelli che la pensano come Foa o Sangiuliano ci sono, e probabilmente finiranno arruolati in posti di responsabilità nell’informazione: una battaglia politica contro questo ceto di professionisti del contratto ci sta eccome, ma non in una logica di sputtanamento ostracistico delle loro idee e pratiche, con attenzione a quanto è borderline, ma senza esagerare in senso schedatorio e censorio, ovvio. Ho letto di gente molto a punto che se la prende con loro perché non si riconoscono nella vulgata europeista occidentale e liberale; e vabbè, bisogna starci, saranno anche complottisti e politicamente imbroglioni, ma fanno parte del panorama di legittimità di cui tutti dovremmo essere parte, almeno finché non introducano, ma è da vedere, faziosità e fake e dispetto per la verità nel loro lavoro pagato da tutti.

 

Detto questo, credo che Berlusconi lo sappia, è solo da vedere come calcolerà la sua convenienza: se fa saltare la nomina di Foa, per ragioni eminentemente politiche e non di legittimità, il suo teorico braccio di ferro con il curioso alleato e antagonista che nel centrodestra è di casa come nel contratto, il pigliatutto Salvini, avrà un minimo di credibilità, sennò, se vota Foa in cambio di piccole contropartite, ha chiuso definitivamente e ogni sua alzata di ingegno ormai non sarà che una velleità.

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Commenti all'articolo

  • lorenzolodigiani

    30 Luglio 2018 - 11:11

    Foa resti al Corriere del Ticino e Mauro continui ad abbonarsi al Foglio. Quanto al cav sia coerente e preferisca l’Europa ad un telegiornale Rai.

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    • Skybolt

      30 Luglio 2018 - 17:05

      E se invece ci fosse di mezzo la SIPRA?

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  • giantrombetta

    30 Luglio 2018 - 10:10

    Caro Giuliano, avrei una sola domanda non retorica ne’ tanto meno provocatoria. Fermo restando che condivido il giudizio che sulla tragedia dei migranti l’azione di Minniti e’ stata misurata ed efficace, perché le sue misure misurate ed efficaci non sono state adottate dai governi a guida Pd qualche anno prima, risparmiandoci tanti guai e probabilmente guadagnandosi non pochi consensi anche elettorali in più? Tanto per esser cattivi, l’essersi messi nelle mani di Alfano non pare sia stata scelta anche elettoralmente felice. A proposito, dove diavolo e’ finito il ministro degli interni e degli Esteri dell’ultimo governo democratico prima dello tsunami rossonero? E dove e’ finita la valanga di consensi che tale autorevole ministro vantava di avere? Carissimo sempre lucido ed acuto Giuliano, le repliche della storia in politica sono sempre dure, come scriveva il povero e compianto Walter Tobagi, che fu molto molto caro anche a te, se ben ricordo.

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  • carlo.trinchi

    30 Luglio 2018 - 07:07

    Anche Ferrara sta uscendo dalla nebbia. Se questo mare lo avessimo avuto con Renzi, Renzi starebbe a Palazzo Chigi e non lo schioderebbe nessuno. Vedere, ascoltare la pancia del popolo non è vergogna o poco shic ma e essere a volte pratici e concreti. sull’Europa ci andrei cauto e se ognuno può avere le sue idee altro e’ condividerne posti di responsabilità. Comunque non è mai detto e ricominciare da dove si era ciechi, interessati e sordi, cioè l’immigrazione, forse si potrà recuperare il senno mandato all’ammasso. Per il PD non servono congressi chi chiacchiere e soloni di sempre ma riprendere il consenso con la coscienza del territorio, dei confini e della sicurezza il resto è fondamentale ma ora deve seguire. Se purtroppo o per necessità decidetelo voi ma è un fatto e lo vediamo. Salvini cresce, Di Maio arranca, il PD muore e Berlusconi invecchia.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    29 Luglio 2018 - 17:05

    Ma guarda: siamo cascati in un mondo di "imbroglioni" e di "impostori". Invece quando c'era lui, caroLei, il bimbino di Rignano, la mascotte degli Eurocrati, che sottobanco e all'insaputa degli italiani - e relativi giornalistoni - aveva firmato per far convogliare tutta la fiumana immigratoria africana in Italia a prescindere - un tanto a crapa, beninteso, e che sempre sottobanco stava svendendo un po' di mare italiano ai cuginastri francesi chè tanto ne abbiamo anche troppo, e le ONG a far miracoli di Salvezza beatificate da Papa&Massoneria in coop, quello i sendero luminoso!... quella la nuova EuArabia felix! Per essere credibile però, l'Elefantino dovrebbe saper dimostrare e provare almeno UNA delle sue maiuscole asserzioni: l'emergenza immigrati era finita prima di Salvini. Perchè, fino a prova contraria, secondo tutti i dati siamo nel pieno crescendo del fenomeno planetario. Finchè non si creano situazioni di ragionevole speranza a rimanere in patria, si emigra. Così è l'uomo.

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