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I tormenti dell’asse gialloverde e le domande che si fa il Pd

Continuano a circolare i nomi di Paolo Gentiloni e Nicola Zingaretti per la segreteria. E c’è chi già propone una sorta di compromesso

11 Giugno 2018 alle 20:55

Ripartire dal 3 dicembre. Di cosa ha bisogno il Pd per avere ancora un futuro

Pier Carlo Padoan, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Nicola Zingaretti (foto LaPresse)

Secondo un’indiscrezione che circola a Montecitorio con una certa insistenza i 5 stelle sarebbero preoccupati dell’avanzata leghista, che, tra l’altro, è stata confermata anche da questa ultima tornata di elezioni amministrative. Il timore è quello di perdere i voti che erano stati strappati alla destra dal 2013 in favore del Carroccio. Per questa ragione i grillini avrebbero commissionato una rilevazione. Proprio per comprendere quale sia il rischio reale di questa eventuale emorragia di consensi verso il partito di Matteo Salvini.

 

Nelle due forze che appoggiano il governo, cioè la Lega e il Movimento 5 stelle, è stata letta con una certa apprensione l’intervista rilasciata dal neo ministro dell’Economia Giovanni Tria al Corriere della Sera. Dalle parole del titolare del dicastero di via XX Settembre i rappresentanti del Carroccio e i grillini hanno tratto l’impressione che il ministro sia pronto anche alle dimissioni se si uscirà dal seminato delle regole europee. E’ chiaro che un evento di questo genere rappresenterebbe un duro colpo per il governo giallo-vede. Ma parte che Tria voglia agire in perfetta autonomia, al contrario del premier Giuseppe Conte. E la cosa preoccupa non poco i 5 stelle e i grillini.

 

Nel Partito democratico, ormai lontano dalle luci dei riflettori, ferve il dibattito sul futuro. Continuano a circolare i nomi di Paolo Gentiloni e Nicola Zingaretti per la segreteria. E c’è chi già propone una sorta di compromesso tra i due: il governatore del Lazio alla guida del partito e l’ex presidente del Consiglio candidato premier. Ma è un compromesso difficile da realizzare dal momento che le elezioni non sembrano poi troppo vicine. In tutto ciò Carlo Calenda, che pure sottolinea quasi ogni giorno di voler sostenere Gentiloni, sembra invece sempre più tentato (ma per ora è solo una tentazione) di buttarsi nella corsa alla leadership del Pd. Nel frattempo l’ala dura dell’area di Orfini e di Renzi ha già fatto sapere di non volere nessuno dei tre alla guida del partito. Il fatto, però, è che questo schieramento interno al Pd non ha nessun candidato da opporre, perché Graziano Delrio ha ripetuto anche di recente di non essere interessato a intraprendere la corsa alla segreteria.

 

In questo clima, dentro il Pd ci si continua a interrogare sulle reali intenzioni di Matteo Renzi. Il segretario appare distante e sembra non interessarsi alle vicende del partito. L’interrogativo che lo riguarda e che circola tra i diversi dirigenti del Nazareno è questo: l’apparente disinteresse di Renzi è dovuto al fatto che l’ex segretario pensa ormai di strappare con il partito e di farsi una formazione in proprio o piuttosto preferisce lasciare le cose inalterate e tenersi Martina per continuare ad avere in mano la maggioranza del partito evitando così di lasciare il testimone a un segretario a tutti gli effetti?

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Commenti all'articolo

  • Skybolt

    12 Giugno 2018 - 17:05

    Io sarei per Cuperlo. Viste le ragioni degli altri due, perchè no.

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  • quadroemerito

    12 Giugno 2018 - 12:12

    No, Zingaretti alla segreteria no, please. Ne abbiamo già uno che imperversa su tutte le reti, e basta e avanza.

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  • NoMercy

    12 Giugno 2018 - 09:09

    Da diversamente-renziano: 1) Martina, è ovvio, non può fare il segretario di un partito di massa che si candida a governare, bravo "cristo" per carità ma non è un leader 2) se Renzi vuole fare partito a sé la risposta è: dipende. Dipende da che partito vuol fare, non deve essere un partito effimero, alla "moda" che raccoglie voti ad una tornata elettorale e poi tracolla dopo perchè non è più alla "moda" ma il seme di un nuovo baricentro, fuori-schema dx/sx. Ma Renzi, temo, abbia bruciato tutto il bruciabile in termini di "appeal", la ggente vota "contro" Renzi a prescindere. Quindi, per me, resta una grande risorsa non solo per una sinistra moderata ma per tutto il Paese ma si deve spendere in modo intelligente, magari con il tempo smussasse molti suoi comportamenti (tempo 5 anni ?)... 3) oggi Calenda è l'unico leader presentabile a (centro)sinistra.

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    • Giovanni

      12 Giugno 2018 - 21:09

      Concordo. Rimango un Renziano per il suo tentativo di trasformare il PD ma al momento è molto meglio che agisca dietro le quinte e sì, Calenda esprime nuove idee che mi piacciono molto. Vedremo...

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