I tormenti dell'asse gialloverde e le domande che si fa il Pd

Redazione

Continuano a circolare i nomi di Paolo Gentiloni e Nicola Zingaretti per la segreteria. E c’è chi già propone una sorta di compromesso

Secondo un’indiscrezione che circola a Montecitorio con una certa insistenza i 5 stelle sarebbero preoccupati dell’avanzata leghista, che, tra l’altro, è stata confermata anche da questa ultima tornata di elezioni amministrative. Il timore è quello di perdere i voti che erano stati strappati alla destra dal 2013 in favore del Carroccio. Per questa ragione i grillini avrebbero commissionato una rilevazione. Proprio per comprendere quale sia il rischio reale di questa eventuale emorragia di consensi verso il partito di Matteo Salvini.

 

Nelle due forze che appoggiano il governo, cioè la Lega e il Movimento 5 stelle, è stata letta con una certa apprensione l’intervista rilasciata dal neo ministro dell’Economia Giovanni Tria al Corriere della Sera. Dalle parole del titolare del dicastero di via XX Settembre i rappresentanti del Carroccio e i grillini hanno tratto l’impressione che il ministro sia pronto anche alle dimissioni se si uscirà dal seminato delle regole europee. E’ chiaro che un evento di questo genere rappresenterebbe un duro colpo per il governo giallo-vede. Ma parte che Tria voglia agire in perfetta autonomia, al contrario del premier Giuseppe Conte. E la cosa preoccupa non poco i 5 stelle e i grillini.

 

Nel Partito democratico, ormai lontano dalle luci dei riflettori, ferve il dibattito sul futuro. Continuano a circolare i nomi di Paolo Gentiloni e Nicola Zingaretti per la segreteria. E c’è chi già propone una sorta di compromesso tra i due: il governatore del Lazio alla guida del partito e l’ex presidente del Consiglio candidato premier. Ma è un compromesso difficile da realizzare dal momento che le elezioni non sembrano poi troppo vicine. In tutto ciò Carlo Calenda, che pure sottolinea quasi ogni giorno di voler sostenere Gentiloni, sembra invece sempre più tentato (ma per ora è solo una tentazione) di buttarsi nella corsa alla leadership del Pd. Nel frattempo l’ala dura dell’area di Orfini e di Renzi ha già fatto sapere di non volere nessuno dei tre alla guida del partito. Il fatto, però, è che questo schieramento interno al Pd non ha nessun candidato da opporre, perché Graziano Delrio ha ripetuto anche di recente di non essere interessato a intraprendere la corsa alla segreteria.

 

In questo clima, dentro il Pd ci si continua a interrogare sulle reali intenzioni di Matteo Renzi. Il segretario appare distante e sembra non interessarsi alle vicende del partito. L’interrogativo che lo riguarda e che circola tra i diversi dirigenti del Nazareno è questo: l’apparente disinteresse di Renzi è dovuto al fatto che l’ex segretario pensa ormai di strappare con il partito e di farsi una formazione in proprio o piuttosto preferisce lasciare le cose inalterate e tenersi Martina per continuare ad avere in mano la maggioranza del partito evitando così di lasciare il testimone a un segretario a tutti gli effetti?