cerca

Le ipocrisie di Lega e M5s sul regolamento di Dublino (dopo il no alle modifiche)

I due partiti che per mesi hanno picchiato sul tema dell’immigrazione non hanno votato la proposta di riforma europea che obbligherebbe tutti i paesi dell’Unione di farsi carico dei migranti

Email:

allegranti@ilfoglio.it

17 Maggio 2018 alle 20:01

Le ipocrisie di Lega e M5s sul regolamento di Dublino (dopo il no alle modifiche)

Matteo Salvini ad Agrigento (foto LaPresse)

Roma. “E’ necessario il superamento del Regolamento di Dublino. Il rispetto del principio di equa ripartizione delle responsabilità sancito dal Trattato sul funzionamento dell’Ue deve essere garantito attraverso il ricollocamento obbligatorio e automatico dei richiedenti asilo tra gli stati membri dell’Ue, in base a parametri oggettivi e quantificabili e con il reindirizzo delle domande di asilo verso altri paesi”, c’è scritto nel tonitruante contratto con gli italiani di Lega e Cinque stelle, che presenta vari problemi, non solo per la mancanza di coperture delle misure che si vorrebbero adottare (dal reddito di cittadinanza alla flat tax).

 

Ora, giusto l’anno scorso, il Parlamento europeo ha espresso la sua posizione sulla riforma del regolamento di Dublino sul diritto d’asilo. Regolamento di cui si sta discutendo proprio in queste ore in Europa. La novità più importante, formalizzata con un voto nel novembre 2017, riguardava proprio l’abolizione del principio del paese di primo ingresso. In questo modo, spiegava l’Associazione per gli Studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), “viene eliminato il legame tra il paese nel quale il richiedente ha fatto ingresso irregolare ed esame della sua domanda di protezione, sostituendo questo anacronistico approccio”, che penalizzava molto i paesi con frontiere esterne, tra cui l’Italia, “con una nuova concezione in base alla quale il richiedente fa ingresso nell’Unione, considerata nel suo complesso”. La competenza all’esame della domanda di protezione verrebbe dunque “definita sulla base di quote che riguardano tutti i paesi dell’Unione definite sulla base di criteri oggettivi, dando finalmente attuazione al principio di solidarietà e di equa ripartizione delle responsabilità”. Tutti i paesi dell’Unione, dunque, dovrebbero farsi carico dei migranti.

  

La proposta di riforma, presentata a novembre 2017, è stata approvata con 390 voti a favore, 175 contrari e 44 astenuti. Però c’è un però: il M5s ha votato no (perché il testo non è “abbastanza ambizioso”) e la Lega s’è astenuta. Proprio i due partiti che per mesi hanno picchiato sul tema dell’immigrazione per far cassa poi nelle urne. Solo che le soluzioni non fanno comodo quando si è all’opposizione e tornano utili quando si arriva a Palazzo Chigi. Meglio poter continuare a prendersela con le Ong. Se le cose migliorano, d’altronde, di cosa si possono lamentare poi leghisti e grillini nei loro contratti di governo e nelle loro dirette a reti unificate?

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    17 Maggio 2018 - 21:09

    Il contratto, termine che già evoca l'uso dei lemmi acchiappacitrulli, è un documento politico di intenzioni politiche. Come prassi politica non si indica mai il "come", tempistica inclusa, realizzarlo. Esempio pratico, senza arrivare a Dublino : "riformare i centri per l'impiego", è enunciato generico se non si chiarisce "come" farlo. Il contratto è un insieme d'intenzioni, apparentemente condivise. Ci penserà l'implacabile avverbio di modo a smascherare quanto fosse apparente la condivisione. Amen.

    Report

    Rispondi

Servizi