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Zagrebelsky, appellista e prof.

Zagrebelsky, giurista, ex presidente di Consulta, ispiratore di appelli democratici e gran signore del “no” al referendum costituzionale, potrebbe per un attimo immaginarsi in una scena di un film sull’America proibizionista.

30 Settembre 2016 alle 15:02

Zagrebelsky, appellista e prof.

Gustavo Zagrebelsky (foto LaPresse)

Roma. Se qualcuno, di notte, vedesse camminare nella nebbia e con il bavero del cappotto alzato il professor Gustavo Zagrebelsky, giurista, ex presidente di Consulta, ispiratore di appelli democratici e gran signore del “no” al referendum costituzionale, potrebbe per un attimo immaginarsi in una scena di un film sull’America proibizionista: il prof., infatti, infaticabile icona di cause buone&giuste per i Giusti del parterre “noB.-no Renzi”, ha il volto corrucciato, la voce a tratti metallica e il phisique leggermente ricurvo dell’investigatore che si mimetizza nei vicoli della Chicago del crimine. Ed è con quel volto e con quella voce che si confronterà-scontrerà stasera con il premier Matteo Renzi, su La7, nello studio di Enrico Mentana. Sarà il momento in cui potrà dispiegarsi appieno la sua oratoria binaria in senso psicopolitico (imperniata cioè su concetti opposti come male-bene, innocenza-colpevolezza), oratoria di cui diede prova anche fuori contesto, e cioè al Festival della Letturatura di Mantova, un anno fa, quando deliziò una folla già di per sé adorante con una lectio magistralis sul tema “potere e libertà”.

 

Fu in quell’occasione che si udì Zagrebelsky, secondo solo a Stefano Rodotà nel gradimento di tutto il demi-monde ex girotondino, grillino e protogrillino (non per niente il suo fu uno dei nomi scelti per le Quirinarie di Beppe Grillo), parlare di qualcosa che non fosse la “democrazia svuotata”, suo cavallo di battaglia: ogni volta che qualcuno parla di riforma del Senato, Zagrebelsky se ne esce con la frase detta a Ezio Mauro nell’intervista a Repubblica del 26 maggio 2016: nella riforma del Senato, diceva, “a me pare di vedere il sogno di ogni oligarchia: l’umiliazione della politica a favore di un misto di interessi che trovano i loro equilibri non nei Parlamenti, ma nelle tecnocrazie burocratiche…”. E Mauro chiedeva e chiedeva: dove vede, professore, il disegno di “esproprio del potere”? Professore, anche lei pensa che l’Europa sia un nemico? Professore, ma non è troppo pessimista? E il prof. diceva che no, non di pessimismo si trattava, nel suo caso, ma di “prudenza, una virtù che nel governo delle società non è mai troppa”.

 

Prudenza vuole, dunque, che Zagrebelsky, d’intervista in intervista, e di convegno in convegno, si faccia vedere guardingo anzichenò sulla forma prima che sulla sostanza: “…se passerà il ‘sì’, ha detto alla Festa del Fatto quotidiano, dovrò smettere di insegnare Diritto costituzionale, perché, ammetto, non ho capito quasi nulla delle parti essenziali di questa riforma…”. Zagrebelksy, infatti, è convinto che la nuova Costituzione sia stata scritta “secondo la tecnica dell’incomprensione”: diventerà “come una delle tante leggi illeggibili, che i nostri parlamentari hanno votato a caso, senza capirne il significato”. E così l’uomo che nel 2015 raccoglieva fan preoccupati per l’affermarsi di invisibili “oligarchie” persino agli incontri sulla memoria digitale al teatro Carignano di Torino, nel 2016  si prepara a difendere la Costituzione così com’era, secondo il catalogo in 15 punti per il “no” da lui stilato e diramato via Micromega. Si segnala il punto 3: “…Diranno che le riforme servono alla “governabilità”…: governabile è chi si lascia docilmente governare e chiediamo: chi si deve lasciar governare e da chi?”. E il lettore resta così, un po’ sospeso e un po’ perso, forse ipnotizzato, e come davanti al più ingarbugliato degli scioglilingua.

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