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No alla riforma Boschi, Sì al modello Chávez. Il partito dei professori guarda alla Costituzione del Venezuela

Alberto Lucarelli, collega di appelli a difesa della Costituzione di Rodotà & Zagrebelsky, ha invitato alla Federico II di Napoli l’ambasciatore venezuelano per una lectio magistralis su “La divisione dei poteri nella Costituzione del Venezuela”.

25 Maggio 2016 alle 19:14

No alla riforma Boschi, Sì al modello Chávez. Il partito dei professori guarda alla Costituzione del Venezuela

Commemorazione di Hugo Chavez in Venezuela (foto LaPresse)

Il partito dei professori da anni e attraverso numerosissimi appelli, raccolte firme, interviste, articoli e pamphlet denuncia che è in atto il tentativo di un cambiamento in senso antidemocratico della Costituzione e quindi della vita politica e civile del paese. Non si sa se quella in corso sia una “svolta” o una “deriva”, ma di certo si sa che è autoritaria. Che sia un lento trascinamento o un cambio di direzione repentino, il partito dei professori dà per assodato che la riforma Boschi verso l’autoritarismo. Ciò che non va nella riforma sono il rafforzamento dell’esecutivo che porta a un presidenzialismo di fatto, lo squilibrio dei poteri, l’indebolimento del ruolo del Parlamento e lo stravolgimento della Costituzione da parte di parlamentari delegittimati. In ogni caso il partito dei professori, quello moralmente guidato da Rodotà & Zagrebelsky, non è il partito della conservazione: dopo settant’anni anche la Costituzione più bella del mondo mostra i segni della vecchiaia e ha bisogno di qualche ritocchino per tornare più splendida di prima.

 

Ad esempio c’è chi si è innamorato di una giovane sudamericana, venezuelana per la precisione, e vorrebbe che anche la nostra fosse così. Alberto Lucarelli, costituzionalista della Federico II di Napoli, collega di appelli a difesa della Costituzione di Rodotà & Zagrebelsky, animatore dei referendum sull’acqua ed ex assessore ai Beni comuni con De Magistris, nell’università partenopea ha organizzato un convegno dal titolo “La divisione dei poteri nella Costituzione del Venezuela” per festeggiare i 15 anni della legge fondamentale voluta da Hugo Chávez. Ospite d’onore della celebrazione è stato Julián Isaías Rodríguez Díaz, ambasciatore venezuelano in Italia ed ex vice presidente del Venezuela sotto il caudillo Chávez. Nella sua lectio magistralis Rodríguez ha parlato dei “diritti irrinunciabili della Nazione” come “indipendenza, libertà, sovranità, immunità, integrità territoriale e autodeterminazione nazionale” e ha descritto “gli aspetti della Costituzione che disciplinano i poteri dello Stato e l'equilibrio tra tali poteri”. Al convegno, che rientra in un tour promozionale dell’ambasciata venezuelana nelle università italiane, hanno partecipato anche Francesco Amirante e Francesco Paolo Casavola, entrambi presidenti emeriti della Corte Costituzionale ed entrambi firmatari dell’appello dei costituzionalisti contro la riforma Renzi-Boschi. Ai più potrà sembrare che invitare un vice di Chávez ed esponente del regime che sta imponendo in Venezuela fame, repressione e distruzione dello stato di diritto a parlare di equilibrio dei poteri costituzionali è un po’ come chiamare Jack lo Squartatore a illustrare le sue tecniche d’intervento in un convegno di chirurgia, ma si tratta evidentemente di pregiudizi imperialisti che il prof. Lucarelli non condivide.

 

In ogni caso il Venezuela è un paese con le riserve petrolifere più grandi del mondo e che per questo dovrebbe essere tra i paesi più ricchi del pianeta e invece dopo 15 anni socialismo chavista è vittima di una crisi economica drammatica. E' il paese con l’inflazione più alta del pianeta e ci sono code nei supermercati per il razionamento di ogni bene essenziale: manca la carta igienica, mancano olio, riso e pollo, latte e pannolini, zucchero e medicinali, manca la luce nelle case e nelle poche fabbriche e si chiudono gli uffici pubblici perché non c’è energia. Dal punto di vista politco-istituzionale l’equilibrio e la divisione dei poteri della Costituzione chavista funziona così: gli oppositori politici vengono sbattuti in carcere, il presidente Nicolás Maduro (delfino di Chavez) governa per decreti in uno stato d’emergenza perenne e l’opposizione non conta nulla nonostante abbia vinto le elezioni parlamentari e abbia due terzi dei seggi dell’Asamblea Nacional, perché la Corte suprema (che è di fatto un ufficio alle dipendenze del presidente) boccia tutte le leggi che non piacciono al regime. Naturalmente questo fallimento economico e istituzionale sta portando sull’orlo della guerra civile un paese che ha già un tasso di omicidi tra i più alti del mondo (ogni 20 minuti un venezuelano muore ammazzato). In ogni caso nulla di grave o preoccupante per il prof. Lucarelli. Sempre meglio la costituzione di Chávez e la moderazione di Maduro rispetto della riforma Boschi e del presidenzialismo strisciante di Renzi.

 

Qui un video dell’incontro con interventi del rettore della Federico II Gaetano Manfredi, l'Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Julián Isaías Rodríguez Díaz e Alberto Lucarelli, Ordinario di Diritto costituzionale

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