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Israele si prepara all’Eurovision, tra boicottaggi e: “Madonna ci sarà?”

Come va l’organizzazione a Tel Aviv del festival musicale che dal 14 al 18 maggio vedrà a esibirsi Mahmood e gli altri concorrenti europei

14 Aprile 2019 alle 06:03

Israele si prepara all’Eurovision, tra boicottaggi e: “Madonna ci sarà?”

Tel Aviv. Galgalatz è la radio di Tsahal, l’esercito di Israele, ma anche una delle più popolari del paese. “Gal” significa onda in ebraico, e le onde di questa emittente radiofonica piacciono soprattutto ai giovani israeliani, che ascoltano qui i loro idoli locali, da Dana International a Netta. Giovani, anzi giovanissime, sono anche i soldati e le soldatesse che ci lavorano, ai quali chiediamo se si stanno preparando per l’Eurovision, la competizione canora più seguita del mondo, che dal 1956 riunisce ogni anno i migliori cantanti selezionati dai paesi partecipanti, e che in questo 2019 è organizzata proprio da Israele in quanto vincitore della precedente edizione.

 

“A noi piace molto la canzone italiana”, dice Gaia Niv, raccontandoci la storia di questa radio, accanto a Nadav Ravid, il direttore di Galgalatz. La canzone italiana in concorso è “Soldi” di Mahmood, vincitrice dell’edizione di Sanremo di quest’anno, e quando chiediamo ad altri colleghi di Gaia se la giovane soldatessa lo ha detto solo per essere simpatica con noi, ci rispondono canticchiando “soldi, soldi” o “come va, come va, come va”: battendo le mani.

 

 

Gaia è la nostra guida, ci spiega che la disciplina è importante per i ragazzi e le ragazze di Tsahal, ma che non c’è nessuna restrizione, eccetto ovviamente la diffusione di canzoni che veicolano messaggi di razzismo e incitamento all’odio. “Ci divertiamo molto”, afferma. Poi, quando le domande diventano più politiche, prende la parola il direttore. “La libertà di pensiero è fondamentale in questa radio”, esordisce Nadav, raccontandoci che molti ascoltatori si sono lamentati perché Galgalatz diffonde anche le canzoni dei Pink Floyd e di Roger Waters, bassista e mente creativa della band inglese, che è diventato l’icona del boicottaggio contro Israele e del movimento Bds. “Una delle canzoni preferite dai giovani della radio è ‘Wish you were here’. Cerchiamo di separare il Roger Waters artista e autore di capolavori della storia della musica dal Roger Waters politico. Continueremo a trasmettere le canzoni dei Pink Floyd attraverso le onde di Galgalatz perché noi vogliamo soltanto trasmettere della bella musica”, spiega Nadav.

 

Israele è un paese che cerca la normalità, che martedì, per le elezioni politiche che potevano provocare lo smottamento verso l’alleanza dei centristi formata da Benny Gantz, l’ex capo di stato maggiore dell’esercito, e Yaïr Lapid, l’ex anchorman della tv pubblica, ha rivotato il suo re Benjamin Netanyahu – o il suo “principe”, come lo chiamano all’interno dell’esercito – e che però, quando prova ad affacciarsi sul mondo come con Eurovision diventa sempre oggetto di diatribe e boicottaggi. Anche per questo, la produttrice esecutiva dell’Eurovision, Zivit Davidovitch, che Il Foglio ha incontrato all’Expo Tel Aviv, l’immenso centro congressi dove dal 14 al 18 maggio verranno a esibirsi Mahmood e gli altri concorrenti europei, insiste più volte nel dire che a Eurovision la politica deve restare fuori, che a Tel Aviv ci sarà spazio per tutti e che l’edizione israeliana sarà “la migliore di sempre”. “Ci sono delle regole e siamo sicuri che tutti vorranno rispettarle”, ha spiegato. “Le canzoni non devono avere messaggi politici, non si devono ostentare simboli religiosi e le bandiere che sventolano devono essere soltanto quelle dei paesi partecipanti. Nessuna bandiera dei territori contesi potrà essere sventolata”, sottolinea Zivit. Ma Madonna ci sarà? “No comment”, risponde.

 

In realtà, mancherebbe soltanto la conferma ufficiale di Eurovision, perché la società di produzione Live Nation, lunedì sera, ha già fornito anche i dettagli: la popstar americana si esibirà la sera della finale, sabato 18 maggio, e canterà due canzoni, prima della diffusione dei risultati. Secondo Hareetz, è un donatore con passaporto canadese e israeliano, Sylvan Adams, che permetterà a Tel Aviv di avere Madonna sul suo palcoscenico più importante. Sempre secondo il quotidiano israeliano, la cantante americana sarà accompagnata da una squadra di centosessanta persone, numeri, assieme alle cifre della remunerazione, un milione di dollari, che stanno già creando polemiche. A queste, si aggiunge l’appello di una cinquantina di personalità britanniche, tra cui il musicista Peter Gabriel e il regista Ken Loach, affinché Madonna decida di annullare la sua performance a Tel Aviv. E’ soltanto l’inizio della storia tormentata di questo Eurovision 2019.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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