La spietatezza di Tom Wolfe verso gli studenti italiani

Annalena Benini

Il decennio dell’Io che non è mai finito e si è unito al Tu dei nostri contatti, del nostro pubblico, delle persone a cui dobbiamo necessariamente piacere

Nel 1971 tenni un giro di conferenze in Italia, parlando (su richiesta dei miei ospiti italiani) della “vita americana contemporanea”. Dovunque andavo, da Torino a Palermo, gli studenti italiani si mostravano interessati a un’unica domanda: era proprio vero che in America i giovani della loro età se ne andavano definitivamente da casa per vivere comunitariamente secondo loro regole particolari e creavano particolari stili di vestire e un loro vocabolario e praticavano la libertà sessuale e si drogavano?

Tom Wolfe, “Il decennio dell’Io” 

(Castelvecchi editore)


    

Tom Wolfe aveva quarantasei anni quando pubblicò “Il decennio dell’Io” sulla New York Review of Books, nel 1976. Ottanta pagine di precisione ironica e velocissima sull’esplosione della nostra condizione narcisistica, cominciata con gli anziani “roulottieri” degli anni Sessanta e mai mai mai finito, ma a poco a poco assorbito, addomesticato, accettato e celebrato in tutto il mondo occidentale. I roulottieri erano coppie di pensionati americani che, ricevuto lo sguardo della morte dai figli che non avevano alcuna intenzione di ospitarli nelle loro famiglie, compravano una casa a quattro ruote e andavano a unirsi ad altri roulottieri, abbracciavano una vita nomade, si sentivano finalmente anticonvenzionali (non come quegli esseri malinconici e ordinari dei loro figli) e si infatuavano del proprio Io, dando il via al gran ballo mai stanco del: parlami di me. “Hanno fatto qualcosa che si pensava facessero soltanto gli aristocratici (e gli intellettuali e gli artisti)”. Tom Wolfe è sempre stato spietato e sfrenato, grandioso nel presentare “Il Decennio dell’Io” con il primo capitolo intitolato semplicemente: “Io e le mie emorroidi” (perché ogni anima si concentra sul proprio bruciante tormento, e la ragazza sexy si libera del suo, urlandolo, facendolo diventare il grido universale dello sfogo dell’Io). “Io e le mie emorroidi”, trent’anni prima di Facebook, e raccontato come un movimento religioso, eccitantissimo, a disposizione finalmente di chiunque. Realizzare se stessi, parlare di se stessi, innamorarsi di se stessi, perdonare se stessi. Non esistevano ancora i reality show, che hanno sacralizzato l’imperativo spaventoso dell’“essere se stessi”, ma iniziava a esprimersi il più amorevole sguardo interiore, attraverso i movimenti hippie, attraverso la liberazione sessuale che permetteva la liberazione dello spirito.

  

“Wild wild country”, su Netflix, documentario sul guru indiano Bhagwan Shree Rajneesh (Osho) racconta magnificamente le esplosioni dell’Io. Da allora, dagli anni Settanta, sembra che tutto questo Io non abbia fatto che gonfiarsi, fino a unirsi al Tu dei nostri contatti, del nostro pubblico, delle persone a cui dobbiamo necessariamente piacere. Ma dentro questo narcisismo amichevole abbiamo smesso di essere interessanti per Tom Wolfe. Che però nel 1976 aveva già scritto la didascalia degli studenti italiani: “Conducevano durante le ore diurne un’esistenza piuttosto sfrenata. Militavano in organizzazioni estremiste e si erano accanitamente scontrati con la polizia, sulle barricate, nel senso letterale del termine. Però alle venti e trenta in punto tornavano a casa, si lavavano ubbidientemente le mani prima di cenare con Mamma e Papà e Fratellino e Sorella e la Zia Zitella. Quando se ne andavano da casa definitivamente, lo facevano tramite l’unico biglietto di viaggio ammissibile: il matrimonio. I figli scapoli di trentotto e trentanove anni restavano seduti intorno alla solita vecchia tavola, a masticare scontrosamente gnocchi o spaghetti”.

Di più su questi argomenti:
  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. Dirige Review, la rivista mensile del Foglio. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.