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Lettere rubate

Starnone e la magia di scrivere e di desiderare

Annalena Benini

E poi la malinconia di ricordare in "Il vecchio al mare": l'autore fa apparire e sparire i suoi personaggi in un intreccio incantato

La osservo di sbieco, come ho sempre fatto con mia madre, da piccolo e da grande. Non volevo che si accorgesse del mio sguardo, speravo di cogliere i suoi segreti quando era distratta.
Domenico Starnone, “Il vecchio al mare” (Einaudi, 122 pp.)

   

Un uomo in spiaggia, solo, guarda il mare e le persone che passano. A volte si addormenta e si risveglia di soprassalto, legge, scrive, si infila e si sfila un accappatoio marrone con il cappuccio. Pensa a sé, pensa alle parole (è uno scrittore), è infastidito dalla vecchiaia, ma intanto la spiaggia (e allora anche le pagine) si popola di personaggi, vanno e vengono. Donne che passano, nuotano, gli vanno incontro, uomini in competizione tra loro, persone che vogliono liberarsi di segreti, fare amicizia, essere baciate, capire qualcosa di più di questo desiderio che non finisce mai. Un grande scrittore sa far muovere una spiaggia, un negozio di abiti da donna, una strada: mettendosi in disparte, ma non troppo, ad osservare, costruendo piccole strategie per far accadere le cose. Domenico Starnone fa apparire e sparire i suoi personaggi in un intreccio incantato e concentra molta magia su una giovane donna con canoa, la commessa di una boutique, che nello sguardo di questo “vecchio al mare”, agìto dal vento e dall’immaginazione, diventa sua madre da ragazza, sua madre Rosa che faceva la sarta e cuciva per sé certi abiti bellissimi, la madre che il figlio guardava ammirato e spaventato, la donna che suscitava nel padre una gelosia terribile (la gelosia epica di Via Gemito) e gigantesche sfuriate.
 
“Le loro ombre fanno a spintoni, mi scappano dalla testa, si rincorrono adesso per la macchia sempreverde tra grida d’allegria e grida di dolore. Che cosa terribile è amarsi facendosi del male”. La madre è morta troppo presto da tanti anni, ma che ci fa adesso sorridente in questa boutique dove sei donne di età e corpi di versi inscenano davanti a lui il momento intimo ed erotico dei vestiti autunnali da indossare nella tarda estate in camerino per poi uscire, fare qualche passo, rimirarsi allo specchio, farsi complimenti reciproci, sfiorarsi? Che scena memorabile, in movimento, piena di promesse, animata da tempi diversi che si fondono insieme: la giovinezza, la morte, il desiderio, la vita. Tutto dentro il negozio di proprietà della signora Evelina, tutto fra donne (con l’uomo seduto che le guarda, lo scrittore che muove il mondo), finché una voce di maschio sulla soglia squilibra tutto, rompe l’incanto. “Ancora qui? Oggi nessuno ha fame?”. Questa voce mi ha fatto sobbalzare mentre leggevo, l’apparizione di quest’uomo ha cambiato il volto a ogni donna, ha rivelato il troppo che non si sa. La crudeltà di desiderare, la malinconia di ricordare. E il miracolo di saper scrivere anche di quello che si perde.  

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. Dirige Review, la rivista mensile del Foglio. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.