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Lettere rubate

"Hijra": esordio e trasformazione. Ma il curry in polvere no!

Annalena Benini

La storia di Saif, dal Pakistan a Belluno. Non abbastanza italiano, ma anche non abbastanza pakistano da fare il testimone di nozze

Che io soffochi tra i monti di Belluno o che io anneghi nei bagni di sudore a Rawalpindi, nulla cambia. Due terremoti che continuano a spingermi di qua e di là. Mi studiano, servendosi di una lente che ingrandisce le mie diversità. Le indicano e mi gettano via, dall’altra parte. I miei due paesi sono le racchette e io la pallina. Sembrano entrambi non volermi.
Saif ur Rehman Raja, “Hijra”
(Fandango libri, 226 pp.)

 

Saif ha undici anni quando arriva in Italia per la prima volta dal Pakistan, a Belluno. Viaggia solo, vola solo per ricongiungersi ai suoi genitori e ai suoi due fratelli più piccoli. Da due anni non li vede, è rimasto a casa con la nonna perché è il maggiore e i fratelli maggiori, gli hanno insegnato, devono sapersi sacrificare. La hostess che lo accompagna all’uscita è molto gentile ma è stranissima, ha la pelle chiara e la gonna con le calze nere. Per la prima volta Saif vede le gambe di una donna e pensa che dev’essere una di quelle che lavorano di notte per la strada, dev’essere per forza così, l’hanno educato così. Tempo dopo, a pranzo a casa di Filippo, un compagno delle medie a Belluno, la madre di Filippo vede Saif in difficoltà con gli spaghetti al pomodoro e gli dice che è strano che nel suo paese la civiltà non sia ancora arrivata. La maestra delle elementari gli dice, il primo giorno di scuola, che però adesso deve seguire le regole italiane: a un bambino spaesato a cui è caduto l’astuccio dal banco. Tutti si prendono il diritto di dire a Saif, anche e soprattutto negli anni a venire, che cosa sta sbagliando, che cosa non capisce, che cosa lo rende “non abbastanza”. I parenti, i professori, gli sconosciuti, la polizia. Non abbastanza italiano, ma anche non abbastanza pakistano da fare il testimone di nozze, ad esempio. La nonna gli dice: “No, ci ho pensato. Il testimone è una tradizione per uomini davvero davvero nostri. E tu, figlio mio, non vivi con noi. Non puoi rappresentare le nostre usanze”.

Questo limpido controracconto di formazione illumina a giorno le contraddizioni e le esclusioni operate da due culture diverse sulla pelle, sul cuore di un essere umano che sta scoprendo il mondo e che vuole fortemente appartenere: fin da piccolo, al corpo di sua madre, agli abbracci mancati di suo padre, ad Allah, ai ragazzi di cui si innamorerà. Il romanzo d’esordio di Saif ur Rehman Raja ha una grande forza desiderante ed è una bella, moderna ribellione alle etichette preparate da altri, ai confini costruiti da chi si sente al sicuro soltanto lì dentro. Magnifica la scena in cucina in Italia contro il curry in polvere. Si può sopportare tutto. “Ma il curry in polvere no. E’ un peccato che nessun dio degno di essere detto tale perdonerebbe”.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. Dirige Review, la rivista mensile del Foglio. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.