Tom Wolfe aveva capito tutto di Trump

Con un’intuizione nata da decenni di acuta osservazione dei suoi compagni americani, lo scrittore notò che il ‘vero lato infantile’ di Trump faceva parte del suo fascino. Il ricordo di Niall Ferguson sul Times

28 Maggio 2018 alle 09:38

Niente è cambiato, ma domani andrò a comprare una cravatta blu a grossi pois

"La morte la scorsa settimana di Tom Wolfe, uno dei grandi scrittori americani di tutti i tempi, mi ha riportato al ‘Falò delle vanità’”, scrive Niall Ferguson. “Nessun altro libro, è generalmente assodato, ha catturato meglio l’atmosfera della New York degli anni Ottanta. Come ha scritto la settimana scorsa Maggie Haberman del New York Times: ‘Tom Wolfe ha immaginato un Donald Trump prima che l’attuale entrasse nel tabloid’. Ma non è giusto. Trump era già stato creato ancor prima che Wolfe passasse dal giornalismo alla finzione. Wolfe ha avuto talento sia per catturare che per punire lo spirito del tempo. I romanzi sono i capolavori di Wolfe: ognuno di essi approfondisce la psiche americana, esplorando senza pietà le tre grandi ossessioni del paese: denaro, sesso e razza. Ora possono essere riletti e apprezzati come trailer per l’era di Trump. I giganti affermati della scena letteraria di New York, in particolare Norman Mailer e John Updike, guardavano storto i romanzi di Wolfe, probabilmente perché avevano annusato il suo conservatorismo radicato. Ma la narrativa di Wolfe è superiore alla loro. Non riesco a pensare a libri che catturino meglio la moderna situazione americana. Wolfe mostra l’ossessione per il denaro, e lo status che conferisce, assieme al sesso e la razza, il peccato originale dell’America, di cui Wolfe ha sempre scritto senza paura. La maggior parte degli intellettuali ha toppato completamente la potenza della candidatura presidenziale di Trump nel 2016. Non è il caso di Wolfe. In un’intervista, nel marzo 2016, ha astutamente valutato il modo in cui Trump stava ‘capitalizzando’ il diffuso ‘disagio e disprezzo per il governo’. Con un’intuizione nata da decenni di acuta osservazione dei suoi compagni americani, Wolfe notò che il ‘vero lato infantile’ di Trump faceva parte del suo fascino. ‘E’ un amabile megalomane’, dice Wolfe. ‘Le persone si divertono molto ad andare nel suo ufficio e dietro la sua scrivania c’è questo muro di immagini di se stesso nei giornali. L’infantilismo lo fa sembrare onesto’".

 

"Per molti mesi ho cercato di spiegare che un uomo può essere, allo stesso tempo, profondamente incrinato come un essere umano e in qualche modo efficace come presidente. Anche Wolfe lo ha capito, ricordando come Ronald Reagan sia stato ‘un enorme successo’ come presidente, nonostante sia ‘considerato un idiota da metà delle persone in campo politico’. Trump è completamente diverso da Reagan come uomo. Reagan era arrivato ai suoi principi conservatori attraverso la lettura e la riflessione sia sull’economia che sulla politica. Fu una convinzione che lo portò a sopraffare i suoi consiglieri e a chiedere a Mikhail Gorbaciov di abbattere il Muro di Berlino. Trump è un libertino e un donnaiolo; non ha remore nel voler assecondare i pregiudizi razziali; non ha alcun attaccamento alla Costituzione che ha giurato di sostenere. Come un suo amico una volta mi ha detto: ‘Non ha filtri e non ha valori fondamentali’. Michael Lewis una volta osservò che Wolfe non sapeva mai come terminare i suoi romanzi. Sono preoccupato che gli americani non sappiano come porre fine alla presidenza Trump”.

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