L’amore di Calvino per Elsa De’ Giorgi, quando cominciò a sognare una vita sugli alberi

Le mandò centinaia di lettere. Il loro era stato la rivelazione dell’amore in un’età in cui lo scrittore aveva costruito molte certezze a forma di palizzata, ma che non attendevano altro di andare in pezzi

Annalena Benini

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23 Dicembre 2017 alle 06:00

L’amore di Calvino per Elsa De’ Giorgi, quando cominciò a sognare una vita sugli alberi

Italo Calvino (foto LaPresse)

Ho visto partire il tuo treno, tu al finestrino, t’ho salutata, non visto, dal finestrino del mio treno, bellissima... Il treno che mi sta trascinando su per l’Italia e quello che ti porterà verso il Sud mi paiono un’immagine di feroce violenza, come due cavalli frustati in direzioni opposte, che dilaniano un unico corpo.

Italo Calvino a Elsa De’ Giorgi

Ho visto partire il tuo treno” (Feltrinelli)


    

Elsa De’ Giorgi, attrice, scrittrice, aristocratica, era talmente bella che Paola Olivetti, sorella di Natalia Ginzburg, le diceva: “Sei troppo bella per scrivere”, e fu feroce nel tentativo di impedirglielo. “Tu la vita la devi vivere, insegnare vivendola, non scrivere. Vai a curvare le tue belle spalle. Lascia scrivere i brutti!”. E scuoteva la testa come una criniera, beffarda, mentre le presentava Italo Calvino, dopo una conferenza. Calvino vedendo Elsa e tendendole la mano ebbe un moto di meraviglia e lei gli disse: “Molto bello l’accenno alle donne di Pavese”. Era l’inizio di un innamoramento, in cui lui la cercava ovunque fosse, e anche quando lei non si mostrava interessata a lui. Le diceva: “Cara, non ho scelta perché ti amo”.

  

Questo libro è stato da poco ripubblicato da Feltrinelli e racconta l’Italia dalla seconda metà degli anni Cinquanta, dal momento di quella stretta di mano, contiene le lettere di Calvino a Elsa, e il compiaciuto tormento di Elsa per quella relazione appassionata e quasi segreta: lui scoprì che l’amore non era accessorio nella vita di un poeta: ora, diceva, sapeva che solo l’amore colmava la vita senza toglierne ma anzi aumentandone la sete. Le mandò centinaia di lettere, illustrate con i suoi disegni, non fece nulla di pratico per lei, tranne trovarle una piccola villa alta sul mare con un bel giardino a Ospedaletti, a pochi chilometri da Sanremo dove c’era casa sua: si vedevano il fine settimana, e quando il lunedì mattina lui aspettava al sole nella stazione di Sanremo il treno per Torino, già cominciava a scriverle la sua lettera quotidiana, e a essere geloso delle lettere degli altri corteggiatori di Elsa.

 

Carol Carter balla il rock and roll al "Kit Kat", sotto gli occhi dello scrittore Carlo Levi e di Elsa De Giorgi (foto LaPresse)

   

Quando lui considerava uno scritto chiuso, voleva che lei lo leggesse tutto. Si sedeva di fronte a lei e le porgeva una foglio alla volta, scrutandole il viso per ore: fu così per il Barone rampante, e durò tutta la notte perché alla fine della lettura dovevano discutere fino all’alba. Nel novembre del 1956 le Fiabe italiane di Calvino vennero pubblicate nell’elegante edizione dei Millenni di Einaudi, ed erano dedicate a “Raggio di sole”. Raggio di Sole, Elsa de Giorgi, il loro codice d’amore, l’anagramma del nome e dello sguardo di lei, che per anni illuminò la vita torinese di Calvino. Lui prendeva treni per incontrare Elsa in qualche città di mezzo, fra Torino e Roma, dove si salutavano e litigavano e leggevano negli alberghi. Una notte, racconta Elsa De’ Giorgi in questo memoir pieno di storia, lui consumò tutto l’inchiostro che aveva per implorare perdono dopo un litigio e infilarle la lettera sotto la fessura della porta, le ultime parole furono scritte con il lapis, “a raggio di sole”. Anche quella dedica era il modo segreto di parlarsi sotto gli occhi di tutti.

 

“Quando non mi senti all’altezza del tuo ritmo lo dici subito – le scriveva – Ma certo il tuo ritmo è ritmo di farfalla solare e flessuosa, il mio è ritmo di calabrone che fa vibrare le sue elitre cartacee e nere come l’inchiostro. Tu sei la vita per me, la vita che si cerca di inseguire e talora di dominare e racchiudere ma che sempre ci sovrasta”. Per lui, scrive Elsa De’ Giorgi, il loro era stato la rivelazione dell’amore in una realtà che fa impallidire ogni sogno, in un’età in cui aveva costruito molte certezze a forma di palizzata, ma che non attendevano altro di andare in pezzi. Ma quell’amore finì, o meglio qualcosa andò distrutto irrimediabilmente, e lui scrisse Il cavaliere inesistente. Alla fine Calvino decise di fuggire dall’amore e da Raggio di Sole.

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