L'allineamento planetario tra paranoia privata e paranoia pubblica

Guido Vitiello

Davanti al gesto di Tobias Rathjen a Hanau ci dibattiamo amleticamente nei soliti dilemmi, ma perdiamo di vista il nesso più nefasto. Che troppi stregoni fanno del loro meglio per propiziare

Nella sezione giudiziaria del manicomio di Winnental, il professor Gaupp tornò a visitare dopo lungo tempo il maestro elementare Ernst Wagner, ormai sessantaquattrenne. Gli domandò, lui che lo aveva salvato dalla condanna a morte diagnosticandogli una forma grave di paranoia, se fosse pentito dei suoi crimini di venticinque anni prima. Nel settembre del 1913, vicino Stoccarda, Wagner aveva trucidato la moglie e i quattro figli, incendiato case e fienili e sparato su chiunque capitasse a tiro, uccidendo nove persone e ferendone molte altre. Le ragioni dell’attentato erano tutte private: voleva mettere fine alla sua stirpe degenerata e vendicarsi di certe maldicenze sul suo conto. Ma durante il suo internamento erano successe tante cose nel mondo, così Wagner il pazzo poté dare al suo psichiatra una risposta di raggelante quanto inoppugnabile ragionevolezza: “Si parla tanto di igiene della razza, io ho agito e messo in pratica l’igiene della razza”. Era l’aprile del 1938, e in Germania era sempre più difficile capire cosa esattamente delimitassero le mura dei manicomi. Morì pochi giorni dopo. Oggi abbiamo davanti un altro paziente, Tobias Rathjen di Hanau. E mentre ci dibattiamo amleticamente nei soliti dilemmi – caso psichiatrico o caso politico? lupo solitario o braccio armato di un’organizzazione? gesto isolato di un folle o esecuzione di un progetto politico? – perdiamo di vista il nesso più nefasto, che non ha bisogno di catene di comando, ma che troppi stregoni fanno del loro meglio per propiziare: l’allineamento planetario tra paranoia privata e paranoia pubblica.

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