Un'Anm a 5 stelle

Ermes Antonucci

Prescrizione ma non solo. Come nasce il patto tra il presidente della Anm e Bonafede (e cosa c’è sotto)

Roma. Ora che, come abbiamo già raccontato, anche i massimi vertici degli uffici giudiziari di tutta Italia (dal primo presidente di Cassazione ai presidenti delle corti d’appello e i procuratori generali) hanno bocciato senza scampo la riforma della prescrizione in vigore dal 1° gennaio, non sono in pochi a chiedersi come mai l’Associazione nazionale magistrati, cioè il sindacato delle toghe, continui imperterrita a sostenere la riforma voluta dal ministro Alfonso Bonafede.

 

Tra il presidente dell’Anm, Luca Poniz, e il Guardasigilli (e più in generale il M5s) scorre certamente un’intesa profonda di stampo giustizialista. Basti pensare al modo con cui, lo scorso agosto, Poniz si espresse a favore della riforma della prescrizione: “La riforma dissuade il ricorso al secondo e terzo grado di giustizia per chi è stato condannato e magari il reato lo ha commesso”, disse il presidente dell’Anm, distorcendo in questo modo il contenuto della norma poi entrata in vigore (che non si applica solo alle persone condannate in primo grado, ma anche a quelle assolte) e aderendo alla vecchia cara “dottrina Davigo”, secondo cui gli italiani sono tutti colpevoli non ancora scoperti.

 

Di recente, Poniz si è anche detto favorevole al “lodo Conte”, il mostro giuridico e anticostituzionale ideato dal premier nel tentativo di condurre i partiti di maggioranza all’intesa sulla prescrizione, e che prevede l’applicazione della riforma Bonafede solo ai condannati in primo grado, destinando questi ultimi a processi potenzialmente eterni. Il presidente dell’Anm ha affermato che la distinzione tra condannati e assolti in primo grado “è saggissima, non capisco perché dovrebbe essere incostituzionale”, aggiungendo che il lodo “sta dentro il principio di uguaglianza”, perché “condannati e assolti sono due cose diverse”. Insomma, ancora una volta il presidente dell’Anm sembra ignorare l’articolo 27 della nostra Costituzione, che stabilisce invece che condannati e assolti in primo grado non vanno considerati diversamente, ma allo stesso modo, vale a dire innocenti fino a sentenza definitiva. Ma l’intesa tra Poniz e Bonafede sembra aver trovato slancio soprattutto a partire dal congresso nazionale tenuto dall’Anm a Genova a fine novembre. In quell’occasione è accaduto qualcosa, diciamo così, di speciale, che vale la pena ricordare.

 

Nella relazione di apertura del congresso, Poniz muove – a sorpresa – alcune critiche nei confronti della riforma della prescrizione: “Svincolata da riforme strutturali, come da noi richieste, rischia di produrre squilibri”, afferma, aggiungendo che la politica deve trovare “un punto di equilibrio tra irrinunciabili riforme organiche di un sistema complesso, sapendo percorrere vie come il significativo potenziamento di riti alternativi”. Il presidente dell’Anm sembra suggerire un rinvio dell’entrata in vigore della riforma, per permettere di velocizzare prima i tempi della giustizia, e infatti le sue parole creano scalpore, tanto da essere rilanciate dall’ex Guardasigilli, e vicesegretario del Pd, Andrea Orlando.

 

Il giorno dopo, il ministro della Giustizia Bonafede si presenta col cappello in mano al congresso dell’Anm e, dopo aver incensato le toghe (“I nostri magistrati sono tra i migliori al mondo, lavorano duramente e senza sosta”), di fronte alla platea di magistrati annuncia di voler abbandonare l’ipotesi di introduzione del sorteggio per l’elezione dei consiglieri togati del Csm, di cui tanto si era parlato in seguito allo scandalo sulle nomine pilotate dalle correnti, e su cui si era scatenata l’ira del sindacato togato. Applausi scroscianti dei presenti.

 

L’Anm incassa il passo indietro di Bonafede sul sorteggio e, poche ore dopo, cambia rotta sulla riforma del Guardasigilli. “La prescrizione così com’è va benissimo e renderà impossibile un uso strumentale delle impugnazioni”, dichiara Poniz, che poi ribadisce: “Non c’è nessuna bomba atomica. Il 1° gennaio non succede niente”. Insomma, tra l’Anm e Bonafede è avvenuto uno scambio di amorosi sensi, ma soprattutto di interessi.