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Il primo test sulla solidità rosso-gialla: arrestare o no un deputato

Mercoledì si vota sulla richiesta di arresto per Diego Sozzani di Forza Italia. In Commissione Pd e M5s sono stati divisi. E ora?

13 Settembre 2019 alle 06:00

Il primo test sulla solidità rosso-gialla: arrestare o no un deputato

il deputato di Forza Italia Diego Sozzani (foto da Facebook)

Roma. Mercoledì la Camera dei deputati sarà chiamata a discutere e poi a votare sulle richieste di autorizzazione a procedere agli arresti domiciliari e all’utilizzo delle intercettazioni nei confronti del deputato Diego Sozzani (FI), avanzate dal giudice delle indagini preliminari di Milano. Sozzani, ex consigliere regionale e vice coordinatore di Fi in Piemonte, è accusato di finanziamento illecito al partito e corruzione nell’ambito dell’inchiesta “Mensa dei poveri”, coordinata dal pool antimafia della procura milanese, incentrata su un giro di tangenti, appalti, nomine pilotate e finanziamenti illeciti ai partiti in Lombardia e Piemonte, e deflagrata lo scorso maggio con oltre 90 persone indagate (di cui 43 sottoposte a misure di custodia cautelare). Il voto alla Camera costituirà il primo vero banco di prova per la nuova maggioranza Pd-M5s sul fronte giudiziario, su cui non mancano divisioni tra le due compagini di governo. Sul “caso Sozzani”, infatti, nella giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera si è già registrata una spaccatura tra dem e grillini, con i primi favorevoli a concedere gli arresti domiciliari ma non l’uso delle intercettazioni. Le accuse avanzate dai pm nei confronti di Sozzani sono due. Da un lato, il politico novarese è accusato di aver ricevuto da un imprenditore 10 mila euro in nero per finanziare la propria campagna elettorale per le politiche del 2018. A finanziarlo, attraverso il pagamento di una falsa fattura a un mediatore, sarebbe stato Daniele D’Alfonso, titolare della Ecol-Service, arrestato con l’accusa di aver corrotto politici e amministratori, e anche di aver agevolato il clan ‘ndranghetista dei Molluso, attivo a Buccinasco. D’Alfonso avrebbe ricevuto in cambio da Sozzani rassicurazioni sull’ottenimento di appalti nella provincia di Novara. Dall’altro lato, il deputato forzista è accusato di corruzione per una serie di incarichi che sarebbero stati conferiti allo studio tecnico Greenline, da lui amministrato con il fratello, da parte di società pubbliche sulle quali Nino Caianiello (ex esponente di FI a Varese in carcere da 4 mesi, e secondo i pm al centro del sistema di tangenti, appalti truccati e finanziamenti illeciti) avrebbe esercitato “il suo indiscusso potere di influenza”. A confermare le accuse sarebbero alcune conversazioni avute dal deputato con Caianiello e Mauro Tolbar (presunto collettore di tangenti), intercettate dagli investigatori attraverso l’impiego di trojan inoculati nei telefonini di quest’ultimi.

 

Pd e M5s, come detto, arrivano al voto nell’aula di Montecitorio già spaccati. A fine luglio, infatti, nella giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera gli esponenti dem hanno espresso voto favorevole (come i grillini) all’autorizzazione agli arresti domiciliari nei confronti di Sozzani, ma non all’impiego delle intercettazioni a suo carico, votando “no” insieme a Forza Italia e Lega e rilevando la sussistenza di un “fumus persecutionis”, sostenendo che le captazioni nei confronti del parlamentare non sarebbero state realizzate in maniera casuale, bensì indiretta (con gli investigatori quindi consapevoli di intercettare indirettamente il deputato). Il voto sfavorevole provocò la dura reazione del M5s, che definì “scandalosa” la decisione di Pd, Fi e Lega: “Evidentemente, quando si sente minacciata, la casta è ancora capace di fare quadrato. Noi continuiamo a dire che chi siede alla Camera o in Senato non è al di sopra della legge e deve rispondere davanti alla giustizia, come qualsiasi cittadino. Il M5s sarà sempre diverso, perché mentre gli altri si difendono a vicenda, noi andremo sempre per la nostra strada”. All’epoca il “no” della Lega (anche all’arresto di Sozzani) non provocò particolari scossoni nel governo gialloverde, che andò comunque in crisi dopo poche settimane. Questa volta, però, l’aula della Camera è chiamata a prendere una decisione definitiva sul caso, e una spaccatura tra M5s e Pd potrebbe avere serie ripercussioni sulla tenuta della nuova maggioranza appena nata.

Ermes Antonucci

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