Michele Giarrusso (foto Imagoeconomica)

Il M5s alla guerra delle toghe

Salvatore Merlo

“Elimineremo le correnti. Sono il male della magistratura. Sorteggiamo il Csm. E Berlusconi non sbagliava”. Parla Michele Giarrusso 

Roma. “Le correnti sono il male della magistratura e danneggiano l’efficienza della macchina giudiziaria”, dice. “Sono soltanto delle lobby. Potere per il potere. Bisogna farle sparire”, aggiunge. “Interverremo per legge. Non c’è alcun dubbio. E’ arrivato il momento. La misura è colma”. Non è Silvio Berlusconi a parlare, non è neanche il vecchio ministro della Giustizia Roberto Castelli, ma è Michele Giarrusso, avvocato, senatore Cinque stelle, già capogruppo in commissione Giustizia, il secondo più votato per la presidenza della commissione Antimafia, una delle voci più ascoltate nel Movimento in materia. “Con il ministro Alfonso Bonafede siamo assolutamente in sintonia”, spiega. “Possiamo disarticolare le correnti della magistratura organizzata introducendo un meccanismo misto di elezione e sorteggio dei membri del Csm. Si procederà prima all’elezione di un’ampia platea di candidati, scelti dai magistrati, e poi si procederà a sorteggiare i membri effettivi. Il risultato è garantito. Niente più giochetti e scambi di nomenclatura politica nella scelta degli incarichi direttivi negli uffici giudiziari, che sono il più grande scandalo che ammorba il sistema. Oggi funziona così: i procuratori della Repubblica, gli aggiunti, i presidenti dei tribunali vengono scelti dal Csm in base all’appartenenza a un gruppo di potere o a un altro. Ci sono casi di procure che sono rimaste scoperte soltanto perché le correnti dovevano fare il gioco degli incastri. Basta. Chi ci va di mezzo sono i cittadini che subiscono le decisioni scellerate delle correnti”.

 

E certo un po’ la sensazione è che il governo e il Movimento cinque stelle vogliano intervenire sul Csm per ritorsione. Perché non sono riusciti a eleggere il vicepresidente del Consiglio superiore, incarico che è andato – con i voti dei magistrati – al deputato del Pd David Ermini. “Non è così”, risponde Giarrusso. “L’elezione di Ermini è stata soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E ha reso evidente un problema già noto”.

 

Ermini è una persona per bene. Ed è stato eletto rispettando la Costituzione, la legge e le procedure. Proprio come Marcello Foa, che è stato eletto dalla maggioranza di governo alla presidenza della Rai. “Non è in discussione il fatto che Ermini sia per bene”, dice Giarrusso. “Ma lei si rende conto che una persona che rappresenta il passato remoto, un’idea che non esiste più, sta lì a presiedere di fatto il Csm quando noi avevamo proposto un candidato degnissimo e fuori dagli schemi partitocratici? I magistrati hanno giocato una partita politica e hanno eletto un vicepresidente schierato. E’ indegno”.

 

La tempistica però autorizza a pensar male. Alcuni giorni fa avete proposto l’abolizione dell’ordine dei giornalisti, e l’avete fatto collegando questa idea alla vicenda dell’audio di Rocco Casalino, diffuso dai quotidiani. Anche quella sembra una ritorsione. Sembra tutto un po’ intimidatorio, a dire il vero. “Non è affatto così. La storia di Casalino e quella di Ermini semplicemente rilanciano questioni che abbiamo posto da tempo. Non abbiamo cominciato a parlare di abolizione dell’ordine dei giornalisti e di riforma del Csm da ieri”.

 

Non le fa impressione dire le stesse cose che diceva Berlusconi sulle correnti della magistratura? “Di Berlusconi si può dire tutto il male possibile tranne che sia uno stupido”. Quindi aveva ragione? “Non mi faccia ripetere la storia dell’orologio rotto…”.

Lui però non c’è riuscito a eliminare il correntismo nella magistratura. “Noi ci riusciremo. Abbiamo mani libere. Non abbiamo firmato cambiali con nessuno. E la convergenza parlamentare può essere larga”. Anche Forza Italia? “Il presidente Casellati credo sia d’accordo con noi. Ma soprattutto lo è la maggioranza dei magistrati. Che non ne può più della dittatura delle correnti”.

  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.