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Sorteggiare il Csm. L'incostituzionale e inutile proposta di Bonafede

Il ministro della Giustizia vuole estrarre a sorte i magistrati per “combattere il fenomeno del correntismo”. L'Anm contraria. E i professori Di Federico e Guarnieri spiegano al Foglio che il problema è la professionalità delle toghe 

8 Ottobre 2018 alle 20:00

Sorteggiare il Csm. L'incostituzionale e inutile proposta di Bonafede

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede (foto LaPresse)

Dopo la proposta di Beppe Grillo di estrarre a sorte i parlamentari, è arrivata dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, la proposta di eleggere tramite sorteggio anche i componenti del Consiglio superiore della magistratura. Intervenendo a Catania ai lavori del Congresso nazionale forense, Bonafede ha infatti ricordato che il contratto di governo si propone di riformare il sistema elettorale del Csm per “combattere il fenomeno del correntismo”, aggiungendo che tra le ipotesi allo studio c’è anche il sorteggio, seppur “non integrale”, dal momento che quest’ultimo richiederebbe una riforma della Costituzione.

 

Contro la proposta di Bonafede si è subito scagliato il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Francesco Minisci: “Il sorteggio per la scelta dei componenti del Csm è incostituzionale. Nessuna compagine democratica e rappresentativa può essere scelta affidandosi al bussolotto o alla dea bendata, neanche gli organi più semplici, neanche i rappresentanti di classe degli alunni, figuriamoci un organo a rilevanza costituzionale come il Csm”.

 

Ma a bocciare la proposta, interpellati dal Foglio, sono anche due tra i più importanti studiosi di magistratura e di ordinamento giudiziario in Italia: Giuseppe Di Federico, professore emerito di Ordinamento giudiziario all’Università di Bologna (nonché componente laico del Csm dal 2002 al 2006), e Carlo Guarnieri, già professore ordinario nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna e autore di numerose pubblicazioni sul rapporto tra magistratura e politica, anche in chiave comparata.

 

“A prescindere dalla questione costituzionale (anche il sorteggio parziale appare poco compatibile con la Costituzione, che prevede l’elezione dei componenti del Csm), il problema più grave è che la proposta non raggiunge l’obiettivo preposto, quello di risolvere il fenomeno del correntismo”, afferma Di Federico. “Bisognerebbe far sì, cioè, che le scelte del Consiglio in materia di attribuzione dei posti direttivi o di trasferimento dei magistrati nelle sedi più gradite siano fatte sulla base del merito, piuttosto che in virtù di collegamenti correntizi che le toghe hanno con i propri rappresentanti in Consiglio”. In questo senso, il sorteggio “è inefficace”, perché non va a toccare la vera questione di fondo su cui prospera il correntismo: l’assenza di valutazioni effettive della professionalità delle toghe.

 

“Oggi – spiega Di Federico – praticamente tutti i magistrati (il 99,4 per cento) vengono promossi ai livelli superiori di carriera con giudizi altamente positivi, quindi una valutazione vera non esiste, salvo i rari casi in cui il magistrato abbia precedenti disciplinari o penali. Di conseguenza, tranne i pochi casi in cui il merito del magistrato è conclamato, quando occorre decidere sul conferimento di incarichi direttivi o su trasferimenti il Csm non dispone di informazioni sufficienti per distinguere chi è più bravo da chi è meno bravo. E’ quindi necessario integrare il giudizio con qualcosa che vada oltre le informazioni fornite dai curricula, e che riguarda più i legami personali che si hanno con il candidato”. “Bisognerebbe quindi reintrodurre – conclude Di Federico – il sistema di valutazioni ancora vigente in tutti i Paesi europei che hanno un sistema di reclutamento di tipo burocratico come il nostro, dove i magistrati di regola rimangono in carriera per 40 anni e oltre”.

 

Anche Guarnieri boccia l’idea del sorteggio: “Mi sembra un’opzione disperata. Potrebbe funzionare in un corpo molto ristretto, in cui si è sicuri che tutte le persone siano all’altezza dei compiti che devono svolgere, ma in un corpo composto da più di ottomila magistrati ciò è impossibile”. Ma il problema principale, secondo Guarnieri, è che “introdurre il sorteggio significa cancellare qualsiasi forma di responsabilità, oggi assicurata, nel bene e nel male, dalle correnti”. Le decisioni del Csm, infatti, sarebbero molto meno trasparenti: “Con tutti i loro limiti, oggi le correnti una certa selezione la fanno. Se una corrente sponsorizza un candidato incapace per la guida della procura di Roma rischia di pagare un piccolo prezzo in termini di credibilità e consenso. Con componenti del Csm nominati per sorteggio, tutto si svolgerebbe sottobanco e non ci sarebbe alcuna forma di responsabilità. Oggi possiamo criticare una certa corrente per aver preso una decisione, ma domani potremmo avere di fronte dei signori nessuno”. Insomma, riflette Guarnieri, “la proposta di sorteggio è coerente con il modello 5 stelle, in cui si annullano le responsabilità e si occultano le decisioni che hanno significato politico. Ma già abbiamo un problema di scarsa responsabilità dell’apparato giudiziario, in questo modo lo renderemmo ancora più irresponsabile”.

 

Semmai, anche secondo Guarnieri “il problema è introdurre meccanismi di formazione e valutazione che migliorino effettivamente le capacità dei magistrati, in modo tale che quando le correnti vanno a sostenere i candidati questi abbiano delle capacità professionali reali e riconosciute. Anche perché in nessun Paese europeo ci sono carriere così automatiche e una mancanza di valutazione così radicale come nel caso italiano”.

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