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Il caso Casalino rilancia il modello Elena Fattori, 5 stelle ribelle ma anche no

"Condanno la violenza verbale con la minaccia di purghe di Rocco”, dice la senatrice, ormai diventata una sorta di chimera per Pd e centrodestra moderato. Ma fa gioco alla Casaleggio Associati

Marianna Rizzini

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rizzini@ilfoglio.it

25 Settembre 2018 alle 11:12

Il caso Casalino rilancia il modello Elena Fattori, 5 stelle ribelle ma anche no

Elena Fattori (foto LaPresse)

Roma. “… Sono stati eletti con un Movimento che ha detto vaffanculo nelle piazze per anni e si scandalizzano?”. Così parlò Luigi Di Maio, vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo, nell’intervista al Fatto quotidiano in cui ieri ha dato di “ipocriti” ai due parlamentari a cinque stelle Luigi Gallo ed Elena Fattori, rei di aver espresso qualche perplessità rispetto all’audio in cui Rocco Casalino, portavoce del premier, minacciava di vendetta i tecnici del ministero dell’Economia. “La veemenza esiste, soprattutto in un momento come questo”, aveva detto Fattori a Repubblica, “ma la violenza verbale con la minaccia di purghe come ha fatto Rocco va condannata senza se e senza ma…”. Ipocrita, dunque, per Di Maio, la senatrice.

  

Ma la verità è nell’occhio di chi guarda, e c’è chi descrive in modo opposto la parlamentare a cinque stelle al secondo mandato, biologa con dottorato all’Università di Zurigo, nata a Rimini e residente a Genzano (Castelli Romani): e cioè come una molto diretta nel perseguire la propria linea non perfettamente allineata con il mainstream pentastellato, ma comunque in rapporti solidi con la Casaleggio Associati, vista la militanza quasi decennale e vista la fiducia riposta dai suddetti vertici nella donna che domina, da Genzano, un bacino di voti non ascrivibili ai fan dell’ex candidata a governatore della Regione Lazio Roberta Lombardi (anzi), tantopiù che Fattori era considerata vicina al sindaco di Roma Virginia Raggi anche quando, nel M5s, Raggi cominciava a essere un problema (problema segnalato allora da Lombardi in primis).

 

L’aporia apparente della senatrice ribelle ma anche no (guai a toccarle per esempio il reddito di cittadinanza, come ha ribadito nella stessa intervista in cui criticava le parole di Casalino) si spiega in parte con la necessità, per i vertici del M5s, di far trasparire una pur minima democrazia interna, in tempi in cui non si può più espellere con la rapidità tipica del Beppe Grillo-padre padrone del 2013, e in parte col fatto che Fattori è considerata comunque fidata ed esperta, in un movimento in cui i newcomers poco esperti abbondano (e rischiano spesso di fare guai).

 

Fatto sta che è stata lei, nel 2017, a sfidare pro-forma il già di fatto incoronato Di Maio nella corsa internettiana per la candidatura a premier del M5s (sfida per così dire più dovuta che reale), ed è stata sempre lei a incarnare, via via, la dissenting opinion (che in qualche modo, però, fa sempre parte del grande gioco a cinque stelle), al punto da far sognare le opposizioni tentate dal dialogo con i “gialli”. La senatrice, infatti, è colei che, a monte delle elezioni, si è espressa con curvatura non dimaiana sul ruolo del capo politico del M5s: “…A lui… spetta la nomina del capogruppo parlamentare e degli altri membri del consiglio direttivo. Qualora egli diventasse capo del governo la vedrei come un’interferenza del potere esecutivo su quello legislativo… La distinzione dei poteri è stata un punto importante nella campagna per il NO al referendum costituzionale che ci ha visti protagonisti…”.

 

E non basta, ché Fattori è diventata una sorta di chimera (“fossero tutti così i cinque stelle”, è il concetto) presso il Pd e il centrodestra moderato, in particolare da quando, qualche mese fa, ha sostenuto le tesi pro Vax al punto da votare in aula contro la linea M5s, con tanto di lettera aperta sul tema, via Facebook, al ministro della Salute Giulia Grillo: “Faccio i miei più sentiti auguri alla ministra che diventerà mamma, le auguro anche di poter vaccinare suo figlio come ha dichiarato. Perché non sempre questa volontà si può adempiere. Mio figlio Nicolò appena nato è stato ricoverato in terapia intensiva …e, insieme a tanti bimbi fragili, almeno quelli che ce l’hanno fatta, è sopravvissuto alla sua prima infanzia grazie al fatto che non ha contratto malattie difficili…”. Ma l’apoteosi delle lodi dall’opposizione le è giunta quando, in agosto, Fattori ha lanciato sui social network la frase-indovinello poi interpretata in chiave anti leghista durante la crisi della nave Diciotti: “E’ possibile che il nazista Eichmann e i suoi milioni di complici stessero semplicemente eseguendo degli ordini?”.

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.

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