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Musica in Giro

Al Giro gli strani giorni di Frapporti, Cima e Maestri. E dal botto esce Carapaz

Quarta tappa (terza in linea) e seconda fuga conquistata dal trio. A 6 km dal traguardo una caduta spezza il gruppo. La maglia rosa Roglic resta davanti e guadagna sui rivali. La colonna sonora di oggi è Strange Days dei Doors

14 Maggio 2019 alle 19:14

Frascati. Il vento in faccia è prerogativa dei romantici, almeno quando si pedala, almeno quando l’arrivo è un’idea imprecisa, sfocata e centinaia di chilometri ci sono ancora da pedalare. La fuga è anch’essa prerogativa dei romantici, un gesto spontaneo di passione. Soprattutto quando è destinata a esaurirsi, soprattutto quando disperata. È una dimensione dello spirito, quando è ricorsiva, quando la si cerca ogni giorno, come non ci fosse un ieri, come se non esistesse un domani. È un gesto d’amore. Per la bicicletta.

 


Mirko Maestri, Damiano Cima e Marco Frapporti


 

Strange days have found us / strange days have tracked us down” (“giorni strani questi che ci hanno trovato / giorni strani questi che ci hanno pedinati”). Strani giorni quelli di Marco Frapporti, quelli di Mirco Maestri, quelli di Damiano Cima. Tre giorni, due fughe centrate, sempre assieme. Domenica verso Fucecchio in compagnia di altre sei persone. Oggi, verso Frascati, nel corso della quarta tappa del Giro d’Italia, da soli. Tre giorni, due tappe vissute d’avanguardia. Nessun porto raggiunto prima degli altri, ma tant’è. L’importante è tentare, vivere la testa, sperare che qualcosa accada, anzi non accada. E chissenefrega se “They’re going to destroy / Our casual joys / We shall go on playing / Or find a new town”, se “stanno per distruggere Le nostre gioie occasionali Dobbiamo continuare a giocare O trovare un’altra città”.

 

 

Frapporti, Maestri e Cima pedalano mentre il suono dei Doors non arriva a loro, ma sanno che “Strange days have found us / And through their strange hours / We linger alone” (“Strani giorni ci hanno trovato / e attraverso le loro strane ore / noi indugiamo nella solitudine”, mentre dietro”). Il loro viaggio finisce a poco più di una dozzina di chilometri dallo striscione d’arrivo. Prima che una tappa che doveva dire qualcosa, magari un’azione ardita, magari un allungo coraggioso, iniziasse a dire molto di più, ossia secondi e secondi tra i sopravvissuti e i sopravviventi. In entrambi i casi loro malgrado.

 

Perché tutto accade in un attimo a sei chilometri dall’arrivo: “Bodies confused /Memories misused”. Salvatore Puccio si distrae quel poco che basta per centrare chi lo precedeva, interrompe il flusso caotico del gruppo, lo spezza, ne manda qualcuno a gambe all’aria.

 

 

Tra questi Tom Dumoulin, che si rialza, ma sanguinante, soprattutto incapace e impossibilitato a inseguire di rabbia. Sul groppone rimangono 4’04” e la sensazione che da ora in avanti il suo Giro è ben più complicato del previsto.

 

 

Quattro minuti e quattro secondi da Richard Carapaz, che al Giro era venuto come quasi capitano della Movistar, come più che alternativa a Mikel Landa (arrivato a 44”), e che sui chilometri all’insù verso il centro di Frascati ha ribadito a se stesso e a tutto il gruppo che così è davvero, che lui scherza volentieri, che “vive la vita con felicità”, ma non quando si corre: primo davanti a Caleb Ewan e Diego Ulissi.

 

Quattro minuti e due secondi da Primoz Roglic che non ha perso tempo con la caduta, stava davanti, e si è limitato a osservare gli altri sprintare, consapevole che il vantaggio l’aveva già guadagnato, che i rivali erano dietro e inutile sarebbe stato sprecare energie. Lo sloveno ha incamerato altri secondi su tutti: quarantadue su Landa, ventitré su Sivakov, sedici su Lopez, Yates, Nibali e gli altri.

 

Strani giorni, “We shall go on playing /Or find a new town“. Continueremo a giocare.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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