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Musica in Giro

Al Giro ci sono Hatsuyama e lo sprint, "Tutto il resto è noia"

A Orbetello Viviani passa il traguardo per primo, ma viene declassato. La vittoria va a Gaviria che ammette: "Per me ha vinto Elia la tappa di oggi". Il giapponese in fuga da solo nel vento canta Franco Califano

13 Maggio 2019 alle 18:57

E poi "il cuore ingenuo che ci casca ancora / col lungo abbraccio l'illusione dura / rifiuti di pensare a un'avventura". Il vento in faccia, la solitudine delle pedalate mentre i pensieri, come le ruote, esplorano la Toscana. Avanti al gruppo, a contemplare paesaggi che gli altri attraverseranno soltanto minuti dopo, senza avere però nemmeno il tempo di guardarli, nonostante l'assenza di fretta, nonostante la (relativa) lentezza di crociera. Perché l'avanzare assieme è consolatorio, ma portatore di pericoli. Troppe variabili da valutare e controllare per godersi davvero ciò che c'è attorno, tutte cose che l'avanguardista può invece ignorare, in favore del contesto. Sho Hatsuyama ha avuto ore oggi per pensare a se stesso, osservare ciò lo circondava, apprezzare la quiete della fuga.

 


Foto LaPresse


 

Il giapponese sapeva del destino a cui andava incontro, era conscio che le probabilità di giungere al traguardo davanti a tutti era qualcosa di impossibile, conosceva la destinazione del suo invisibile filo rosso che tiene legato al mignolo della mano sinistra, sa che lo lega alla propria anima gemella, ma che questa non è la vittoria. Hatsuyama l'aveva provata alla Milano-Sanremo del 2017, quella che vide trionfare Nibali, l'ha riprovata altre volte, continuerà a farlo, a ogni occasione possibile, sino a quando avrà fiato e possibilità: "Non sono un campione, ma ho buona volontà. Il ciclismo in Europa è diverso che in Giappone. Correre qui è un'emozione che ti segna", raccontò dopo quella Sanremo.

 

"Si, d'accordo l'incontro / un'emozione che ti scoppia dentro / (...) / Sì, d'accordo ma poi. Tutto il resto è noia".

 

Franco Califano raccontava una storia d'amore. L'inizio, l'avvicinarsi, il tempo insieme, quello che tutto questo fa scaturire in un uomo. La terza tappa del Giro d'Italia, la Vinci-Orbetello, ne racconta un'altra: il tentativo tanto coraggioso quanto vano di Sho Hatsuyama, l'inseguimento del gruppo, il procedere tranquillo in un giorno di vento, le curve che diventano trappole, il plotone che si spezza, la volata. Due storie, una stessa conclusione: "Tutto il resto è noia".

 

Orbetello che appare dal ponte della Diga, come un epifania, la stessa che coglie Elia Viviani nel battezzare la ruota giusta, quella del vincitore di ieri, Pascal Ackermann, che lo passa con un po' troppo di foga, a discapito di Matteo Moschetti, si presenta sotto lo striscione d'arrivo avanti a tutti, a braccia alzate, ma con un felicità contrita in volto. "Tutto il resto è noia / no, non ho detto gioia, / ma noia, noia, noia / maledetta noia". Per quella sbandata Elia perse lo scettro: declassato per manovra scorretta. Lo ha raccolto Fernando Gaviria, quinto successo al Giro in carriera, quarto in stagione in maglia UAE-Team Emirates. 

 

 

Gaviria che dice che "per me ha vinto Elia la tappa di oggi. Mi è andata bene". Un po' meno bene è andata al capitano del Team Ineos, Tao Geoghegan Hart che, rallentato da una caduta a cinque chilometri dal traguardo, ha lasciato sull'asfalto 1'28". Peggio è andata al suo compagno di squadra Iván Ramiro Sosa. Il giovane scalatore colombiano ha chiuso a oltre tre minuti.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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