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Musica in Giro

Bon appétit, Roglic. Sua la prima maglia rosa del Giro d'Italia

Lo sloveno vince la cronometro d'apertura sulle note di Kate Perry. Alle sue spalle Simon Yates e Vincenzo Nibali

11 Maggio 2019 alle 20:30

Bisogna essere preparati, sia di gambe che, soprattutto, di testa per affrontare un Giro d’Italia. E poi “bisogna avere anche una bella fame, che senza fame non si va da nessuna parte”. Eberardo Pavesi, prima pioniere del ciclismo, poi per una vita direttore sportivo, e assai vincente, della Legnano, era solito sintetizzare così gli ingredienti giusti che ci vogliono per affrontare una grande corsa a tappe. Perché il Giro è una lunga tavola imbandita in ventun portate, un percorso che se non si ha stomaco adeguato può risultare alla lunga indigesto.

 

La prima tappa però, specialmente quando è a cronometro, non è mai l’antipasto, di solito solo l’ingresso al ristorante. Si sentono i profumi, si scorgono le portate, ci si prepara la pancia. Epperò è uno scorcio che, come tutti gli scorci, quasi mai racconta tutto, ogni tanto anticipa e spiffera il finale, qualche volta mente, spesso illude, ancor prima di sedersi a tavola.

 

Ed è stato un ingresso composito quello di Bologna, morbido e pianeggiante per cinque chilometri e novecento metri, poi rabbioso e impervio sino al Santuario della Beata Vergine di San Luca: duemila e cento metri violenti come una colica, ma una striscia d’asfalto che è un canto delle sirene, talmente sensuale da trasformarsi in un invito a prepararsi la bocca: “Cause I’m all that you want, boy / All that you can have, boy / Got me spread like a buffet / Bon appétit, baby”.

 

 

Primoz Roglic ha visto Katy Perry per le strade di Bologna, lungo le seicentosessantasei arcate che segnano la scalata a quel punto rosso che domina la città. Ha sentito la sua voce: “Appetite for seduction / Fresh out the oven / Melt in your mouth kind of lovin’ / Bon appétit, baby”.

 

Lo sloveno ha impiegato dodici minuti e cinquantaquattro secondi a completare la prima tappa del Giro 102, diciannove secondi in meno di Simon Yates, secondo, ventitré secondi in meno di Vincenzo Nibali, terzo, ventotto in meno di Miguel Angel Lopez, quarto , e Tom Dumoulin, quinto. E sono un bel gruzzolo, almeno in otto chilometri. E sono un niente, in 3.578,8 chilometri, tanti ne prevede la corsa rosa quest’anno. E sono “tutto quello che desideri, ragazzo / tutto quello che puoi avere, ragazzo / bon appétit, baby”.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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