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Musica in Giro

Hanno decriptato il manoscritto Voynich? Masnada di sicuro ha decriptato la prima fuga al Giro

A San Giovanni Rotondo arrivano i fuggitivi. Ha vinto l'atleta dell'Androni, Valerio Conti ha conquistato la maglia rosa. La colonna sonora della 6a tappa è "It's a long way to the top" degli Acdc

16 Maggio 2019 alle 17:13

In breve: Fausto Masnada ha vinto la sesta tappa del Giro d'Italia, la Cassino-San Giovanni Rotondo, 238 chilometri. Valerio Conti conquista la maglia rosa. 

 


 

Hanno decriptato il manoscritto Voynich, il misterioso codice illustrato (probabilmente della metà del Quattrocento) redatto con un sistema di scrittura ignoto. O almeno così ha fatto sapere al mondo accademico (e non solo) il docente dell'università di Bristol Gerard Cheshire. In un articolo pubblicato sulla rivista Romance studies, lo studioso ha reso noto di essere riuscito a venire a capo del mistero: fu scritto in una “lingua protoromanza” da alcune suore domenicane per conto di Maria di Castiglia, la regina consorte di Aragona. Non tutti sono d'accordo, molte critiche sono state avanzate, soprattutto per quanto riguarda il metodo di studio utilizzato. Qualche accademico ha addirittura dichiarato che "è tutta un'operazione pubblicitaria". Chissà.

 

Lo diranno gli esperti se Cheshire è riuscito nella sua missione. Quel che è certo è che Fausto Masnada ha decriptato la prima fuga buona al Giro d'Italia lungo i 238 chilometri della Cassino-San Giovanni Rotondo, sesta tappa della corsa rosa. Lo ha fatto a suo modo, "suonando rock 'n' roll" in salita lungo l'ascesa di Coppa Casarinelle e poi sul lungo saliscendi verso San Giovanni Rotondo. Lo ha fatto con Valerio Conti, bravo a decriptare l'uomo da seguire, a stringere i denti quando il corridore dell'Androni giocattoli-Sidermec ha accelerato ancora. Conti si è vestito di rosa tre anni dopo l'ultimo simbolo del primato indossato da un italiano. Era Vincenzo Nibali, era il 29 maggio 2016, era quarantasette tappe fa. Giovanni Carboni invece è andato in bianco, nel senso di maglia, quella del miglior giovane.

 

I due erano partiti che era ancora mattina con un manipolo di avventurieri di lunga data e ragazzini che puntano a lunga carriera di evasioni a pedali. C'erano Andrey Amador e José Rojas (Movistar), Ruben Plaza (Israel Cycling Academy) e Pieter Serry (Deceuninck-Quick-Step) con un pedigree di tentativi, più o meno vani, lungo migliaia di chilometri. C'erano Valentin Madouas (Groupama-FDJ) e Giovanni Carboni (Bardiani-CSF), Nans Peters (Ag2r La Mondiale) e Nicola Bagioli (Nippo-Vini Fantini-Faizané), Amaro Antunes (CCC Team) e Nicola Conci (Trek-Segafredo), che proveranno a eguagliarli. Tutti consapevoli che  c'è il rischi di "Gettin' robbed / Gettin' stoned / Gettin' beat up / Broken boned / Gettin' had / Gettin' took / I tell you folks / It's harder than it looks", soprattutto di "essere presi". Perché la fuga è un filo sottile tra il fallimento e la gloria, tra l'immaginazione e la crudeltà della realtà: "È più dura di come pensi". Sia esso ciclismo o rock 'n' roll. Si stia parlando di corridori o di Acdc. Perché è sempre "una lunga strada per la vetta se vuoi fare rock n' roll", ancor di più se si vuol essere ciclisti.

 

 

Perché non bastano i chilometri di salita, non bastano gli avversari pronti a sfruttare ogni momento di difficoltà. Ogni tanto ci si mettono pure i cani a rendere tutto più complicato. Chiedete a Valerio Conti che uno se lo è ritrovato davanti. 

 

 

Masnada e Conti hanno conquistato prima la cima di Coppa Casarinelle, poi la cima, per quanto provvisoria, del Giro d'Italia. Lo hanno fatto per ostinazione e per tempismo, perché prima o poi una fuga va e bisogna farsi trovare pronti.

 

L'ordine d'arrivo della 6a tappa del Giro d'Italia: Cassino-San Giovanni Rotondo

1. Fausto Masnada in 5h45.01, 2. Valerio Conti a 5”, 3. José Rojas a 38”, 4. Ruben Plaza, 5. Giovanni Carboni a 43”, 6. Nans Pieter Serry a 54”, 7. Valentin Madouas, 8. Peters a 57”, 9. Andrey Amador, 10. Amaro Antunes.

 

La classifica generale

1. Valerio Conti, 2. Giovanni Carboni a 1'41", 3. Nans Peters a 2'09", 4. José Joaquín Rojas a 2'12", 5. Valentin Madouas a 2'19", 6. Amaro Antunes a 2'45", 7. Fausto Masnada a 3'14", 8. Pieter Serry a 3'25", 9. Andrey Amador a 3'27", 10. Sam Oomen a 4'57", 11. Primoz Roglic a 5'24".

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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