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Musica in Giro

Ewan vince a Pesaro. Al Giro si rivedono i compagni di viaggio Frapporti e Cima

Il corridore dell'Androni e quello della Nippo Vini Fantini ancora a farsi inseguire dal gruppo. L'australiano batte in volata Viviani e Ackermann. Conti ancora in maglia rosa. Colonna sonora: Compagni di viaggio di Francesco De Gregori

18 Maggio 2019 alle 17:59

Ewan vince a Pesaro. Al Giro si rivedono i compagni di viaggio Frapporti e Cima

Foto LaPresse

L'ottava tappa del Giro d'Italia, la Tortoreto Lido-Pesaro, 239 chilometri, era iniziata soltanto da pochi minuti quando Marco Frapporti si è alzato sui pedali. Un allungo, una frustata in testa al gruppo. Poi il solito canovaccio: pancia a terra a menare sulle pedivelle per cercare di distanziare il gruppo. Solo dopo alcuni minuti il bresciano dell'Androni giocattoli si è guardato attorno, ha visto alle sue spalle la sagoma di Damiano Cima e ha sorriso. D'altra parte "due buoni compagni di viaggio / non dovrebbero lasciarsi mai / potranno scegliere imbarchi diversi / saranno sempre due marinai", cantava Francesco De Gregori.

 

 

Marinai d'altura gli attaccanti in una grande corsa a tappe. Gente dotata di pazienza infinita, capace di aspettare per anni l'occasione buona, la fuga giusta, quella che rende giustizia di tutte le energie gettate sull'asfalto. Ma tant'è. Perché "la fuga è un piacere, prima che un dovere", il momento buono "finalmente di prenderti qualcosa di tuo", insomma, "un modo per essere ripagato per quello che fai per gli altri", aveva detto Frapporti a Bidon. Frapporti delle fughe è un abitué, è da anni che vive minuti avanti al gruppo, è da anni che si è trasformato in preda. In questo Giro al suo fianco ha trovato Cima, prima corsa rosa in carriera, terza fuga centrata in otto giorni.

 


Marco Frapporti e Damiano Cima (foto LaPresse)


  

Il maestro e l'allievo più curioso: Frapporti insegna l'arte dell'abbandono all'estasi del rischio, Cima segna tutto e cerca di interpretare la corsa a suo modo, ossia sempre avanti. D'altra parte "il gruppo è una famiglia, una grande famiglia, una famiglia allargata, così allargata che non è possibile conoscere tutti gli altri, ma se ne condividono lo spazio, la passione, i gesti, i comandamenti, il linguaggio, soprattutto quello del corpo. Un po’ come uno stile, un po’ come una religione, un po’ come una parentela. E questo dà un senso di appartenenza a un mondo”, raccontava il corridore della Nippo - Vini Fantini a Marco Pastonesi.

 

Uno dietro all'altro, l'altro a segare il vento all'uno, forse, "avevano parlano a lungo / di passione e spiritualità / e avevano toccato il fondo / della loro provvisorietà". Una provvisorietà appesa agli umori del gruppo, alla volontà degli inseguitori, oggi determinati a un rincorsa rabbiosa per necessità di percorso: troppo invitante il traguardo marchigiano per le ruote dei velocisti per farselo scappare. E così a una ventina di chilometri dall'arrivo Cima rientra nei ranghi, Frapporti cerca un'ultima resistenza, buona per resistere al ritorno di Giulio Ciccone a caccia dei punti del gran premio della montagna di Gabicce Monte. Poi "una tempesta d'estate / lascia sabbia e calore / e pezzi di conversazione nell'aria / e ancora voglia d'amore". L'amore per l'azzardo dell'abruzzese, di Francois Bidard e Louis Vervaeke che cerca un coronamento nello scroscio di bufera che li coglie nello scendere verso Pesaro. Un attimo buono per un'illusione, che si dirada alla vista del mare, quando i gregari dei velocisti accelerano, forzano, limano, recuperano, infine inglobano le resistenze degli attaccanti.

 

 

"Due buoni compagni di viaggio / non dovrebbero lasciarsi mai". E invece Elia Viviani ha perso i suoi lungo le curve del percorso, ha provato a farne a meno, a improvvisare. E così ha cercato di curare la ruota giusta, quella di Caleb Ewan che a sua volta aveva battezzato quella solitamente vincente, quella di Pascal Ackermann. All'ultima curva erano là, uno dietro all'altro, uno con più voglia di vincere dell'altro. Il tedesco per la tripletta, l'australiano per buttarsi alle spalle un anno sprecato, lo scorso, e qualche errore di tempismo, l'italiano per ricacciare alle spalle un inizio di Giro andato di male in peggio. Le motivazioni erano grandi per tutti, le gambe però erano migliori quelle di Ewan. Alle sue spalle Viviani ha rivisto in lui le buone sensazioni dei giorni prima della corsa rosa, Ackermann si è consolato pensando che poco male per la tappa, la maglia ciclamino è ancora alle sue spalle e così sarà anche domani.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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