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Il tempo delle pietre

Dall'Omloop Het Nieuwsblad alla Parigi-Roubaix passando per il Giro delle Fiandre, il mese sacro del ciclismo in Belgio (e nel nord-ovest della Francia)

1 Marzo 2019 alle 09:11

C'è un tempo e un luogo nei quali correre in bicicletta è qualcosa di semplice. Ci voglio solo tre cose: testardaggine, volontà, soprattutto amore. C'è un tempo e un luogo nei quali correre in bicicletta è qualcosa di complesso. Ci vogliono soprattutto tre cose: gambe, equilibrio, soprattutto amore. C'è un tempo e un luogo nei quali correre in bicicletta è qualcosa di sorprendente, anche se quel tempo e quel luogo lo si è incontrato e pedalato decine di volte. Perché ci si immerge in un tempo sospeso, in un mondo fuori dal mondo, in un'epoca fuori da ogni epoca, in mezzo a persone che sanno che quel tempo e quel luogo sono il tempo e il luogo giusto, quel momento che non si può perdere per nulla al mondo.

 

Quel tempo si riassume in poco più di un mese: da inizio marzo a metà aprile. Quel luogo si riassume in poco più che un fazzoletto di terreno sospeso tra due nazioni, unito da un modo unico di intendere il ciclismo. Lì dove la bicicletta unisce quello che la storia ha diviso, che stringe le Fiandre a quella parte di Francia che è francese per errore geografico e ragion di guerra: quel Nord dove fiammingo è il dialetto, fiamminga è la cucina, fiamminghe sono pure i sogni e le passioni.

 

E' questo il tempo delle pietre, il luogo delle pietre. Il tempo e il luogo del pavé. Quelli che iniziano con la Omloop Het Nieuwsblad, che si correrà sabato 3 marzo, e terminano con la Parigi-Roubaix, che si disputerà domenica 14 aprile. È il mese e mezzo che lassù chiamano "sacro", quello delle strade affollate da milioni di persone, quello delle feste paesane aspettando la festa nazionale, il Giro delle Fiandre, per brevità chiamata Ronde. Il mese e mezzo che, se ha una pietra al posto del cuore e soprattutto fissata nel cervello, vale una stagione, a volte addirittura una carriera.

 


Un'immagine del Giro delle Fiandre del 2010 (foto LaPresse)


   

Raccontava Raymond Impanis che "le strade in pavé sono strade dell'anima", perché "non si può correre sulle pietre se le pietre non te le senti dentro". Impanis era fiammingo di Berg, per oltre vent'anni corridore, vincitore di quasi tutto quello che c'era da vincere a queste latitudini e longitudini. 

 

Raccontava Jan Raas che "il pavé uno se lo deve sentire dentro, ci si deve essere portato", perché "non ci corri perché te lo prescrive il dottore, ci corri perché ci vuoi correre, perché capisci che non c'è nulla di meglio al mondo". Raas era olandese di Heinkenszand, luogo di penisole strappate al mare, che scese in Belgio per cercare di strappare ai belgi quelle corse "capaci di rubarti il cuore".

 

Raccontava Alberic Schotte, per tutti Briek, che "il pavé è una forma di autopunizione", perché "correndo sul pavé espii tutti i peccati che hai, ti senti un uomo migliore". Schotte era fiammingo di Kanegem, corse venti volte il Giro delle Fiandre, l’ultima nel 1959, a 40 anni, ne vinse due. Disse che "per vincere sul pavé devi dare prima di ricevere: il Fiandre mi ha dato tanto. Due vittorie, molti podi, tante soddisfazioni. Io gli ho dato una spalla e un dente. E anche un mignolo".

 

Raccontava Sean Kelly che "il pavé uno se lo deve sentire dentro", perché "correre sulle pietre vuol dire sfidare la modernità e per battere la modernità uno deve avere molto sentimento". Kelly era irlandese di Waterford, era uno che andava forte sempre e su ogni superficie, "ma il pavé vuoi mettere". Conquistò due Roubaix, una Gand-Wevelgem, vinse tanto ma chiuse la carriera con "un solo grande cruccio: al Fiandre sono arrivato al massimo secondo. Il Fiandre è una festa nazionale, vincerla equivale a diventare una sorta di re".

 

Raccontava Franco Ballerini che "al pavé non si può dare del tu, bisogna dare del voi", perché "quando si corre sulle pietre c'è bisogno di rispettarle, sono loro le protagoniste e tu rimarrai a loro confronto comunque un comprimario". Ballerini era toscano di Firenze, al Nord trovò la sua dimensione sportiva, capì che c'è un tempo e un luogo nei quali non si può correre soltanto in bicicletta, è necessario uno sforzo ulteriore, bisogna diventare la bicicletta, essere una cosa sola con il mezzo. Il tempo delle pietre, il luogo del pavé.

 

Corse fantastiche e dove trovarle. Ecco tutte le date delle classiche del pavé

 

2 marzo: Omloop Het Nieuwsblad

3 marzo: Kuurne-Bruxelles-Kuurne

5 marzo: Le Samyn

10 marzo: Grote prijs Jean-Pierre Monseré

20 marzo: Danilith Nokere Koerse

22 marzo: Bredene Koksijde Classic 

27 marzo: Driedaagse Brugge-De Panne

29 marzo: E3 BinckBank Classic

31 marzo: Gent-Wevelgem

3 aprile: Dwars door Vlaanderen - A travers la Flandre

7 aprile: Ronde van Vlaanderen - Tour des Flandres

10 aprile: Scheldeprijs

14 aprile: Paris-Roubaix

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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