Contro gli scettici

La gran lezione di Kuleba e Zaluzhny all'occidente: fidatevi, abbiate pazienza e non paura

Paola Peduzzi

Il ministro degli Esteri di Kyiv durante la trasmissione "Otto e mezzo": dovreste smettere di guardare l’Ucraina con gli occhi della Russia, non siamo una "zavorra” per la Nato e per l’occidente, ma “un asso nella manica”. La minaccia concreta a Zaporizhzhia 

Milano. Peccate un po’ di ottimismo voi ucraini, ha detto Marco Travaglio al ministro degli Esteri di Kyiv, Dmytro Kuleba, durante la trasmissione “Otto e mezzo” di giovedì sera, state perdendo cinque a zero con la Russia (i gol sono la Crimea e i quattro territori ucraini annessi dalla Russia con referendum non riconosciuti internazionalmente), i vostri alleati, a partire dal generale americano Milley, sono scettici sulla vostra capacità di ribaltare il risultato, forse vi conviene parlare adesso di negoziato, perché magari poi rimpiangerete di non averlo fatto quando ancora vi conveniva. Kuleba ha risposto più volte, rivolgendosi  all’opinione pubblica occidentale ma guardando negli occhi questi interlocutori straordinariamente scettici: dovreste smettere di guardare l’Ucraina con gli occhi della Russia e della sua propaganda, dovreste capire l’Ucraina, e fidarvi del nostro paese.

 

 Ha un che di straordinario e di straziante assieme la pazienza pacata con cui Kuleba ha detto che il suo paese “non è una zavorra” per la Nato e per l’occidente, ma “un asso nella manica”, con cui  “non dovete avere paura”, ha detto, non vi chiederemo mai di venire a morire assieme a noi, non ci saranno mai i vostri figli a morire e a fare sacrifici per difenderci tutti, e una volta che la guerra sarà finita e vinta, non vi dovete preoccupare: la distinzione tra ucranofoni e russofoni, la loro rivalità, è propaganda russa, noi vogliamo vivere in pace e in prosperità tutti assieme, avvieremo una riconciliazione nazionale. Fidatevi, ha ripetuto Kuleba, non abbiate paura (noi!), ha ripetuto, ricordando poi che le partite si possono vincere anche quando sembrano perdute – come Milan-Liverpool del 2005 – e che lascia lo scetticismo a noi, che possiamo permettercelo, anche all’inizio della guerra tutto l’occidente dava dieci giorni di sopravvivenza all’Ucraina al massimo e invece eccoci qui, ancora liberi e indipendenti, “il vostro lavoro è essere scettici, il mio lavoro è vincere”.

 

Ogni volta che veniamo a contatto con la leadership ucraina, il primo pensiero è fatto di gratitudine, ammirazione e stupore: se a Kyiv non ci fossero persone così determinate, così resistenti, così calme anche (l’isteria dei leader ucraini è propaganda russa), invece che di allargamento della Nato staremmo a parlare di un allargamento della potenza russa, con il suo carico di brutalità e terrorismo. Kuleba dice: fidatevi di noi, siamo un asset per l’occidente non un peso, così come il generale Valeri  Zaluzhny, il comandante delle Forze ucraine, dice in un’intervista al Washington Post: “Questo non è uno show, non è uno show che tutto il mondo guarda scommettendo su ogni cosa che accade. Ogni giorno, ogni metro conquistato è conquistato con il sangue”. Zaluzhny dice di essere “innervosito” da tanto scetticismo, ma ribadisce il suo messaggio, abbiamo bisogno delle armi occidentali oggi, anzi ieri, ma dice anche che con la controffensiva ci vuole pazienza, così come l’Ucraina s’è dotata di grande pazienza (il cui costo umano è incomparabilmente superiore al nostro) aspettando i tempi e gli accordi occidentali. 
 Kuleba e Zaluzhny proiettano la loro fiducia e la loro pazienza sugli alleati, combattono lo scetticismo occidentale – anche questo un’arma della propaganda russa – sul campo e nell’opinione pubblica immaginando un futuro assieme, nell’Unione europea e nella Nato.

 

Zaluzhny dice che la crisi di questa settimana nella leadership russa dopo la marcia-non-marcia su Mosca non ha di fatto cambiato molto quel che accade in battaglia: “Non abbiamo percepito che la difesa russa sia diventata più debole da qualche parte o in qualche modo”. E anzi diventa ogni giorno più concreta la minaccia russa di attaccare la centrale di Zaporizhzhia: gli ucraini spiegano  cosa è necessario fare in caso di attacco, i russi invece stanno facendo evacuare i loro funzionari, mentre ripetono che non attaccheranno mai la centrale finché sarà sotto il loro controllo. Anche questa minaccia che Kyiv considera vera e imminente serve a gettare ulteriore scetticismo sulla controffensiva ucraina: la possibilità che ci siano danni enormi al di fuori della regione della centrale non dovrebbe invitare alla cautela gli ucraini, non vorranno farci morire tutti di radiazioni nucleari? Questa minaccia “non mi ferma affatto – dice Zaluzhny – Stiamo facendo il nostro lavoro. Questi segnali arrivano da fuori per una ragione: abbiate paura di un attacco nucleare. Quindi, dovremmo arrenderci?”. Per gli ucraini non ci sono alternative, combattono per la propria esistenza. Per i russi l’alternativa ci sarebbe, potrebbero smettere di attaccare  ininterrottamente l’Ucraina. Ma anche per l’occidente un’alternativa c’è: prepararsi all’attacco a Zaporizhzhia,  fidarsi, avere pazienza, guardare l’Ucraina senza gli occhi della propaganda russa, ma come un paese europeo qual è, che vuole vivere come vive il popolo europeo. 

  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi