La grande mobilitazione

Daniele Raineri

Le industrie automobilistiche americane corrono per evitare una crisi devastante da coronavirus

Roma. In America è cominciata la grande corsa dell’industria per evitare migliaia di morti da Covid-19. Le grandi case automobilistiche collaborano con aziende minori specializzate in forniture mediche che fino a ieri producevano in piccoli numeri apparecchi per la respirazione da usare nei reparti di terapia intensiva – e che oggi sono chiamate a fare un balzo nella produzione e a ingigantire le loro linee di lavoro. E’ una riedizione della grande riconversione delle fabbriche nazionali durante la Seconda guerra mondiale per sostenere gli sforzi bellici – quando si smise di produrre automobili per dedicare tutte le catene di montaggio a sfornare aeroplani militari – ma questa volta i tempi sono molto più stretti e si deciderà tutto nel giro di poche settimane. Come in Italia, il problema è prima di tutto la mancanza di apparecchi per la respirazione che tengano in vita i malati più gravi per tutto il tempo necessario alla guarigione – e sappiamo che a volte un singolo malato può tenere occupata una macchina anche per un mese. Non ce ne sono abbastanza per tutti gli ospedali americani che ne fanno richiesta e la situazione peggiorerà di molto nelle prossime settimane, con l’avvicinarsi del picco dei contagi nei grandi focolai. La situazione più urgente da risolvere è nello stato di New York, dove due giorni fa il governatore Andrew Cuomo ha detto che ci vorranno almeno 30 mila respiratori. Settemila ci sono già, la Fema (la Protezione civile americana) ne ha mandati altri quattrocento ma c’è un buco da colmare. Il governatore ha persino proposto di prendere in prestito respiratori dalle altre parti del paese, quelle dove il contagio è meno diffuso, con la promessa di restituirle quando il picco dell’epidemia nell’area di New York sarà passato e si sposterà altrove. Ma le macchine sono poche, gli stati si tengono strette quelle che hanno e non ci sono previsioni certe sulla durata della pandemia nelle varie regioni dell’America.

 

La GE Healthcare è una di queste aziende specializzate e di recente ha aggiunto turni di lavoro e ha assunto lavoratori per produrre respiratori ventiquattro ore al giorno nel suo unico stabilimento nel Wisconsin. Da quando è cominciata la crisi ha raddoppiato la sua capacità di produzione e conta di raddoppiarla di nuovo entro la fine dell’estate – quando però ormai potrebbe essere troppo tardi. Per questo motivo è arrivata la Ford, il gigante delle automobili, che sta collaborando con Ge Healthcare per produrre una versione semplificata del respiratore disegnata in modo specifico per gli ammalati di Covid-19. Ford produrrà questo nuovo modello nei suoi stabilimenti ma per ora non c’è ancora una data di partenza. Il sito specializzato The Drive due giorni fa scriveva che i progettisti delle due aziende che ora lavorano assieme hanno assemblato un respiratore per gli infermieri che lavorano nei reparti a contatto con gli infetti e hanno usato la ventola che Ford monta sul pick-up F-150 per raffreddare il sedile durante i giorni estivi. E’ una ventola piccola che viene alimentata da una batteria separata che può durare otto ore e quindi è l’ideale per un turno di lavoro. L’F-150 è uno dei modelli di pick-up più comuni, quindi quelle ventole sono già disponibili in abbondanza. Per filtrare l’aria, il respiratore userà dei filtri Hepa – che sono pezzi di ricambio già prodotti su scala industriale e anche quelli disponibili sul mercato.

 

Nel frattempo General Motors aiuta un’altra azienda che produce apparecchi per la respirazione, la Ventec Life Systems, a incrementare la produzione. L’operazione è chiamata “Progetto V” e l’obiettivo è costruire 200 mila macchine per la respirazione, nel sito della Ventec vicino Seattle e nella fabbrica di componenti elettronici della General Motors a Kokomo, nell’Indiana. Secondo il New York Times, la General Motors ha già il 95 per cento delle parti che servono per costruire un apparecchio per la respirazione e al progetto mancano soltanto 37 pezzi, che i fornitori dovrebbero far arrivare entro la prima settimana di aprile. Le fabbriche che si occupano di componenti minori si sono unite allo sforzo e ci sono molte storie di collaborazione improvvisa. La Twin City di Detroit che di solito produce pezzi per 150 respiratori al mese si è riconvertita per farne 20 mila. In tempi normali ci vorrebbero dodici settimane, ce la stanno facendo in una. Stanno anche condividendo i brevetti con i loro rivali, per accelerare il processo di produzione.

 

Lunedì la Food and Drug Administration ha allentato le regole in vigore in tempi normali, per consentire ai produttori di automobili di lavorare in campo medico. L’idea è che certe strettoie sul disegno degli apparati di respirazione, sui materiali da utilizzare e sul processo manifatturiero non valgono più. Possono cambiare i progetti, usare un altro tipo di motore al posto dell’originale oppure altre plastiche, l’importante è che riescano spostare la produzione sulle loro linee e a velocizzarla.

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  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)