Trump e l'invincibilità

Paola Peduzzi

Impeachment finito, azioni di disturbo ai dems, discorso sullo stato dell’Unione. L’“io-posso-fare-ogni-cosa” del presidente

Milano. Questa sera Donald Trump terrà il tradizionale discorso sullo stato dell’Unione: il processo di impeachment a suo carico si concluderà con un’assoluzione domani, e per il presidente è già tempo di celebrare: siamo invincibili. 

 

 

Quando il Partito repubblicano ha escluso la possibilità di sentire altri testimoni al processo in corso contro Trump per abuso di potere e ostruzione ai lavori del Congresso, si è capito che era questione di giorni: è solo un incidente di calendario il fatto che l’assoluzione formale arrivi dopo il discorso più importante del presidente, quello sullo stato dell’Unione. Circolano indiscrezioni su quel che Trump dirà questa sera, ma la sintesi è sempre la stessa: non ci piega niente, l’America è tornata a essere grande, grazie a noi – il titolo suggerito dai trumpiani è: “Great American comeback”. Giovedì scorso il presidente è andato in Iowa a tenere un comizio in cui ha sventolato il suo ritrovato ottimismo, la paura è passata: “Questo è un periodo felice per noi”, ha detto, la caccia alle streghe dei democratici – cioè l’impeachment – non ha funzionato, non c’è argine al trionfalismo, che si sta declinando nella forma più trumpiana possibile: l’interferenza. Brad Parscale, capo della campagna elettorale di Trump, ha costruito una grande mobilitazione in Iowa, dice che questa è soltanto “un’anteprima” di quella che sarà “la più solida, la più finanziata, la più organizzata campagna presidenziale della storia”. I trumpiani amano esagerare, l’obiettivo è terrorizzare i democratici che devono ancora combattere la guerra civile delle primarie, e soprattutto evitare che queste primarie siano uno show esclusivamente democratico. In ogni stato in cui si vota da qui all’estate ci sono i banchetti trumpiani, con tutto il merchandising rosso del 2016 aggiornato per il 2020 (ci sono cartelli e magliette con scritto: “Dov’è Hunter?”, che si riferisce al figlio di Joe Biden, o “Soltanto tu puoi salvarci dal socialismo”) e una grande solerzia nella registrazione dei dati: per Parscale non c’è patrimonio più prezioso rispetto a queste informazioni, è così che si mappano gli elettori potenziali. Gli attivisti, ben formati, fanno il resto e disturbano i comizi dei democratici, facendo domande provocatorie ai candidati del partito rivale, con l’unico intento di creare imbarazzi e tensioni in diretta. Il format è stato sperimentato in Iowa e sarà replicato altrove, mentre Trump definisce i soprannomi dei suoi rivali – si è portato avanti con Mike Bloomberg, che entrerà in corsa a primarie già avviate: “Mini Mike”.

  

 

Jonathan Swan di Axios è andato a fondo nel “senso di invincibilità” di Trump mettendo insieme i commenti che ha raccolto negli ultimi mesi dall’entourage presidenziale e ha individuato quali sono stati i momenti, secondo Trump, in cui i suoi oppositori, inutilmente allarmisti, si sono sbagliati: il ritiro dall’accordo sul clima di Parigi “non ha fatto alcuna differenza” con gli alleati e “ha elettrizzato la base”; il trasferimento dell’ambasciata americana in Israele a Gerusalemme, definita destabilizzante dall’allora segretario alla Difesa, Jim Mattis, si è rivelato innocuo, Mattis non ne ha mai azzeccata una. Il senso di imbattibilità cresce a vista d’occhio anche perché secondo Trump la vittoria è definita da parametri molto semplici: far contenta la base, far correre i mercati. Durante l’impeachment, Trump ha ignorato i consigli che lo invitavano alla cautela e gli dicevano: la telefonata al presidente ucraino Zelensky era inappropriata ma non è un reato da impeachment. Il presidente ha ripetuto soltanto: la telefonata era “perfetta” e “it’s nothing”, e ha avuto la meglio. Poco importa se tutti, anche i repubblicani, sono convinti che non fosse affatto niente: si sono allineati, questa è l’unica cosa che conta. E questo vuol dire che ogni suggerimento di cautela non ci sarà nemmeno più: prepariamoci all’esagerazione continua, perché questa sarà la cifra elettorale di Trump. Come ha ricordato David Leonhardt del New York Times, nella famosa registrazione in cui Trump diceva che le donne vanno prese “by the pussy”, il presidente spiegava anche: “Quando sei una star, te lo fanno fare. Puoi fare quello che vuoi”. Abbiamo scoperto che puoi-fare-quello-che-vuoi non sintetizza l’approccio di Trump soltanto con le donne, ma con ogni cosa. Lui si è preso dei rischi, ha svilito i consiglieri cauti – o rammolliti, li chiama “chicken littles” – si sente invincibile, posso fare qualsiasi cosa. Poi certo: c’è sempre qualcuno che glielo permette.

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi