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Redazione

Stasera il primo dibattito dei dem. La doppia strategia dell’ex sindaco

Mike Bloomberg parteciperà al dibattito dei democratici previsto questa sera a Las Vegas, in vista del caucus che si terrà in Nevada il 22 febbraio. La sua presenza non era attesa fino a qualche giorno fa, ma non si faceva che parlare del suo possibile esordio, che è stato confermato dopo la pubblicazione ieri di un sondaggio che piazza l’ex sindaco di New York al 19 per cento a livello nazionale, al secondo posto, dietro soltanto a Bernie Sanders (al 31 per cento). Così il primo confronto ci sarà e già tutti ieri dicevano che l’obiettivo principale degli altri candidati presenti – oltre a Sanders, i moderati Pete Buttigieg, Joe Biden, Amy Klobuchar, e la più radicale Elizabeth Warren – sarà attaccare Bloomberg riguardo alle sue dichiarazioni sulla razza, al maschilismo regnante nelle sue aziende, alle sue spese folli nella campagna elettorale (Bloomberg non è nemmeno ufficialmente ancora in corsa: inizia con il SuperTuesday, il 3 marzo). Bloomberg intanto costruisce la sua leadership seguendo due strade: la prima è collocarsi a pieno titolo nel mondo democratico (nasceva come un repubblicano e poi come un indipendente), la seconda è quella di mostrarsi come il candidato dell’unità, l’importante è battere Trump. L’ultimo spot elettorale di Bloomberg è un tentativo di legare la propria carriera politica a quella di Barack Obama (l’ex presidente non ha fatto alcun endorsement): la continuità del buon senso e del pragmatismo, occhieggiando al presidente-icona dei democratici. Le critiche sono state tantissime, ma il punto più difficile da digerire per gli altri contendenti delle primarie è quello dell’unità. Anche perché questo è il momento della guerra interna, e mai battaglia è stata tanto chiara: il “socialista” di qui e il miliardario di là. Cosa resterà dell’anima del Partito democratico sarà tutto da vedere: prepariamoci a raccogliere cocci. Un portavoce di Sanders è stato interrogato in proposito: se Sanders dovesse essere il nominato del Partito democratico, accetterà l’aiuto offerto da Bloomberg per battere Trump? “No”, è stata la risposta.