In New Hampshire vince Sanders, ma di poco

Luciana Grosso

Nonostante la conferma delle previsioni, nelle primarie democratiche c'è sempre un "putiferio”. Tiene Buttigieg, sorpresa Klobuchar, Warren e Biden male 

Ah le primarie Dem! Anche quando va tutto come previsto, succede un putiferio. Sì perché nella colonna “tutto come previsto”, possiamo mettere la vittoria in New Hampshire di Bernie Sanders: si sapeva da mesi, nessuna sorpresa. Del resto, si votava in uno stato confinante con il suo e nel quale, solo quattro anni fa, l’anziano senatore socialista aveva stracciato Hillary Clinton, prendendo più del 60% dei voti.

 

Nella colonna “è successo un putiferio”, invece, possiamo serenamente mettere tutto il resto.

Ad esempio il fatto che Sanders abbia sì vinto, ma con un margine molto più ristretto di quanto ci si aspettasse. Avrebbe dovuto vincere con dieci punti di scarto sul secondo ma non è andata così: a separarlo da Pete Buttigieg, mentre lo scrutinio è ancora in corso, ci sono due punti: 26% contro 24%. Un soffio.

Buttigieg, il cui rocambolesco successo in Iowa, rischiava seriamente di sgonfiarsi, si è rivelato ancora fortissimo. E’ arrivato secondo sì, ma con il fiato sul collo del primo. Non solo: a peggiorare le cose agli occhi di Sanders, c’è il fatto che Buttigieg è andato benissimo nelle aree rurali, le stesse che, quattro anni fa, avevano premiato Bernie Sanders contro Hillary Clinton.

Lo illustra molto bene Laura Bronner, del sito FiveThirtyEight.

 

 

Va nella colonna “putiferio”  il fatto che, alla fine, rispetto all’unica cosa che conta, i delegati che si ottengono, Sanders e Buttigieg hanno pareggiato: 9 uno, 9 l’altro. Palla al centro (con Buttigieg lievemente avanti, perché ha vinto di misura in Iowa).

 

 

 

Va nella colonna “putiferio”, il fatto che Amy Klobuchar, che si sapeva avrebbe fatto bene, ha in realtà fatto benissimo. E’ arrivata terza, con più del 20% dei voti, a quasi dieci punti dalla quarta, la pur (ex?) fortissima Elizabeth Warren, ferma a 9 punti e spiccioli.

Klobuchar, che sta vivendo quello che la stampa ha ribattezzato Klobumentum: è in ascesa verticale nei sondaggi (e nei voti, a questo punto), ha raccolto tre milioni di dollari in donazioni solo da venerdì a oggi e, soprattutto, ha ricevuto l’endorsement pesantissimo dell’ex presidente del Partito Repubblicano del New Hampshire Jennifer Horn, che è uscita dal partito in cui ha militato per tutta la vita in dissenso con la presidenza Trump e che da anni si dedica a raccogliere fondi per sostenere “chiunque possa sconfiggerlo”. “Sostengo Klobuchar - ha detto - perché mi sembra la più adatta a sconfiggere Donald Trump e la minaccia concreta che rappresenta”.

Mica roba da poco.

 

   

Va nella colonna del “putiferio” anche il fatto che Joe Biden è andato male. Di nuovo, si sapeva, tanto che l’ex vice di Obama ha lasciato lo stato nel pomeriggio, per andare dritto in South Carolina, dove conta di riaprire i giochi, spinto soprattutto dall’elettorato afroamericano. Si sapeva, dunque. Ma nessuno immaginava così male (meno dell’8%). 

L’ex vicepresidente ha commentato i risultati con un discorso piuttosto debole, trasmesso via streaming, nel quale diceva che la strada è ancora lunga. Sarà. Ma non sembra crederci neppure lui.

  

  

Va sotto “putiferio”, ma non troppo, il fatto che si siano ritirati due candidati: il senatore del Colorado Mike Benner (mai stato davvero in corsa) e Andrew Yang. Anche quest’ultimo non è mai stato davvero in gara, ma ha attirato su di sé l’attenzione di media e osservatori, con una campagna ben costruita e audace. La sua proposta chiave era l’istituzione di un salario universale per tutti, destinato a compensare gli sconquassi dell’automazione del lavoro. Nessuno lo ha preso veramente sul serio. Ma tutti (giornali ed elettori) gli hanno dedicato curiosità e interesse, tanto che, oggi, il suo nome circola tra quelli dei possibili candidati a sindaco di New York.

 

Va nella colonna “putiferio”, infine, la notizia che Mike Bloomberg ha appena raddoppiato il budget della sua campagna pubblicitaria in California, mandando un segnale molto forte circa il fatto che le primarie, quelle vere, non sono ancora neppure iniziate. 

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