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Il Trump affollato

Alle primarie repubblicane dall’esito scontato c’è stata un’enorme mobilitazione da non sottovalutare

Paola Peduzzi

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peduzzi@ilfoglio.it

13 Febbraio 2020 alle 09:57

Il Trump affollato

Donald Trump (foto LaPresse)

Milano. Donald Trump ha seguito su Twitter la notte elettorale dei democratici in New Hampshire, trollando a suo piacimento tutti quanti e soprattutto il loro “quoziente intellettivo politico molto basso”. Poi il presidente se l’è presa con i soliti media propalatori di fake news che si occupano della noia dei democratici e non del suo enorme successo alle primarie in New Hampshire.

  

Ora, come si sa, Trump è destinato a vincere tutte le primarie repubblicane non avendo contendenti di rilievo, ma nella sua autocelebrazione c’è un elemento da non sottovalutare: il presidente ha ottenuto oltre l’80 per cento dei voti e va bene, ma il punto è l’affluenza a un voto scontato. Centomila persone hanno partecipato alle primarie del New Hampshire – per Barack Obama, che nel 2012 non aveva rivali, andò a votare circa la metà delle persone mobilitate da Trump. Come ha più volte detto il capo della campagna per la rielezione del presidente, Brad Parscale, queste primarie sono soltanto “un assaggio” di quel che avverrà quando ci sarà la contesa con il rivale democratico, e sono anche una miniera d’oro per la raccolta di dati e informazioni sugli elettori (nel 2016, Trump vinse le primarie in New Hampshire ma non lo stato alle presidenziali).

 

Alla vigilia del voto, Trump era andato a Manchester per un comizio pienissimo in cui ha usato i suoi soliti toni trionfali, in cui l’ex giornalista di Fox News, Kimberly Guilfoyle, ha denunciato “i socialisti” che attentano alla presidenza Trump, in cui il figlio Donald Jr ha detto che la prossima volta vuole nascere “figlio di un democratico come Hunter” Biden, e in cui i giornalisti presenti hanno raccolto le voci dei sostenitori del presidente. La mobilitazione trumpiana, enorme, si fonda sul fatto che Trump non è “né misurato né appropriato”, “è il cambiamento”, “non ci fa il lavaggio del cervello”, “ci ha ridato la libertà di pensare e di scegliere”. E’ questo l’assaggio che non si può ignorare. 

Paola Peduzzi

Paola Peduzzi

Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi

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