La prima vittoria di Biden

Luciana Grosso

Grande distacco con Sanders, la Carolina del sud rimette in gioco l’ex vicepresidente. Le primarie infinite e il SuperTuesday ormai qui 

Ha (stra) vinto Joe Biden in South Carolina: ha preso il 48,4%, contro il 19,9% del secondo classificato, Bernie Sanders. Un risultato che riapre la faccenda in termini di delegati, visto che ora siamo a 60 delegati per Sanders e 54 per Biden, un distacco molto ridotto.

 

 

Ne siamo felici per lui, e pure un po’ per noi, ma non si tratta poi di chissà che gran sorpresa. La vittoria di Biden, da queste parti era ampiamente prevista e scontata (tanto che il NYT annuncia il vincitore con zero seggi scontati). 

 

Quel che meno scontato appare è il seguito di queste primarie di cui non si vede la fine. O meglio, di cui una fine si vedrebbe pure (ha i capelli bianchi e viene dal Vermont), ma siccome è indigesta ai più si finge di non vederla. Così, mentre ci si sforza di ignorare l’elefante nella stanza, ad oggi, dopo il voto di quattro stati le primarie dem appaiono una faccenda che potrà essere decisa solo da gente il cui nome ha a che fare con la lettera B.

  

Il primo è Joe Biden:  questa sera sta festeggiando forte, e lo capiamo, anche se tutti questi festeggiamenti, tutto questo parlare di campagna riaperta, ci appaiono un po’ prematuri.

 

Sì, certo, è vero, ora Biden si ritrova al secondo posto nel conteggio dei delegati; sì certo Biden ha vinto con enorme distacco; sì certo, i fatti hanno dimostrato che Biden aveva ragione quando diceva ai suoi “calma e gesso, noi vinceremo negli stati a forte popolazione nera”. Buon per lui. Ma a noi riesce difficile capire il perché di tanta gioia visto che la vittoria in South Carolina e che i sondaggi appaiono piuttosto impietosi.

 

 

Una buona notizia per Biden, potrebbe arrivare dall’uomo con la seconda B: Pete Buttigieg. I suoi ultimi risultati sono stati decisamente scarsi, la Buttigiegmania di un mese fa appare ampiamente sgonfiata, e sembra passata un’epoca dalla vittoria in Iowa e dalla quasi vittoria in New Hampshire. Nella notte, dopo l’annuncio del ritiro di Tom Steyer, le voci di un suo imminente ritiro anche di Buttigieg (fatte sapientemente trapelare dal suo staff) hanno preso a farsi sempre più insistenti e, anzi, pare che l’ex sindaco abbia preso a cancellare i prossimi eventi in Florida. Se e quando sarà confermato, il suo ritiro sarà ossigeno per la campagna di Biden, che avrà una fetta di elettori centristi a cui guardare in più.

 

Ma i benefici apportati da Buttigieg a Biden potrebbero essere vanificati dalla presenza di Mike Bloomberg, l’uomo della terza B. Sì, perché da martedì il miliardario newyorkese e la sua mastodontica campagna saranno ufficialmente in corsa. L’esito della corsa di Bloomberg potrebbe essere parecchio beffardo: potrebbe non vincere in nessuno stato, ma prendere abbastanza voti da danneggiare Biden e così, aprire la strada a due ipotesi che immaginiamo entrambe a lui invise: una hung convention, ossia una convention democratica senza un vero vincitore ma in cui sono i delegati stessi a mettersi d’accordo, oppure una convention stravinta da Bernie Sanders per il quale, presumiamo, Bloomberg non nutra grande simpatia.

  

  

Persino Trump, che è Trump e che si esprime come Trump, ha capito l’andazzo e consiglia ai moderati dem di trovare un candidato unitario se vogliono andare da qualche.

 

 

Infine c’è la quarta B, quella di Bernie Sanders: per la prima volta ha preso una seria scoppola in questa tornata di primarie: lo separano più di venti punti dal vincitore. Ma non sembra darsene pensiero. Del resto i sondaggi sono dalla sua, e sembra non avere rivali né in California né in Texas, i due stati che esprimono più delegati. Secondo la supermedia Real Clear Politics è lui il più probabile vincitore delle primarie. E pazienza se nel partito ‘non piace a nessuno’, non è certo colpa sua se i suoi rivali hanno scelto di correre alla spicciolata invece di puntare forte su un un nome solo. Di che preoccuparsi?

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