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Un raid americano a Baghdad ha ucciso il generale iraniano Suleimani

Vicinissimo al leader supremo Khamenei, da quindici anni era l'architetto della strategia iraniana in medio oriente e della repressione degli ultimi mesi in Iraq. Il Pentagono conferma che è stato Donald Trump a ordinare l'operazione

3 Gennaio 2020 alle 08:42

Un raid americano a Baghdad ha ucciso il generale iraniano Suleimani

Il generale Qassem Suleimani, architetto della strategia iraniana in medio oriente

Due giorni dopo l'assalto all'ambasciata americana, nella notte tra giovedì e venerdì, gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco aereo e con droni in Iraq. Alcuni missili hanno colpito due veicoli che si trovavano vicino all'aeroporto internazionale di Baghdad. Nell'operazione è stato ucciso Qassem Suleimani, il potente generale iraniano capo delle milizie al Quds dei Guardiani della Rivoluzione, la forza d'élite dell'esercito della Repubblica islamica, incaricata di compiere operazioni coperte all'estero. Negli ultimi anni Suleimani aveva coordinato l’azione iraniana in Siria, gli attacchi su Israele e la recente repressione della proteste antigovernative irachene da parte dalle milizie sciite filo-iraniane presenti nel paese. Il Pentagono ha confermato che è stato Donald Trump a ordinare l'uccisione del generale. Il raid segue infatti le parole del capo del dipartimento della Difesa, Mark Esper, che mercoledì aveva preannunciato “azioni preventive” qualora Washington avessero rilevato “altri comportamenti offensivi da parte di questi gruppi, che sono tutti sostenuti, diretti e finanziati dall'Iran”. 

 

    
Nell'operazione, avvenuta poco dopo la mezzanotte, è stato ucciso anche Abu Mahdi al Muhandis: il “numero due” di Hashed al Shaabi, le “forze di mobilitazione popolare”, la coalizione paramilitare filo-iraniana, ormai affiliata al governo di Baghdad. La rete di milizie armate, prevalentemente sciite e molte delle quali hanno legami stretti con Teheran, sono state ufficialmente incorporate alle forze di sicurezza dello stato iracheno.

   

   

Suleimani era uno degli uomini più potenti in medio oriente: stratega con ambizioni politiche, è spesso apparso al fianco della guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, ma si è sempre mosso nell'ombra. La morte del generale iraniano segna una escalation nel conflitto rimasto a lungo sotto traccia tra Washington e Teheran. Khamenei ha proclamato tre giorni di lutto nazionale: il sentiero intrapreso da Suleimani continuerà ad essere seguito, ha dichiarato nel discorso con cui ha minacciato una dura risposta contro gli Stati Uniti, ma i responsabili dell'attacco che ha causato la morte del generale dovranno far fronte ad una grave ritorsione. Il segretario di stato americano Mike Pompeo ha pubblicato su Twitter un video che mostra iracheni in festa per strada. “Gli iracheni”, scrive Pompeo, “danzano nelle strade per la libertà, grati che il generale Suleimani non c'è più”.

    

   

Anche il primo ministro dimissionario dell'Iraq, Adil Abdul Mahdi, ha preso una posizione, molto critica, riguardo all'attacco americano a Baghdad. “L'assassinio di un comandante militare iracheno che detiene una posizione ufficiale è un'aggressione contro l'Iraq, una flagrante violazione della sovranità irachena e un palese attacco alla dignità del paese”, ha scritto Mahdi su Twitter. “Una pericolosa escalation rischia di scatenare una guerra devastante in Iraq, in medio oriente e nel mondo. È una palese violazione delle condizioni per la presenza delle forze americane in Iraq, il cui ruolo si deve limitare alla formazione delle forze irachene e alla lotta allo Stato islamico nella coalizione internazionale e sotto la supervisione e l'approvazione del governo iracheno”.

   

   

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    03 Gennaio 2020 - 20:08

    L'ammazzamento di Solemaini è stato un vero un atto sproporzionato e di guerra . In fondo bastava una sculacciata e sinnò che famo divenissimo pure noi boiacci ?

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    • branzanti

      03 Gennaio 2020 - 20:45

      No gentilissimo spero restiamo civili (altra cosa che ci divide da qualcuno).

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  • branzanti

    03 Gennaio 2020 - 13:02

    Il mio modesto commento ha ricevuto alcune risposte, cui cerco di fornire spiegazioni. Posso tranquillamente sottoscrivere quanto ha scritto Christian Rocca su Linkiesta (Soleimani era uno dei più grandi assassini di massa), ma ciò non toglie che sia un atto sproporzionato e di guerra, senza alcun disegno strategico e lo scandalo risiede proprio in questo. Credo fermamente che noi (Europa, Italia) non abbiamo alcun motivo, non solo di tipo economico, ma etico e politico, che ci costringa ad evitare una neutralità in questa vicenda e ad assumere posizioni di partigianeria; oltretutto l'art.5 della Nato non può essere certamente invocato. È un salto nel buio spiegabile solo con ragioni elettorali, ma foriero di gravi pericoli, soprattutto per Israele, pericoli che pavento, per nessuna ragione auspico.

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  • Giovanni

    03 Gennaio 2020 - 12:43

    L'Iran ha sfruguliato troppo gli Stati Uniti e non ha tenuto conto che gli USA hanno fatto una guerra per abbattere Saddam Hussein e stabilizzare per quanto possibile l'Iraq. Infine dal mio punto di vista personale non nutro alcuna simpatia per l'Iran che è una finta democrazia in quanto è vero che ci sono libere elezioni ma si può votare solo per i candidati approvati dagli Ayatollah. Il popolo iraniano ne è stanco e recentemente vi è stata una ribellione che è stata soffocata nel sangue e centinaia sono in prigione. No, il governo iraniano non è fatto di brava gente!

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  • Giovanni Attinà

    03 Gennaio 2020 - 12:37

    Il problema è uno solo: gli Usa e il mondo occidentale hanno avuto grande responsabilità sull'avvento in Iran del regime islamico. L'Iran non è certo una nazione democratica, dove impera il fanatismo religioso e i diritti dei cittadini vengono calpestati. Nell'Occidente in genere si"piange" per questa tensione, perché si guarda troppo agli affari, ma i regimi tipo Iran vanno isolati. Poi ci sarebbe da domandarsi sui quasi silenzi della stampa sulle proteste della popolazione, represse nel sangue. In ultimo non si capisce poi perché in Iraq attualmente c'è un via vai di fanatici iraniani.

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    • Skybolt

      03 Gennaio 2020 - 17:03

      Ci fosse stato uno come Nixon invece che uno come Carter, Khomeini non sarebbe arrivato vivo a Teheran.

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